Una serata HOKA per il lancio della Rocket X 3

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Da Sabine Loeb

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Una serata HOKA per il lancio della Rocket X 3
© MARATHONS.COM

Mercoledì 9 luglio, lo stadio Charléty ha aperto le porte a una quarantina di partecipanti per una sessione inedita organizzata dall’Hoka Run Club in occasione dell’uscita della Rocket X 3.

Mercoledì alle 19, dall’ingresso riservato ai tesserati del PUC, i fortunati selezionati completano la checklist per partecipare all’evento dell’HOKA Run Club organizzato per il lancio della Rocket X 3, la nuova scarpa da strada di Hoka, in vendita dal 1° luglio e pensata per le alte prestazioni. Una quarantina di partecipanti ha avuto la fortuna di essere selezionata per questa serata speciale, in cui incontri con atleti di alto livello e workshop di corsa si susseguono nell’arena soleggiata dello stadio Charléty, eccezionalmente riservata per questa parentesi estiva. « Volevamo un evento orientato alla performance, su una pista, perché è l’ambiente migliore per testare la scarpa », spiega Adrien Corderot, Marketing Coordinator responsabile dei progetti legati alle community.

Ospiti prestigiosi, pronti a mettersi in gioco

La presenza di tre atleti di spicco ha dato il tono alla serata. La nativa di Antibes, Alessia Zarbo, recentemente medaglia d’argento nella Coppa Europa dei 10.000 metri a Pacé lo scorso maggio, si è divertita molto a partecipare. Già conquistata dalla sua prima esperienza durante un run club ad aprile, in occasione del lancio della collaborazione con Hoka, l’ex atleta dell’INSEP racconta quanto « ami condividere l’atletica con persone appassionate ». Quando ha saputo dell’evento, Alessia si è sentita subito coinvolta. Con gli occhi che brillano, l’« atleta indipendente » assapora questo legame privilegiato con l’identità del marchio, i suoi rappresentanti e gli atleti che sostiene.

Anche il bretone Simon Bédard, specialista dei 5.000 metri e campione del mondo universitario 2023 sulla distanza a Chengdu, ha risposto presente. Ha guidato un piccolo gruppo di coraggiosi in un giro di pista, al ritmo che tiene abitualmente per 12 giri e mezzo. « Ci tenevo a venire qui per confrontarmi con il grande pubblico e condividere le mie sensazioni sulla scarpa », spiega l’atleta che veste i colori di Hoka da quasi due anni.

L’ispirato Duncan Perrillat ci ha onorati della sua presenza, appena una settimana dopo aver concluso il suo giro di Francia di corsa, battezzato « Jour de Marché », un viaggio scandito da tappe nei mercati locali. In fase di recupero, non ha inanellato giri di pista come i suoi compagni, ma il suo sorriso e la sua disponibilità a bordo pista sono bastati a conquistare i partecipanti. Non capita tutti i giorni che i parigini incontrino questo maratoneta, autore di un record di 2h09 stabilito a Siviglia lo scorso febbraio. Il grenoblese racconta: « Non era previsto che fossi qui, ma visto che sono ancora a Parigi mi fa piacere esserci. Alcune delle persone venute a sostenermi durante il mio progetto sono qui stasera. Hoka ha fatto molto per me, quindi è normale ricambiare. »

Una scarpa che conquista chi la prova

Duncan Perrillat è molto soddisfatto della Rocket X 3: « È la prima scarpa che mi soddisfa davvero, molto più della Cielo X1. » Sta già pensando di usarla per la prossima maratona, che potrebbe essere quella di Chicago, per la quale non ha ancora un pettorale, oppure quella di Rennes. « La userò perché è più leggera, offre un’ottima transizione in avanti e una buona ammortizzazione. Ho la sensazione di poter andare un po’ più forte con questa scarpa. » Si allena già regolarmente con questo modello e, il primo giorno del suo progetto « Jour de Marché », ha percorso addirittura 114 km con ai piedi la nuova scarpa : « Devo essere quello che ha percorso la distanza più lunga con questa scarpa nell’arco di una giornata. »

E non è l’unico a essere rimasto conquistato dalla novità. « Anche se la Rocket X 2 era già molto valida, sottolinea Simon Bédard, la 3 porta miglioramenti concreti. Dal punto di vista della stabilità è superiore. La presa a terra è decisamente migliore, anche sotto la pioggia, mentre prima si poteva scivolare. È più leggera e il drop è maggiore, quindi ci spinge meglio in avanti. » L’ha indossata per la prima volta ai Campionati europei di Bruxelles: « Avevamo appena ricevuto il prototipo. Pioveva molto, ho provato… ed è andata benissimo. »

