Maratona del Beaujolais 2025, Jérémy Mansuy e Perrine Géraud firmano l’edizione più festosa

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Maratona del Beaujolais 2025, Jérémy Mansuy e Perrine Géraud firmano l’edizione più festosa
© Marathon du Beaujolais

Questo fine settimana il Marathon International Beaujolais si è trasformato in una festa sfrenata. Tra fanfare, colori e fatica autentica, Jérémy Mansuy e Perrine Géraud hanno raccolto due successi diversi ma ugualmente brillanti. Lui ha firmato una storica tripletta, lei ha dominato sulle strade di casa con una sicurezza impressionante. Un’edizione intensa, viva, profumata di gamay e di applausi senza fine.

Anche se quest’anno il Beaujolais sa di banana, Jérémy Mansuy non ha avuto problemi a scivolare via dalla concorrenza. Il Marathon du Beaujolais ha celebrato la sua 21ª edizione come un lungo nastro colorato disteso tra i vigneti, guidato da grida, fanfare, costumi di ogni genere, fatica vera e un buonumore che passava da un villaggio all’altro. Villefranche-sur-Saône ha vissuto ancora una volta un sabato fuori dal tempo. 

Lo slogan “The Magic Charity Running Festival” non era una promessa vuota: si è materializzato ovunque, dai primi metri a Cercié fino al rientro finale in centro città. Un’annata che continua a crescere, con oltre 33.000 grappoli arrivati da 98 Paesi, pronti a gustarsi un percorso che non assomiglia a nessun altro durante questo fine settimana di festa. Da segnalare anche i 200.000 euro raccolti e devoluti a diverse strutture ospedaliere del dipartimento.

Il Beaujolais diventa un palcoscenico a cielo aperto

Di buon’ora, le colline hanno vibrato al passaggio dei corridori. Le orchestre intonavano i loro ritornelli, i volontari incitavano un gruppo variopinto, i castelli si ergevano come spettatori di pietra e i gruppi di amici trasformavano ogni ristoro in una piccola festa.

A tratti un’atmosfera surreale, soprattutto un’atmosfera gioiosa. I costumi si susseguivano a decine: stivali giganti, grappoli d’uva ambulanti, supereroi convinti di essere nati per correre, mummie iperattive e pirati più veloci del previsto. Niente racconta meglio lo spirito del Beaujolais di questi episodi raccolti tra un passo e l’altro.

Jérémy Mansuy in una categoria a parte

Sulla distanza regina, i riflettori sono tornati ancora una volta su Jérémy Mansuy. Il lionese entra ancora più a fondo nella leggenda locale, diventando il primo atleta a vincere per tre volte il Marathon du Beaujolais. E per di più consecutivamente. Il suo 2h26’31 conferma la completa padronanza di un percorso che ormai conosce quasi come un vecchio compagno di strada.

Eppure, il suo racconto restituisce una gara molto meno semplice di quanto possa sembrare. Parla di una partenza velocissima, con una mezza maratona chiusa in 1h13, quasi troppo rapida persino per i suoi gusti. « Siamo partiti fortissimo, con un crono di 1h13 alla mezza » raccontava ripensando a quel momento decisivo. Ammette di aver temuto di non riuscire a mantenere quel ritmo e di aver scelto di rallentare leggermente. « Avevo paura di non riuscire a tenere il ritmo, così ho rallentato un po’ sulla salita per poter chiudere bene e godermi l’atmosfera. »

Il suo rapporto con questa gara resta unico, quasi intimo. Parla della pressione avvertita prima del via, di un’apprensione mescolata alla voglia di correre. « Un po’ di pressione e di apprensione prima della partenza», ammette. Poi arriva la soddisfazione, enorme e quasi inattesa. « Alla fine sono contento della mia gara. Non avrei mai pensato di fare questo tempo. Puntavo più o meno alle 2h30. »

Con i rispettivi tempi di 2h30’30 e 2h32’47, Ludovic Bailly-Basin (in camicia, sia chiaro) e Damien Bourgoin salgono sugli altri due gradini del podio al termine di una battaglia serrata, mentre Stéphane Ricard e Mathis Nogales chiudono appaiati al secondo in 2h38’15.

