Una samariana campionessa francese dei 100 km ad Amiens

SL
Da Sabine Loeb

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Una samariana campionessa francese dei 100 km ad Amiens
© Danou Rose

In abitino e sandali con il tacco, Virginie Durand ha lasciato a casa la tenuta da gara per incontrarmi in un caffè a due passi dalla cattedrale di Amiens. Con un raccoglitore voluminoso sotto il braccio, la campionessa francese dei 100 km nella categoria Master 4 si siede davanti a me, pronta a raccontare la sua storia di runner. Poco abituata ai riflettori, questa cinquantenne della Somme nasconde risorse insospettabili. Per ora ha un solo titolo, ma non ha alcuna intenzione di fermarsi e promette altre grandi prestazioni.

« Se non corro per due giorni, non sto bene », confida Virginie. La sua storia con la corsa è iniziata più di 30 anni fa, ma ha preso davvero forma una quindicina d’anni fa: un matrimonio sportivo che si avvicina alle nozze di cristallo.

Il 18 maggio 2023, a Steenwerck, Virginie sfiora il titolo di campionessa francese dei 100 km. Dopo 9 ore e 15 di sforzo, con un ottimo personale a corredo, scopre di non poter essere premiata… perché non è tesserata per un club. Una vera frustrazione, che però l’ha spinta a reagire, nonostante una pratica che rivendica ancora come molto solitaria: « Le mie gare lunghe le faccio da sola. Basta correre, è tutto qui. »

Autodidatta, dunque, Virginie trova il suo momento di gloria più di un anno dopo, il 12 ottobre 2024, nella Somme. Il percorso pianeggiante la porta da Amiens a Camon, per poi arrivare a Épagnette. Questa volta, tesserata per Courir à Abbeville, conquista finalmente il titolo nazionale nella categoria Master 4, chiudendo la prova in 10 ore e 1 minuto, nonostante condizioni meteo ostili. « Lì combatti contro te stessa. È sempre contro te stessa, ma in quel caso… pioveva, faceva freddo. Mi facevano male le gambe subito… be’, al 70° km, diciamo. » Nella classifica generale chiude 64ª su 360 partenti, un risultato impressionante per una runner tanto umile quanto determinata.

La nascita di una passione

Da bambina scopre presto la passione per la corsa. Non era necessariamente portata per la prestazione: contavano il piacere e la possibilità di evadere. Il fango, invece, non faceva per lei. « Mi piaceva correre, ma non il cross. », racconta.

Dopo essere stata avvicinata e poi inseguita da un uomo durante una delle sue uscite, a 40 anni Virginie decide finalmente di entrare in un club, anche se continua ad allenarsi in gran parte da sola. Quando si accorge di tenere senza difficoltà il ritmo del gruppo e di avere più tempo per sé, si lascia coinvolgere completamente. Questa volta con accanimento. Comincia così a partecipare con maggiore regolarità alle gare ufficiali.

Un 10 km in 43 minuti, la mezza maratona del Grand Paris chiusa in 1h45, con « la pelle d’oca » al traguardo: i tempi iniziano a scendere. « Più correvo a lungo, più sentivo di essere performante », spiega la fondista, legata alla dimensione solitaria della corsa che si era imposta fin dall’inizio.

Quando un gruppo prepara una maratona in Bretagna, lei li accompagna durante la preparazione, ma non si sente pronta a fare il salto. Il giorno della gara ha la sensazione di lasciarsi sfuggire il coronamento di mesi di lavoro. « Mi sono detta: va bene, dai, mi lancio! », racconta la stradista, che l’anno successivo partecipa alla sua prima maratona a Nantes. Verso i 44 anni, la prestigiosa maratona di Parigi attira la sua attenzione. « Mi sono detta che, per la stessa cifra, avrei potuto fare 80 km… così ho scelto l’Éco-Trail. È da lì che è partito tutto il delirio! » (ride) Poi affronta una gara da 110 km, allenandosi « tantissimo ». Più le distanze si allungano, più la preparazione diventa impegnativa.

Arriva il momento in cui la veterana abbandona gradualmente l’asfalto per dedicarsi al trail. Una svolta sorprendente, se si pensa che agli inizi questa appassionata di corsa nella natura non provava alcuna attrazione per il cross. « Non è la stessa cosa. Non si va alla stessa velocità. E poi, se ti va di camminare, puoi farlo… anche se, ovviamente, dipende dal livello: non si cammina, o lo si fa il meno possibile », precisa.

