La popolarità della 20 km di Parigi non arretra dopo 47 edizioni
Per la sua 47ª edizione, la Vredestein 20 km di Parigi, che «fiorisce a ogni passo», ha attirato più partecipanti che mai. Quasi 33.000 persone, tra cui un centinaio di atleti paralimpici, si sono ritrovate domenica 12 ottobre sulla linea di partenza, ai piedi dell’iconica Torre Eiffel.
Alle 8:50, sotto un autentico sole mattutino, gli 82 atleti paralimpici hanno dato il via alla manifestazione partendo dall’estremità nord del ponte d’Iéna. Dieci minuti più tardi, un centinaio di runner élite li hanno seguiti, determinati a tagliare per primi il traguardo all’altezza del Champ-de-Mars. Dopo di loro, non meno di sessanta ondate da circa 500 corridori sono partite ogni due minuti, per rendere più scorrevole il percorso e permettere a tutti di godersi la gara o di esprimersi nelle migliori condizioni. Un dispositivo speciale consentiva inoltre a chi lo desiderava di seguire la corsa in diretta tra le 8:30 e le 10:30 su Ici Paris Île-de-France, oltre che sulle pagine Facebook dei nostri colleghi di Stadion, France 3 Paris Île-de-France e Vredestein 20 km de Paris. Per contribuire al buon svolgimento dell’evento sono stati mobilitati più di 1.200 volontari.
Non è una mezza maratona, eppure il successo dura da 47 anni
Già a maggio le iscrizioni erano esaurite. Un entusiasmo presente fin dalla nascita della gara, nel 1979, e spiegato da diversi fattori. «La semplicità e la convivialità sono al centro della corsa, e tutta la nostra squadra lavora perché si svolga al meglio», spiega Benoît César, direttore della gara da nove anni. All’epoca, quando l’evento fu lanciato dall’ASCAIR (Association Sportive et Culturelle de l’Air) insieme al medagliato d’argento dei Giochi olimpici di Roma 1960 nei 1500 m, Michel Jazy, circa 8.000 corridori si riversavano già sulle strade e soprattutto sui marciapiedi parigini, per godersi un percorso immerso nell’architettura della capitale.
Anche la scelta della data incide direttamente sulle iscrizioni. «È il periodo perfetto per rimettersi in moto. A ottobre le temperature sono migliori che alla mezza maratona di Parigi, a marzo», sottolinea un membro del team della direzione finanziaria di SNCF. La distanza, invece, potrebbe scoraggiare qualcuno, sia per la sua lunghezza sia perché si avvicina a quella della mezza maratona senza raggiungerla. «Francamente, non si sente la differenza. Se abbiamo il nostro riferimento sulla mezza, basta togliere cinque minuti. Alla fine siamo contenti che ci sia un chilometro in meno», racconta il collega.
La campionessa francese 2025 di maratona Mathilde Sénéchal, sesta domenica alla sua ennesima partecipazione, aggiunge: «È sempre bello pensare che al 19° chilometro ne manca soltanto uno». Florian Carvalho, già sul podio della Paris–Versailles due settimane prima, non si è lasciato condizionare dalla distanza: «È tutto nella testa, resta lo sforzo di una mezza. Ognuno può mettersi alla prova e capire a che punto è. La densità è eccezionale: chiudo in circa 1h02, molto lontano dalla testa della gara, con tantissimi francesi davanti!»