Perrine Géraud, regina sulle strade di casa

Tra le donne, il sabato apparteneva a Perrine Géraud. Una vittoria netta, un’azione compatta, un ritmo orchestrato alla perfezione e un sorriso quasi costante per accompagnare un lungo viaggio nel proprio territorio.

Tagliando il traguardo con più di tre minuti di vantaggio su Céline Aujogues, l’atleta dei Morgon Runners firma un risultato di peso. Racconta di una preparazione lunga, seria e intensa. « Quest’anno ho fatto una preparazione importante», spiegava. Poi aggiunge un ringraziamento sincero. « Sono stata allenata da un coach fantastico, Anthony, che mi ha aiutata davvero tanto. Sono felicissima che il lavoro abbia dato i suoi frutti». Una frase che descrive alla perfezione il mix di rigore e gioia che accompagna la sua stagione.

Abituata alle insidie del percorso, questa volta se lo gode ancora di più. « Il percorso lo conosciamo, è magnifico. Inoltre quest’anno c’era bel tempo e ho ricevuto incitamenti per tutto il tragitto. Top. »

Al trentesimo chilometro arriva il momento più difficile. Una salita dopo Arnas, dove il volto tradisce un leggero cedimento. Lei lo racconta senza giri di parole. « Al 30° chilometro ho avuto un momento duro, dopo Arnas, perché la salita è stata difficile. Ma rispetto all’anno scorso ho avuto il coraggio di partire forte e bisogna dire che era la strategia giusta». Il suo 2h58’58 finale completa il racconto. Lo condivide con orgoglio, senza esagerare. « Sono molto contenta del tempo. Volevo scendere sotto le tre ore, ho fatto 2h58: perfetto». Il podio si completa con Céline Aujogues in 3h02’02 e Fanny Carrez in 3h02’50. Una densità notevole su un percorso così vivo.

Altre distanze, altri protagonisti

Nelle altre gare del sabato, la mezza maratona ha regalato la sua dose di imprese nonostante l’assenza del cinque volte vincitore Julien Devanne, campione di Francia di mezza maratona e maratona nel 2019. Igor Bougnot ha fatto la differenza in 1h06’21, precedendo Dylan Magnien in 1h11’05 e Loïc Moulin in 1h11’12. Tra le donne, Camille Richer ha imposto il proprio ritmo in 1h28’30, lasciandosi alle spalle Cécilie Garod (1h31’41) e Astrid De Lamartine (1h32’05).

Sui 13 km, Flavien Coindard ha confermato la sua supremazia, tagliando il traguardo in 43’11, pochi secondi davanti a Ghislain Airiau (43’29), mentre Jules Chanteau completa il podio in 45’37. Tra le donne, Mickaelle Aguera, appena ventenne, ha festeggiato la sua prima vittoria nel Beaujolais in 52’26, con Mélanie Ratel (55’42) al secondo posto e Julie Clavelier (58’37) a completare il podio, un perfetto esempio della vitalità e dell’incontro tra generazioni che caratterizzano questo festival di corsa e convivialità.

Un percorso che racconta la regione

Il Marathon du Beaujolais, la gara più festosa di Francia, non si limita a tracciare una linea. Racconta una storia attraverso i suoi paesaggi: vigneti, panorami aperti, castelli arroccati, strade ondulate e villaggi trasformati in tribune naturali. La corsa diventa un viaggio iniziatico in cui ogni atleta scrive la propria versione del Beaujolais. Gli incitamenti riecheggiano a ogni curva e i musicisti trasformano le salite in palcoscenici quasi teatrali.

Consulta tutti i risultati dell’edizione 2025 del Marathon International du Beaujolais