© Adilio photo’s

Una vita organizzata intorno alla corsa

In questa stagione estiva di transizione, Virginie partecipa a una o due gare al mese. Negli ultimi anni si è sentita meno attratta dal trail, tra condizioni difficili, rischio di cadute e terreni fangosi che le ricordano il cross, che non ha mai amato. Si è quindi orientata verso la corsa su strada, più stabile e prevedibile, dove si esprime al meglio.

Quando non ha una gara importante, Virginie corre quasi tutti i giorni. Nella prima settimana di giugno ha totalizzato 150 km in sette giorni e 200 km in dieci, senza mai superare i 20-25 km per uscita. « La settimana scorsa ha piovuto sempre », dice. Piova o tiri vento, lei corre comunque, anche la sera tardi. Il suo trucco: una piccola merenda prima di partire, per sostenere lo sforzo. Per i percorsi sceglie anelli sicuri nei dintorni di Abbeville, lungo la Somme, fino a Épagnette o Pont-Rémy. Ora che fa buio più tardi, si sente anche più tranquilla.

Con Indochine, Taylor Swift o, qualche volta, una serie TV in sottofondo, si tiene compagnia durante le uscite lunghe. Mantiene anche una seduta settimanale in pista con il gruppo, il mercoledì: « All’inizio mi ha fatto scattare la velocità. Il corpo si è abituato alla difficoltà. Quando fai le distanze lunghe, il corpo soffre un po’ e la mente lavora. » Virginie è una vera drogata dell’asfalto, spesso sostenuta nella parte finale delle gare dalla nipotina Garance, che corre con lei gli ultimi metri, e dal suo « fidanzato ».

« Quando corro sto bene. C’è la natura, guardi, ti godi quello che hai intorno. Quando diventa dura, mi chiudo nella mia bolla, penso alla famiglia, agli amici… Mi racconto delle storie nella testa e vado avanti, tengo duro.

Virginie Durand

Un amore inspiegabile

« Quando corro sto bene. C’è la natura, ce la godiamo. » È questo che attira molti neofiti: l’aria fresca, i paesaggi, ma anche « l’adrenalina ». « Hai quella piccola sfida interiore che ti dice: “Ce la farò” », spiega Virginie. Non accontentarsi più di puntare alla vittoria femminile, ma ambire alla classifica generale: è questo che permettono le gare sulle lunghe distanze. Lei è orgogliosa di poter « logorare gli uomini ».

Per gestire i momenti difficili, condivide i suoi trucchi: « Quando diventa dura, mi chiudo nella mia bolla, penso alla famiglia, agli amici… E vado avanti, tengo duro. » Non riesce a spiegare tutte le sensazioni che prova. « All’inizio, quando avevo male, pensavo a un’altra parte del corpo per dimenticare il dolore, e passava. È pazzesco. » Correre è un lavoro fisico e mentale.

È appassionata da 13-14 anni. Quando ha avuto un’infezione agli alluci, si è persino tagliata la scarpa per poter continuare. « A volte ti chiedi se stai bene », ride, prima di concludere: « Dopo un 100 km sto bene. Il lunedì esco a correre, con grande disappunto di chi pensa che sia pazza. »

La sua forza : correre a lungo

Virginie non corre mai senza il suo equipaggiamento inseparabile: il suo vecchio zaino sempre con sé, con coperta termica, biscotti preparati per l’occasione, frutta secca e bevande zuccherate fatte in casa, con miele o sciroppo d’agave, perché è intollerante al lattosio…

Più la distanza aumenta, più Virginie si sente a suo agio. Per lei una maratona non è più faticosa di un 10 km e, paradossalmente, il dolore a volte è più intenso sulle distanze brevi, quando la frequenza cardiaca schizza subito. Negli sforzi prolungati, come le gare di 6 o 24 ore, il corpo si adatta naturalmente.

