Caldo intenso e corsa: l’ipertermia, il nemico invisibile degli sportivi
L’estate 2026 è ancora una volta segnata da ondate di calore intense e ravvicinate, che costringono tutti a rivedere le proprie abitudini quotidiane. Tra le persone più esposte ci sono gli sportivi, amatori e professionisti, chiamati ormai a fare i conti con un parametro imprescindibile: la temperatura. Correre al mattino presto, idratarsi con regolarità, abbassare l’intensità… Indicazioni che sulla carta sembrano scontate, ma che ignorare con temperature elevate può rivelarsi fatale. La causa? L’ipertermia da sforzo.
Ancora troppo poco conosciuta dal grande pubblico, l’ipertermia va ben oltre il semplice « colpo di calore ». È un cedimento improvviso dell’organismo, che durante l’esercizio non riesce più a regolare la propria temperatura. La temperatura corporea interna supera così la soglia critica dei 40 °C, compromettendo gravemente le funzioni muscolari, cerebrali e vitali. La cronaca recente lo ricorda: lo scorso maggio, una partecipante di 28 anni ha perso la vita durante l’Hyrox di Lyon.
Ipertermia: un pericolo per tutti
Pensare che la giovane età e un’ottima condizione fisica proteggano da questo tipo di problema è un errore. Arthur Audo, 21 anni, lo ha imparato sulla propria pelle. Calciatore e runner esperto, lo studente dell’IUT di Saint-Malo non aveva mai avuto problemi di salute. Eppure, il 20 giugno 2025, durante la Corrida de Langueux, disputata sotto un caldo soffocante di 33 °C, la sua vita ha rischiato di cambiare per sempre al termine dei 13 chilometri.
« Non ricordo nulla del mio arrivo al traguardo », racconta. Colpito da una grave ipertermia, Arthur crolla all’arrivo. Soccorso d’urgenza, viene posto in coma farmacologico per 48 ore nel tentativo di proteggere i suoi organi e tenerlo in vita.
I medici sono stati molto onesti con i miei genitori. C’erano poche speranze che sopravvivessi.
Se il giovane ha evitato il peggio, a un anno di distanza i postumi fisici sono ancora concreti. « Non sono ancora tornato al 100%. Il mio corpo resta vulnerabile al caldo e per me il rischio di una recidiva è più elevato ». Arthur è tornato a indossare gli scarpini, ma non ha ancora trovato il coraggio di rimettere un pettorale. È solo questione di tempo. « Penso sia importante dimostrare che, nonostante quello che mi è successo, bisogna rialzarsi e ripartire ».
Com’è possibile che un corpo giovane e allenato ceda così all’improvviso? Il dottor Bastien Louguet, medico dello sport, spiega che l’organismo funziona come un motore esigente, con una finestra di temperatura molto rigida: « Nell’organismo il metabolismo funziona in modo ottimale all’interno di un determinato intervallo di temperatura. Quando il corpo inizia a surriscaldarsi troppo, alcuni organi possono andare incontro a un’insufficienza. Poiché tutti gli organi funzionano in relazione tra loro, si può innescare una reazione a catena dalle conseguenze molto gravi ».
I primi segnali d’allarme, come mal di testa, vertigini, discorsi incoerenti o una falcata incerta, devono far scattare immediatamente l’allarme. La consapevolezza su questa patologia resta ancora limitata. « Si sente parlare del classico colpo di calore, ma quasi nessuno conosce l’ipertermia da sforzo », denuncia Arthur. « Eppure può capitare a chiunque, amatore o professionista ». Non mancano però le iniziative: Arthur ha potuto raccontare la propria esperienza durante la conferenza annuale della Corrida de Langueux 2026. Un’occasione per informare e mettere in guardia gli sportivi.
Il dottor Bastien Louguet precisa inoltre « l’ipertermia dipende da un contesto meteorologico, da un contesto di sforzo e da un contesto individuale. Non esiste un caso standard ».
Verso una reinvenzione degli eventi sportivi?
Di fronte alla crisi climatica e alla moltiplicazione degli episodi di canicola, la questione va ormai oltre la consapevolezza individuale. Lo sport professionistico e amatoriale si scontra brutalmente con i limiti imposti dal pianeta. L’annullamento di competizioni importanti a causa del caldo estremo, come l’Ironman de Nice o alcune maratone estive, dimostra che l’adattamento deve essere globale.
Federazioni, leghe e organizzatori non hanno più alternative: devono cambiare. Ripensare i calendari sportivi spostando le gare in primavera o in autunno, fissare partenze nel cuore della notte, rafforzare drasticamente la presenza del personale medico o stabilire protocolli di annullamento automatici non appena il termometro supera i 30 °C: la salute dei partecipanti richiede decisioni coraggiose. Se la ricerca del limite e il gusto della fatica restano l’essenza dello sport, nessun tempo e nessuna medaglia varranno mai il rischio di perdere la vita.