Un percorso da cartolina che continua a conquistare
Il percorso è diventato ufficiale nel 2002, quando è stato misurato e omologato dalla FFA. I record precedenti non sono quindi riconosciuti: una penalizzazione che ha avuto anche un lato positivo, perché la partenza in salita del vecchio tracciato non era ideale per chi puntava a fare il tempo. Nel 2016 l’associazione, diventata il Club des 20 km de Paris, struttura dedicata alla gestione e all’organizzazione dell’evento, ha deciso di rendere il percorso più scorrevole, conservandone però lo scenario regale. Niente più passaggio dal Trocadéro né falso piano in salita: oggi i corridori costeggiano le rive della Senna sulla sponda destra, raggiungono l’Étoile lungo avenue Marceau, scendono verso il Bois de Boulogne e concludono in bellezza la loro uscita lunga domenicale tagliando il traguardo sul Champ-de-Mars, a due passi dalla celebre Torre Eiffel, che domina il quartiere trasformato per la gara. Storico? Senza dubbio.
«È la mia gara del cuore da almeno dieci anni!», esclama Cécilia Buffeteau, habituée e finisher in 1h24’51. «Prima ancora della mia prima mezza maratona, ho corso questa gara! È magnifica: il percorso, la stagione, e ogni anno c’è il sole. Il tracciato è scorrevole nonostante i tunnel, e l’organizzazione è fantastica: non si aspetta nei box di partenza. Alla mezza maratona di Parigi piove, fa freddo e il percorso è meno “wow”. È meno prestigiosa di questa e ci sono molte meno animazioni.»
Un’atmosfera elettrica dall’inizio alla fine
Per tutta la mattinata il pubblico non è mancato: colpi sulle transenne, grida, incitamenti, musica, cartelli uno più originale dell’altro… Alcuni spettatori correvano persino da un punto all’altro per sostenere da vicino i propri beniamini. Célia Tabet, quarta classificata, racconta: «Non mi sono mai distratta dall’inizio alla fine, perché a ogni passaggio c’era gente che faceva il tifo!» Mathilde Sénéchal, compagna di squadra in Puma, aggiunge: «Non siamo mai state isolate e questo aiuta a restare concentrate per tutta la gara».
Anche Lorena Méninguan, prima francese alla Maratona di Parigi 2025, ha espresso il proprio entusiasmo: «Ho avuto qualche piccolo inconveniente, quindi ho dovuto fermarmi (ride). Come tempo ho fatto un po’ peggio dell’anno scorso, ma il ritmo era migliore! Quando si arriva sulle rive della Senna, l’atmosfera regala un’energia pazzesca!» E Anaïs Quemener, decima in 1h09’15, conferma: «Tutti questi incitamenti danno una spinta. Mi sono nutrita di quell’energia e dei gel Ta! Ero un po’ preoccupata per la partenza, perché c’è sempre un po’ di ressa. Alla fine ho chiuso persino più forte di quanto immaginassi!»
Questa passione attira corridori da tutta la Francia, come l’amiénoise Élodie Bellettre, che non ha voluto perdersi l’evento nonostante una settimana complicata: «Sono stata a un passo dal finire in ospedale, ero completamente ko per il Covid. Martedì non ho corso, mi sono riposata e poi ho ripreso gradualmente. Questa gara è pazzesca! La adoro e la consiglio a tutti.» Anche Florian Carvalho, reduce dal terzo posto alla Paris–Versailles, ha sfruttato l’atmosfera per la sua uscita lunga della settimana: «Sono venuto con un altro obiettivo. Era più un’uscita di qualità in preparazione ai campionati europei di cross (Lagao, Portogallo, 14 dicembre). Non si possono inseguire mille obiettivi contemporaneamente, soprattutto alla mia età. Ma comunque vada, è stata una bella uscita lunga.»
È la mia gara del cuore da almeno dieci anni! Prima ancora della mia prima mezza maratona, ho corso questa gara! È magnifica: il percorso, la stagione, e ogni anno c’è il sole.