Alessia Zarbo, dal canto suo, ha avuto la fortuna di partecipare allo sviluppo della Rocket X 3. « Mi piaceva la Rocket X 2, ma questa aggiunge comfort e reattività. La adoro, è quasi troppo versatile», spiega ridendo l’atleta, che ormai non se ne separa più, né per le gare su strada, né per gli allenamenti in pista o persino per i lunghi « un po’ tirati ». Per l’allenamento del mattino, racconta, avrebbe normalmente indossato le chiodate, ma « in questo caso non ne valeva la pena, perché è abbastanza valida da non dover cambiare scarpe. È leggera, confortevole, non la senti ai piedi e risponde benissimo al terreno. »

Quattro workshop innovativi e interattivi

Dopo un riscaldamento dinamico, tra skip alto, passi laterali e corse all’indietro a gambe tese, il gruppo dei partecipanti, tutti equipaggiati con un paio di Hoka assegnato in base alle esigenze e al numero di scarpa e con una T-shirt nera brandizzata, viene diviso in quattro sottogruppi. A stabilire la suddivisione sono i braccialetti colorati distribuiti all’arrivo. Quattro coach esperti prendono possesso di altrettante zone dello stadio per guidare i workshop, mentre i tre atleti invitati si alternano, in base ai rispettivi programmi di allenamento, tra partecipazione attiva e dimostrazioni tecniche.

Lucile Chailloux, coach del run club di Courbevoie, supervisiona un workshop che mette a dura prova le gambe. L’esercizio consiste nello sprintare per un centinaio di metri con un paracadute fissato sulla schiena. Gonfiandosi con l’aria, crea una resistenza che rallenta l’avanzamento e richiede la massima potenza. Non appena riprendono fiato, i partecipanti si mettono a coppie: uno corre in avanti, mentre l’altro, agganciato a lui, deve frenarlo. « Corri, corri, corri! » urla Lucile a chi sta davanti. « Frena, frena, frena! » grida al compagno attaccato dietro.

Jean-Baptiste Congourdeau, allenatore del club di Issy-les-Moulineaux, conduce un workshop di velocità, per il quale è stato installato un sistema di cronometraggio sui 40 yard, vale a dire « 36,5 m, la distanza americana usata nei test per entrare nelle squadre di football americano», spiega. Emmanuel, ex velocista professionista e membro del team Hoka, ne approfitta per mostrare la posizione di partenza migliore, ottimizzando l’aerodinamica.

A pochi metri di distanza, Tony Hadreuil e Simon Bédard orchestrano un workshop tecnico. Asticelle e coni disposti a terra costringono i partecipanti a lavorare su precisione e coordinazione. Qui non c’è spazio per partire a testa bassa: skip alto e corsa calciata devono essere eseguiti con precisione. Il secondo esercizio, però, impone un ritmo sostenuto per evitare di abbattere i coni.

Infine, Mathieu Peirera, preparatore atletico all’INSEP, e Nicolas Dupuy fanno emergere lo spirito di squadra con una staffetta. Due squadre si affrontano su un percorso di andata e ritorno di circa 150 metri. Niente di complicato: bisogna dare il massimo per il proprio gruppo. L’energia collettiva che si sprigiona dal workshop è palpabile.

Uno spuntino finale 

Per ricompensare i partecipanti dello sforzo profuso nell’ora appena trascorsa, a bordo pista li aspetta uno spuntino. Sul tavolo, barrette ai cereali, bottiglie d’acqua, succhi di mela e altre prelibatezze invitano a recuperare le energie prima di rientrare. Ma prima di cedere alla tentazione, gli organizzatori riservano un’ultima sorpresa.

Propongono una sfida conclusiva: un 800 metri in tre fasi. I primi 400 metri si corrono al ritmo di jogging degli atleti, i 200 successivi alla velocità dei 10.000 metri di Alessia Zarbo, poi gli ultimi 200 metri a 20 km/h. Il gruppo parte e si divide a metà percorso: alcuni scelgono di rallentare, mentre altri rilanciano per chiudere in bellezza.

Anche dopo questo buon finale di allenamento, e per chi ha ancora qualcosa nelle gambe, Simon Bédard propone un ultimo giro di pista a ritmo sostenuto. Un 400 metri chiuso in 55 secondi, con il solo obiettivo di offrire uno spettacolo a chi è rimasto sulla linea d’arrivo, ammirando la falcata del bretone, sciolta e rilassata lungo il giro di pista.

È su questa nota intensa che si conclude la serata. Il sole cala all’orizzonte. È il momento per i partecipanti di scattare qualche foto ricordo con gli atleti, scambiarsi ancora qualche parola e, per alcuni, tornare alle vecchie scarpe da ginnastica. Fine del test della Rocket X 3, per chi ha avuto la fortuna di assaggiare per una sera il meglio della tecnologia al carbonio.

L’Hoka Run Club, dal canto suo, dà già appuntamento alle prossime avventure: uscite in montagna questa estate dalle parti di Chamonix e sessioni settimanali a Parigi a partire da settembre.