Yeman Crippa si racconta prima della Maratona di New York 2026: «So che sto diventando più forte»
Yeman Crippa ha una storia tutta particolare: radici etiopi, una vita costruita in Italia e un sogno bruciante. Conquistare il mondo della maratona. Dopo un esordio incoraggiante sulla distanza, ha vissuto un 2025 più complicato, ma anche decisivo per la sua crescita. Il 2026 è l’anno della consacrazione: il record italiano sulla mezza maratona migliorato a 59'01", la prima vittoria in maratona a Parigi in 2h05'18" e il 7° posto ai Mondiali di mezza maratona di Copenaghen. Ora il talento azzurro punta ancora più in alto e affronta un monumento della maratona, all’altezza delle sue ambizioni: la Maratona di New York, il 1° novembre. A meno di tre settimane dal grande giorno, si è raccontato a Marathons.com.
Yeman, questa settimana compi 30 anni, a meno di tre settimane da New York. Come stai in questo momento?
Sì, sto molto bene. Gli allenamenti procedono bene, il corpo risponde alla grande. E non vedo l’ora: New York si avvicina!
Sei nel pieno della preparazione per la maratona. Com’è una tua giornata tipo in questo periodo?
Ho fatto l’ultimo lungo la settimana scorsa e ora ridurrò molto il chilometraggio, giusto per mantenere alta la qualità. Le mie giornate sono più o meno come quella di oggi: 16 km al mattino, poi palestra, e nel pomeriggio correrò 12 km con qualche allungo. Domani probabilmente avrò una sola seduta: 5 km di riscaldamento e 15 x 1 km. E magari altri 8 o 10 km tranquilli nel pomeriggio. Il volume diminuirà, sì. A fine settimana potrò fare un lungo da 25-27 km.
Ho scelto New York perché il percorso assomiglia a quello di Parigi.
Il 2025 è stato un anno difficile per te in maratona, con due ritiri e una prestazione sotto i tuoi standard a Valencia. Nel 2026 sei tornato alla grande: record italiano nella mezza di Napoli, vittoria a Parigi e poi un ottimo 7° posto ai Mondiali di Copenaghen contro i migliori al mondo. Che cosa hai cambiato nella preparazione e come spieghi una stagione così positiva?
Ho cambiato qualcosa innanzitutto nelle aspettative sul tempo in maratona. Ho corso in 2h09' al debutto, 2h06' alla seconda maratona, e mi aspettavo di correre forte, intorno alle 2h04'. Però senza pensare a quello che c’è dietro nella preparazione: la testa e l’alimentazione. Poi ho corso Valencia, ma l’obiettivo era semplicemente arrivare al traguardo. Finire una maratona per potermi dire: fatto, la tua testa è più forte di quando ti sei ritirato, più forte rispetto alle maratone precedenti, come Tokyo e Londra. E per dare il via alla mia nuova carriera.
Accanto a Yeman Crippa durante l’intervista, Giacomo Podetti spiega che cosa è cambiato dopo il 2025.
« Dopo il 2025 è cambiata soprattutto l’alimentazione, oltre al lavoro con uno psicologo dello sport. Dopo due buone maratone per iniziare, le sue aspettative erano un po’ alte. Poi ci sono state le due maratone non portate a termine e la prestazione meno brillante di Valencia. Non sono state maratone negative: ha capito che gli servivano per fare esperienza in vista di Parigi e su cosa doveva lavorare.
Innanzitutto l’alimentazione, perché faceva fatica ad assumere i gel correndo a 2'56" al chilometro. In allenamento non si corre sempre così forte, quindi si riescono a prendere i gel. Ma quando si tiene quel ritmo per due ore è più complicato: bisogna prendere la propria borraccia, restare concentrati, leggere la gara e assumere tutti i carboidrati.
Sul piano mentale ha accumulato molta esperienza. Ha preso consapevolezza del proprio potenziale e di ciò su cui doveva lavorare per stare nel gruppo di testa e rimanerci. Quei due ritiri non sono state maratone negative, ma nel percorso di un maratoneta erano necessari per capire che cosa migliorare. »
Ai Campionati europei hai chiuso al 4° posto nei 10.000 metri, appena dietro Jimmy Gressier. Immagino che tu sia rimasto deluso. È una motivazione in più in vista di New York?
Sì, un po’. Perché arrivare quarto, a un soffio dal terzo posto, è difficile da digerire. Però è andata bene, perché la mia preparazione era orientata alla maratona e a New York. Quello era l’obiettivo, insieme a Copenaghen. Quindi essere quarto agli Europei durante una preparazione per la maratona non è poi male.
Con il 2h05' di Parigi avresti potuto puntare a Berlino, Chicago o magari Valencia per cercare un tempo più veloce. Perché hai scelto New York?
Ho scelto New York perché il percorso assomiglia a quello di Parigi. Non è lo stesso, ma anche Parigi è una gara abbastanza difficile, soprattutto nella seconda metà. Quindi sono in parte simili. L’altra cosa è che a New York non ci sono lepri. Mi piacciono questo tipo di gare: si parte insieme, si resta insieme fino al 20° o 25° chilometro, poi la gara inizia a farsi dura. Preferisco il confronto diretto. Mi piace. E l’anno prossimo spero che sceglieremo una maratona veloce per cercare il tempo.
Tagliando il traguardo a Parigi hai detto che la tua carriera da maratoneta iniziava quel giorno. Sei mesi dopo, che cosa ti aspetti da una gara come New York?
Mi aspetto di arrivare a New York con più esperienza sulla maratona. Da atleta più forte, fisicamente e mentalmente, grazie all’esperienza di Parigi. So che sto diventando più forte. Sto costruendo qualcosa di migliore rispetto all’anno scorso. Il mio obiettivo è arrivare a New York pronto al 100% per dare il meglio di me.