Un numero impressionante di atleti paralimpici
La 47ª edizione della 20 km di Parigi ha riunito una partecipazione straordinaria di atleti paralimpici, con 82 atleti presenti sulla linea di partenza. Tra loro, 16 atleti in carrozzina, di cui 8 élite, si sono riscaldati alle prime luci dell’alba prima di partire alle 8:50 precise. La gara ha riunito diversi nomi di spicco, tra cui Thiebaut Daurat, vicecampione del mondo dei 5000 m, che ha vinto di misura davanti a Julien Casoli, sei volte vincitore della Maratona di Parigi, e ad altri atleti arrivati da tutta Europa. Il vincitore, giunto dal Gers per conquistare il successo in 47’56, ha vissuto una notte movimentata: «In aeroporto avevano perso la mia ruota anteriore! Ho passato la notte senza dormire. Per fortuna, all’ultimo momento un amico me ne ha prestata una. Durante la gara la ruota si allentava, ho dovuto stringerla due volte e recuperare terreno per riagganciarmi».
La gara élite ha riunito cinque uomini e tre donne, confermando la dimensione internazionale dell’evento. In campo femminile, l’irlandese Shauna Bocquet, ottava nei 5000 m ai Giochi paralimpici di Parigi, ha dominato la gara davanti all’italiana Rita Cuccuru, vincitrice della Maratona di Parigi 2024, e alla francese Nadège Monchalin. Una menzione speciale va infine ai sampietrini parigini, affascinanti ma temibili per le carrozzine lanciate a quasi 35 km/h.
La categoria paralimpica ha riunito anche 17 atleti in piedi e 24 corridori non vedenti accompagnati dalle loro guide, tra cui Clément Gass, figura emblematica dello sport adattato. Diversi ipovedenti, guidati da volontari, si sono detti entusiasti dell’esperienza, spesso ripetuta anno dopo anno. È il caso di Arthur Le Compte du Colombier, alla sua quarta partenza: «Questa volta ho lasciato un po’ più di energie per strada, ma l’organizzazione migliora ed è tutto più fluido! E qui la guida ha il pettorale gratuito». Ramos Martins, invece, corre «per il piacere», insieme a Marie Tempe, conosciuta tramite l’associazione Courir en duo, «per accompagnarla in tutte le sue sfide assurde e divertirsi». «L’organizzazione è incredibile. Abbiamo avuto dieci minuti di anticipo, oltre a spogliatoi e bagni riservati», dichiara lei.
Cieco dalla nascita, Clément Gass, ingegnere statistico di 38 anni, ha detenuto il record mondiale della maratona in autonomia per un non vedente, con il tempo di 4h04 ottenuto nel 2019 a Cernay-la-Ville, negli Yvelines. Appassionato autentico, è arrivato a percorrere fino a 250 chilometri a settimana sulle montagne dei Vosgi, dove spesso si allenava da solo. Per lui la corsa è sempre stato l’unico sport capace di offrirgli una libertà totale. Nel 2015 ha sviluppato un’applicazione GPS adattata alle sue esigenze, che gli permette di orientarsi senza guida. Domenica ha utilizzato proprio quell’applicazione, insieme a un bastone bianco leggero e rinforzato per evitare gli ostacoli materiali e umani, e ha chiuso con un eccellente 1h38’01. Al via puntava a scendere sotto le due ore. Chapeau.
Sono state infine censite circa quaranta joëlette, due delle quali organizzate dagli stessi organizzatori. Léonie Cheney, 14 anni, ha vissuto questa esperienza grazie all’associazione Halar Que Cau («Avanzare, bisogna farlo», in guascone), arrivata da Bayonne: «È stato fantastico! Ho scattato tantissime foto che ho mandato alle mie amiche». L’associazione, creata per Léonie, permette a persone con disabilità o mobilità ridotta di partecipare alle gare. «Volevamo condividere un momento con lei, scoprire Parigi e divertirci. Insieme passiamo sempre dei momenti fantastici», racconta Pierre-François Lassalle, spingitore e membro dell’associazione.
