10 km UNICEF: quando il Bois de Boulogne si trasforma in un parco giochi solidale
Domenica 10 maggio, il Bois de Boulogne ha vibrato al ritmo di migliaia di passi, tutti dalla stessa parte. Alla sua seconda edizione, la 10 km UNICEF ha riunito quasi 10.000 partecipanti attorno a una causa semplice e vitale: nutrire i bambini più vulnerabili del pianeta. Tra cronometri, solidarietà e lacrime al km 7, il racconto di una mattinata dal sapore di grande evento.
Ci sono mattine in cui la sveglia suona alle 7 e non ci si pente nemmeno per un secondo di averla puntata. Domenica il sole ha deciso di fare la sua parte e il Bois de Boulogne, incastonato nell’Hauts-de-Seine a pochi passi da Parigi, si è trasformato nell’epicentro di una mattinata all’insegna dello sport e della solidarietà, tutt’altro che ordinaria. Circa 10.000 corridori si sono presentati al Bois de Boulogne per la seconda edizione della 10 km UNICEF, una gara che ha ben poco a che vedere con una classica 10 km corsa a caccia del personale, controllando l’orologio ogni trenta secondi.
L’atmosfera, i sorrisi, i cartelli sollevati dagli spettatori lungo il percorso, le famiglie accorse a fare il tifo per papà o mamma in tenuta da corsa… tutto contribuisce a dare all’evento un colore particolare, a metà tra la festa popolare e la grande mobilitazione civica. «Al km 7 avevo le lacrime agli occhi e non so nemmeno se fosse per la fatica o per l’emozione», racconta Clara, 34 anni, arrivata dal XV arrondissement con il suo running club. È facile capire cosa intende.
Bosco, falcate e 43 metri di dislivello
Il percorso presenta appena 43 metri di dislivello positivo, un dato che farà sorridere i trail runner più esperti ma che, su una 10 o una 5 km, basta a rendere la gara un po’ più vivace. Si corre interamente nel bosco, lontano dall’asfalto parigino e dai suoi marciapiedi affollati. Tra viali alberati e sentieri che serpeggiano sotto la volta degli alberi, l’esperienza somiglia più a una passeggiata domenicale sotto steroidi che all’attraversamento di una città in modalità Gran Premio.
La partenza è stata data alle 9:30 e fin dalle prime falcate il copione è apparso chiaro. I pacer distribuiti lungo il gruppo facevano da punti di riferimento per chi aveva un obiettivo preciso, 45 minuti, 50 minuti, un’ora, mentre gli altri si lasciavano trasportare dall’energia collettiva. «Pensavo di correre in 55 minuti, invece ho chiuso in 48. Non so se sia stata l’adrenalina o il tifo, ma qualcosa mi ha spinto», racconta Théo, 28 anni, senza fiato ma con gli occhi brillanti sulla linea d’arrivo.
Grazie ai miei amici ho raccolto 340 euro. Il giorno della gara non correvo più davvero per me.
In totale, 5.292 corridori sono entrati in classifica in questa edizione: un dato che testimonia una mobilitazione importante, anche se l’obiettivo iniziale di riunire 10.000 partecipanti sul posto era stato in parte gonfiato dai corridori connessi, quelli che hanno partecipato dal proprio quartiere, dal campo sotto casa o dalla campagna, con il GPS al polso e il pettorale solidale nella casella di posta. Diversi ambassador e ospiti di UNICEF hanno raggiunto il Bois de Boulogne, tra cui la madrina Élodie Gossuin, Jimmy Mohamed, Ophélie Meunier e Sylvie Tellier.
Il pettorale solidale, la vera novità dell’edizione
La grande novità di quest’anno era il pettorale solidale: al posto di un normale pettorale, ogni partecipante poteva correre per una causa importante. Il principio è semplice, ma tremendamente efficace. L’intera somma raccolta viene devoluta a UNICEF per sostenere le sue iniziative contro la malnutrizione infantile, senza alcun limite alle donazioni: ogni euro in più rappresenta un aiuto concreto per i bambini.
Così, alcuni corridori si sono presentati sulla linea di partenza con molto più delle sole gambe allenate. Mesi di raccolte fondi, condivisioni sui social, piccole sfide lanciate a familiari e colleghi. «Grazie ai miei amici ho raccolto 340 euro. Il giorno della gara non correvo più davvero per me», sorride Amandine, 41 anni, fisioterapista di Lione arrivata apposta per l’occasione. Non sappiamo esattamente a quante dosi di alimenti terapeutici corrisponda quella cifra, ma è facile immaginare che da qualche parte nel mondo possa cambiare delle vite.
Anche i bambini avevano la loro gara
Una corsa per famiglie che pensasse solo agli adulti sarebbe stata poco coerente. Per questo erano previste anche gare gratuite per i bambini dai 6 ai 10 anni e dagli 11 ai 14 anni, offrendo alle famiglie un’occasione unica per condividere un momento insieme e sensibilizzare sui temi della nutrizione e sui benefici dello sport.
Il giorno prima, sabato 9 maggio alle 14:30, erano stati proposti gratuitamente due percorsi da 1 km (7-11 anni) e 3 km (12-15 anni), così i più piccoli non avrebbero dovuto restare a bordo campo mentre i grandi si scaldavano. «Mia figlia di 8 anni ha corso il chilometro più velocemente di alcuni adulti che ho visto nella 10 km», scherza un padre incontrato al village, con l’orgoglio stampato in faccia. Bambini sui blocchi di partenza, l’adrenalina del via, il pettorale al collo. Immagini che restano.
La gara connessa, per esserci anche da lontano
La gara connessa permetteva a chiunque di partecipare, indipendentemente dal luogo in cui si trovava, registrando la propria prestazione con uno smartwatch. Sono state stilate una classifica generale e classifiche maschile e femminile, con premi per i primi tre uomini e le prime tre donne. Un modo intelligente per allargare la comunità ben oltre il périphérique parigino e persino oltre i confini francesi.
Corridori da Bordeaux, Lione, Berlino e Montréal sono partiti nello stesso momento, con lo stesso pettorale digitale e la stessa causa in testa. «Sono a Marsiglia, non aveva senso venire a Parigi per una 10 km. Però l’idea di correre insieme a migliaia di persone nello stesso momento crea qualcosa di strano e piacevole allo stesso tempo», spiega Romain, 36 anni, il cui profilo Strava mostrava con orgoglio la sua 10 km della domenica mattina accanto a centinaia di altre.
Falcate che contano, euro che si sommano
Nel 2025 la prima edizione aveva riunito 6.000 corridori, sul posto e in versione connessa, oltre a più di 250 personalità impegnate nella causa. Un successo che aveva spinto gli organizzatori ad alzare ancora l’asticella per questa seconda edizione. La scommessa sembra vinta. Ann Avril, direttrice generale di UNICEF France, lo ricorda senza giri di parole: la malnutrizione resta una delle emergenze più urgenti del nostro tempo e colpisce milioni di bambini nel mondo.
Dietro i tempi, le medaglie dei finisher e i selfie dopo il traguardo, c’è questa realtà. E il fatto che qualche migliaio di francesi abbia deciso di alzarsi presto una domenica mattina, infilare le scarpe e correre 10 km per rispondere, anche solo simbolicamente, a questa emergenza ha qualcosa di profondamente positivo. «Lo rifarò l’anno prossimo. E proverò a coinvolgere ancora più persone», promette Laure, 52 anni, arrivata con la famiglia e i suoi due figli adolescenti. Per una seconda edizione, è difficile immaginare un bilancio migliore.