Nelle gare di 6 ore si ferma brevemente, un minuto ogni 10 km, per bere e mangiare, poi riparte. In una 24 ore il ritmo varia tra 4’45’’ e 5’30’’ al chilometro, a seconda della fase di gara: mantiene circa 12 km/h nei primi 50-70 km, poi rallenta. « A volte in una 24 ore finisco correndo a 6 minuti al chilometro, lascio decidere al corpo », racconta. Il suo corpo sa istintivamente dove si trova il limite: « In un 5 km alla fine non ne hai più. In un 10 km sei distrutta all’arrivo. Nel 100 km è lo stesso, alla fine. Nelle 6 ore avrei potuto continuare, ero pronta per molto di più. »

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Conservare i ricordi

Conserva tutti i pettorali, ordinati in un raccoglitore. Dopo ogni gara, Virginie si prende il tempo di scrivere le proprie sensazioni. Come una blogger, condivide i suoi racconti sul profilo Facebook con gli amici incontrati nelle varie gare. « Scrivo sempre un breve testo accompagnato da foto, che poi stampo: sono ricordi. » Ricordi ben conservati, come la foto che mi mostra sulla copertina del roadbook del Trail des Pyramides Noires.

Tra i suoi ricordi più belli, la stradista cita proprio questo trail a Oignies, nel Nord. Con gli occhi pieni di meraviglia, racconta i suoi 110 km percorsi in 13h50: « Parti in piena notte, poi sali al buio, non sai bene cosa stia succedendo, sei sola eppure è tutto molto vivo. Quando la notte finisce è magnifico: vedi i terrili, la natura, gli uccelli, senti ogni cosa. » Senza sapere di essere tra le prime, ha chiuso quarta assoluta e prima donna. « Correre su vecchie miniere è lunare. »

Racconta anche la sua ultima maratona, quella di Parigi, dove ha battuto il personale su « un percorso magnifico, con tantissime persone a incitare ». 3 ore e 20 minuti di felicità per questa runner di Abbeville che si trovava « nella griglia sbagliata, pensando di fare 3h30 », e ha dovuto slalomare tra gli altri partecipanti.

Il futuro è davanti a lei

Il 28 giugno prossimo, Virginie sarà al via di una 24 ore, con la speranza di « raggiungere i 200 ». Vuole prendersi la rivincita dopo una prima esperienza frustrante, a Eppeville nel 2018, segnata da un problema nel conteggio dei chilometri. « Fino alle 7 del mattino ero prima, ma all’arrivo avevo 178 km, quindi meno di quanto segnasse il mio orologio: 186 km. » Nel suo tono si sente ancora una certa amarezza, ma oggi è fiduciosa.

Quando ci siamo incontrate il 12 giugno, aveva appena concluso l’ultimo grande blocco di allenamento e si preparava a ridurre il chilometraggio in vista della gara. « Tre settimane prima faccio sempre un blocco importante. Nell’ultima settimana cercherò di andarci piano. Mi prudono già le gambe. »

Questa prossima 24 ore non è omologata, quindi non ci sarà alcun titolo in palio. « In realtà non mi importa che sia omologata. Non sono molto interessata alla competizione. Guardo soprattutto la vicinanza, così poi posso tornare facilmente a casa. » Il suo club però la incoraggia a iscriversi alle 24 ore omologate, perché raramente torna a casa senza una medaglia al collo.

Per la samariana ci sono diversi titoli all’orizzonte. Il 14 settembre 2025 parteciperà ai Campionati francesi di mezza maratona ad Auray-Vannes, con l’obiettivo di conquistare un nuovo titolo nella sua categoria. « Non è bello dirlo, ma prima ho controllato se valesse la pena affrontare il viaggio… e ho le mie possibilità », dice con un sorriso.

Ad Abbeville, lo scorso 31 maggio, ha conquistato anche la qualificazione ai Campionati francesi dei 10 km, e le è andata bene: la gara si svolgerà a Troyes, non troppo lontano da casa. Un vero vantaggio per la campionessa Master 4, perché con il lavoro è difficile fare una trasferta lampo nel Sud per una semplice gara, senza contare il budget necessario.

In realtà non mi importa che sia omologata o meno. Non sono molto interessata alla competizione. Guardo soprattutto la vicinanza, così poi posso tornare facilmente a casa.

Virginie Durand

Virginie Durand non meritava forse un bel ritratto della sua vita da runner fuori dal comune? Una passione così profonda per la corsa merita di essere celebrata. Tra meno di una settimana, questa appassionata metterà alla prova i propri limiti per tentare di superare la simbolica barriera dei 200 km nella 24 ore. Le auguriamo il meglio. A seguire…