Anche un’altra realtà impegnata, À pas de géant pour Maya, ha partecipato con due squadre. Composta da un centinaio di corridori, organizza una decina di gare all’anno, permettendo a 20-30 persone con disabilità di prendervi parte. «È un po’ più dura fisicamente, ma più facile mentalmente. È bello dedicare il proprio tempo e condividere questi momenti. Due francesi su tre hanno già partecipato a una gara… perché non loro?», si chiede Léopold Domange, accompagnatore dell’associazione.Il nuovo sistema di ristoro divide i partecipanti
Il nuovo sistema ai punti acqua non ha ancora conquistato del tutto né gli élite né i principianti, ma punta a rendere l’evento più sostenibile. Per Lorena Méninguan, l’adattamento resta complicato: «Sulla mezza va bene, ma sulla maratona non è molto pratico. Avevo riempito la borraccia prima di partire per non fermarmi, perché ai nostri ritmi non è possibile. Per fortuna, per un’ora di gara ci si può permettere di bere poco». Anche Cécilia Buffeteau si è dovuta confrontare con questa novità, che deve ancora imparare a integrare nel proprio ritmo: «Non è facile. Ho bevuto pochissimo, mentre di solito prendo bicchieri o bottiglie. Avevo la borraccia, ma tirarla fuori senza perdere tempo e senza rischiare di strozzarsi è complicato. Non abbiamo ancora questo riflesso, dovremo acquisirlo. Penso che diventerà la norma, ma non è ancora una pratica consolidata».
Stessa impressione per Elodie Bellettre, autrice del tempo di 1h17’57, anche lei spiazzata dal sistema: «A un certo punto tenevo la borraccia in mano, poi ho dovuto riporla perché mi è venuto un dolore al fianco. Ci si ferma e poi bisogna riuscire a ripartire. La Maratona di Parigi dell’anno prossimo non farà per me. Non mi vedo correre con tutto addosso.» Anche se non si sono fermate a riempire la borraccia, lungo il percorso erano comunque presenti diversi punti acqua. I corridori restano perplessi, ma secondo l’organizzatore bisognerà abituarsi al nuovo sistema, perché «è una prima volta, ma gli atleti devono saper gestire autonomamente il proprio rifornimento». Il Comune di Parigi ha infatti chiesto di eliminare le bottiglie di plastica. «È il regolamento, bisogna accettarlo», precisa. E idratarsi resta possibile: lungo il percorso erano previsti sette punti di ristoro, «che non sono affatto pochi», ricorda.Le donne guadagnano terreno
Con la partecipazione femminile salita dal 38% al 42% quest’anno e quella maschile scesa leggermente dal 62% al 58%, la Vredestein 20 km de Paris si avvia a diventare una gara davvero più equilibrata, un dato che merita di essere sottolineato. Questa crescita della presenza femminile si spiega probabilmente con il carattere inclusivo dell’evento, che incoraggia ampiamente la partecipazione delle donne. Nuova nel mondo della corsa, Pauline Champavert ha completato questa mattina la sua prima 20 km.
Racconta: «Sono stata influenzata da un’amica che correva molto. Vederla allenarsi mi ha fatto venire voglia di provarci. Poi, quando ho iniziato, ho visto che potevo migliorare. È un po’ terribile, ma una volta partiti è bellissimo lasciarsi trascinare da tutta quella gente!». La voglia di mettersi alla prova conta sicuramente, ma anche la promozione di uno stile di vita sano e dello sport come fonte di benessere contribuisce a rendere questa gara sempre più popolare tra le 13.000 donne che quest’anno hanno tagliato il traguardo. «È vero che dieci anni fa, quando ho iniziato, c’erano meno gruppi con cui cominciare. Ora è molto facile trovarli, e questo aiuta a iniziare e poi a continuare», aggiunge la master Marie-Claire Vernet.Questa 47ª edizione della 20 km di Parigi ha ricordato ancora una volta che, sulle strade della capitale, l’impresa si condivide tanto quanto si corre. Tra solidarietà, inclusione e passione, la 20 km resta un inno alla fatica collettiva.
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