72 maratone in 72 giorni: l’incredibile odissea di Alban Pellegrin attraverso la Francia

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

72 maratone in 72 giorni: l’incredibile odissea di Alban Pellegrin attraverso la Francia
© Alban Pellegrin

Da Bray-Dunes a Lauterbourg, Alban Pellegrin ha divorato la Francia a forza di gambe. 72 maratone in 72 giorni, senza pause né deviazioni. A 38 anni, l’ex avventuriero di Koh-Lanta ha portato a termine una sfida folle e profondamente umana, sospesa tra spossatezza totale e felicità assoluta.

Potrebbe anche riderci sopra, ma il soprannome gli calza a pennello. Alban Pellegrin è un po’ il Forrest Gump in salsa francese. Partito il 1° settembre dalle spiagge di Bray-Dunes, il lionese ha corso ogni giorno fino a tagliare il traguardo di Lauterbourg, nel Basso Reno, al confine franco-lussemburghese, lo scorso 11 novembre. Sono le 16:35 nel villaggio più orientale della Francia quando il corridore del Rodano conclude 72 maratone in 72 giorni. Sì, 72 volte 42,195 km. In totale, 3.200 chilometri e 37.000 metri di dislivello positivo, senza assistenza, con soltanto un piccolo zaino da sette chili contenente lo stretto necessario e una volontà incrollabile.

Il suo obiettivo? Collegare i quattro punti cardinali della Francia, incontrando il Paese e i suoi abitanti. Dormire a casa di persone del posto, condividere un pasto, ascoltare storie. Sostenuto dai suoi cari, l’ex avventuriero di Koh-Lanta non si è limitato ad attraversare la Francia: l’ha vissuta, al ritmo delle falcate e degli incontri. 

Nel dettaglio, il giramondo ha prima costeggiato la Normandia, attraversato la Bretagna fino alla punta di Corsen, quell’estremità del Finistère dove la terra finisce e l’Atlantico si affaccia. Poi ha puntato decisamente verso sud, diretto ai Pirenei e al villaggio di Lamanère, arroccato all’estremo confine. Da lì, Alban Pellegrin ha fatto rotta verso la sua base, Lione, prima di ripartire verso nord-est, attraversare l’Alsazia e chiudere il giro a Lauterbourg, in fondo alla cartina, là dove la Francia sfiora quasi il Lussemburgo.

Quando la strada diventa un diario intimo

Il suo mantra, «corro da voi», acquista così tutto il suo significato. Ogni giorno, questo appassionato di programmi televisivi d’avventura come «Pékin Express» o «J’irai dormir chez vous» condivideva la sua esperienza su Instagram, tra immagini di strade deserte, sorrisi stanchi ed emozioni senza filtri. 

Mi sento pieno, esausto, sconvolto, felice. Penso a mia madre, alla sua forza, al suo respiro, a ciò che mi ha lasciato in eredità, qualcosa di invisibile.

Alban Pellegrin

Gli ultimi metri a Lauterbourg, ripresi in diretta, resteranno senza dubbio impressi nella sua memoria. Con il fiato corto e la voce tremante, si è limitato a dire: «Mi sento pieno, esausto, sconvolto, felice». Una frase sincera e semplice, capace però di racchiudere tutto il dolore, la gratitudine e anche la pienezza di aver portato a termine una spedizione il cui vuoto, una volta svanita l’emozione, sarà difficile da colmare.

Un omaggio a sua madre

Dietro la sfida sportiva c’era soprattutto una storia di cuore. Questo giro di Francia delle emozioni, l’uomo delle spedizioni l’aveva immaginato come un omaggio alla madre, scomparsa due anni fa a causa di un tumore ai polmoni. «Penso a mia madre, alla sua forza, al suo respiro, a ciò che mi ha lasciato in eredità, qualcosa di invisibile», ha scritto sui social all’arrivo della sua ultima maratona. Commosso fino alle lacrime, naturalmente.

Per dare un significato a questa traversata, ha lanciato una raccolta fondi a favore della Fondation du Souffle, un’associazione impegnata nella lotta contro le malattie respiratorie. L’obiettivo iniziale di 15.000 euro? Superato in fretta. All’arrivo erano stati raccolti più di 30.000 euro, 30.960 euro martedì mattina. Un’altra vittoria, forse la più bella. «Sono orgoglioso di aver sostenuto con forza la causa della Fondation du Souffle, orgoglioso di ogni passo e di ogni respiro dedicato ai malati», ha raccontato l’intrepido maratoneta.

Un’avventura profondamente umana

Senza staff, senza cronometro, anche se ha corso la Marathon de Paris in 2h58, e senza inseguire la performance, questo moderno navigatore terrestre ha privilegiato la dimensione umana. Ogni maratona è stata un’occasione di scambio, un sorriso, un momento condiviso. Ha corso con sconosciuti, è stato accolto da famiglie e talvolta incoraggiato da passanti che scoprivano la sua storia.

A forza di chilometri e sincerità, ha finito per tessere un filo invisibile tra i francesi: quello della solidarietà. Alla vigilia dei suoi 39 anni, che festeggerà il prossimo 21 dicembre, Alban Pellegrin ha dimostrato che un uomo solo, un paio di scarpe da running e un grande cuore possono ancora fare la differenza. Ha collegato i punti cardinali della Francia, ma soprattutto ha avvicinato le persone.

Da Koh-Lanta a un segno indelebile

Il pubblico televisivo lo ricorda per le sue due partecipazioni a Koh-Lanta, nel 2015 e nel 2018. Già allora, l’esploratore del Rodano si distingueva per la calma, la determinazione e quella voglia di superare i propri limiti. Dieci anni dopo, quella spinta non ha fatto che crescere. Questa sfida XXL non era una prova televisiva, ma un’avventura interiore. 

Correre per continuare a vivere, per trasmettere, per ringraziare. Il suo «giro di Francia del respiro» lascia un messaggio forte. La resilienza non si grida: si corre. E non passerà molto prima che torni a indossare le scarpe da running. Questo nuovo pellegrino del tempo ha già dato appuntamento ai suoi follower il prossimo 29 novembre alla Saintéxpress, 45 km e 900 m di dislivello positivo, una gara della SaintéLyon, per rendere omaggio alla sua città del cuore, la Cité des Gones, Lione, dove aveva ricevuto un’accoglienza eccezionale durante il passaggio in place Bellecour, domenica 26 ottobre.