New York è un percorso difficile, proprio come Parigi. Tu e il tuo allenatore avete cambiato qualcosa rispetto alla preparazione per Parigi?
No, non abbiamo cambiato nulla, facciamo la stessa preparazione. Prima di Parigi ero in Kenya, dove ci sono molte salite e discese. E un mese fa ero di nuovo in Kenya, sullo stesso percorso. Non ho cambiato nulla rispetto a Parigi. Sto facendo la stessa preparazione e spero che vada tutto bene.
Stai inanellando allenamenti impressionanti. Il 30 settembre, 3 x 5 km intorno al ritmo maratona obiettivo, 3 km più veloci e poi di nuovo 5 km a ritmo maratona. Il 3 ottobre, 6 x 4 km a ritmo maratona. Tanto volume e tanta qualità. Puoi spiegarci come è strutturato questo blocco?
Sì. Sto facendo ottimi allenamenti, sedute molto solide e anche tanto volume. La preparazione procede bene. E queste sedute servono soprattutto a lavorare sul ritmo maratona e sul recupero…
Giacomo Podetti aggiunge: « In queste sedute corre 4.000 metri forte, poi 1.000 metri che non sono davvero recupero, ma soltanto un po’ più lenti. È una simulazione di quello che potrebbe succedere a New York. Senza lepri non si sa chi lancerà l’accelerazione, né quando. A volte si aumenta il ritmo, a volte si rallenta, e fino al 25° chilometro non si sa come prenderà forma la gara. Per questo fa più sedute di questo tipo, invece di limitarsi ai lunghi, che comunque continua a fare: la settimana scorsa ha corso 38 km e ha provato diverse soluzioni. Questa settimana farà un’altra seduta e un lungo venerdì, quindi siamo ancora in una fase di carico importante. Poi il chilometraggio diminuirà. »
Qualche giorno fa hai corso quasi 27 km a ritmo maratona, con alcuni test sul tapis roulant prima e dopo la seduta. Di che test si trattava e che cosa ti dicono a tre settimane dalla gara? Sei nella forma della tua vita?
Servono soltanto a verificare che cosa è cambiato e che cosa è rimasto uguale. Soprattutto il consumo di ossigeno e l’economia di corsa. E il secondo passaggio sul tapis roulant serve soprattutto a verificare come risponde il corpo quando è stanco.
Giacomo Podetti prosegue : « Non conosciamo ancora i risultati. Avevamo fatto questi test prima di Parigi e li abbiamo ripetuti adesso. Non confermano nulla, servono solo a monitorare la situazione. Non sono il suo allenatore, sono soltanto un collega, ma possiamo dire questo: prima di Parigi avevamo determinati valori, prima di New York ne abbiamo altri. La prossima volta sapremo come confrontarli. Non facciamo questi test per stabilire se è in forma oppure no. Sul tapis roulant, oltre a VO2 e lattato, facciamo molte analisi video. Ha corso 6 km sul tapis roulant, poi 27 km all’aperto e infine altri 5 km sul tapis roulant. In questo modo vediamo quanto peggiora la sua economia di corsa tra l’inizio e la fine, e che cosa si può migliorare, sul piano fisico e mentale. »
Parliamo dei tuoi avversari a New York e di un atleta che conosci molto bene: Andreas Almgren. Lì farà il suo esordio in maratona e, sui 42 km, la tua esperienza potrebbe essere un vantaggio. Ci sarà una gara nella gara contro un altro europeo? Come affronti questo duello?
Sì, è un atleta fortissimo. Per me è un’ispirazione, perché in pochi anni è passato dai 1.500 metri in pista all’esordio in maratona. Spero che per lui vada tutto bene. Quello che ho visto agli Europei e soprattutto a Copenaghen è incredibile.
Ma so che la maratona è un altro sport. Dopo i 30, 32, 35 km si entra in un altro sport. E non è detto che chi corre forte la mezza maratona vada bene anche in maratona. Non vedo l’ora di vederlo a New York, ma penso sia meglio concentrarmi su me stesso e fare del mio meglio. Ci saranno molti atleti fortissimi, forse 10-15. Non si tratta di analizzare ogni atleta potenzialmente pericoloso, ma soprattutto di pensare a me e alla mia gara.
Tra il sogno della vittoria e un piazzamento nella top 10, quale risultato ti farà dire la sera della gara: «È stato un successo, sono felicissimo»?
Ho una piccola possibilità. Tra la top 10 e la vittoria… devo solo fare del mio meglio e aspettare di vedere quale sarà il mio massimo quel giorno. So di avere una piccola possibilità di vincere e di essere in grado di farcela.
So di avere una piccola possibilità di vincere e di essere in grado di farcela.
In allenamento sembri trovarti bene sia con le LightSpray Cloudboom Strike 2 sia con le Cloudboom Strike 2 con i lacci. Con quale correrai a New York?
Userò la LS, quella senza lacci. La preferisco, è molto comoda da infilare. È quella che uso in gara: anche a Parigi ho corso con la LS senza lacci e ho vinto con quelle scarpe. È comodissima, la adoro. È come una Mercedes. Quando appoggi il piede sull’asfalto, è tutto molto, molto morbido.
Dopo New York arriveranno i Mondiali del 2027 e forse i Giochi olimpici di Los Angeles 2028. Qual è l’obiettivo ultimo della tua carriera da maratoneta?
Nel 2027 il mio obiettivo sono i Mondiali di Pechino. E il grande obiettivo della mia carriera è Los Angeles. LA 2028: arrivarci da grande maratoneta, con esperienza e un personale intorno alle 2h03', 2h02'.
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