Maratona di Boston 2026: John Korir firma un nuovo record sul percorso
Boston non delude mai. Ma alcune edizioni lasciano il segno più di altre. La 130ª Maratona di Boston ha confermato la magia che si crea tra Hopkinton e Boylston Street. C’erano tutti gli ingredienti per una grande gara: cielo sereno, temperature fresche intorno ai 5 °C, un leggero vento a favore e una start list stellare. Come ogni Patriots’ Day, migliaia di spettatori si sono radunati lungo il percorso e hanno potuto assistere al dominio assoluto di John Korir e Sharon Lokedi. I due keniani conservano il titolo con autorità, in 2h18’51 per lei e, soprattutto, in 2h01’52 per lui. Korir demolisce il precedente record del percorso, che resisteva da 15 anni. Una prestazione stratosferica su un tracciato così esigente. Il racconto di una giornata destinata a entrare nella storia della maratona.
Una gara maschile spettacolare, dominata da un immenso John Korir
La gara parte forte. Molto forte. Sfruttando il profilo in discesa, diversi outsider come Rory Linkletter, Zouhair Talbi e Hendrik Pfeiffer prendono l’iniziativa e impongono un ritmo elevato. Alle loro spalle, i favoriti osservano. John Korir e Benson Kipruto restano coperti in un gruppo compatto di una ventina di atleti. Una strategia classica a Boston. Qui la gara non si vince nei primi 15 chilometri.
Il passaggio al Wellesley College, nel mitico Scream Tunnel, regala il primo brivido. Il pubblico incita, i corridori rispondono. Si vede persino lo statunitense Clayton Young staccarsi dal gruppo per andare a battere le mani con la folla. Ma la vera gara comincia più avanti.
Intorno alla mezza maratona, la situazione si accende. Lemi Berhanu attacca. È il primo a passare al giro di boa, in 1h01’43. Ma questa volta John Korir reagisce immediatamente e non gli permette di andarsene. In quel momento bisogna restare a contatto con il gruppo di testa. Anche Milkesa Mengesha si inserisce nella lotta e prova l’azione solitaria. Per diversi chilometri la gara diventa un autentico gioco dello yo-yo, con attacchi in ogni direzione. Questa è la Maratona di Boston.
Poi arriva Newton. E con Newton… entra in scena la selezione naturale. Le salite si susseguono, i corridori rallentano. Avvicinandosi a Heartbreak Hill, John Korir decide che è il momento. Un’accelerazione netta, pulita, quasi fredda. Raggiunge Milkesa Mengesha, lo stacca… e non si volta più.
Alle sue spalle, Alphonce Simbu e Benson Kipruto provano a limitare i danni. Ma il distacco aumenta. Trenta secondi, poi ancora di più. Davanti, Korir vola. Letteralmente. La sua falcata è fluida, il volto concentrato e impassibile. Scende verso Boston con un’azione impressionante. Si volta più volte perché sa che i due inseguitori hanno un grande sprint finale. Ma oggi è troppo forte. Arriva finalmente su Boylston Street, solo al comando.
Con il sorriso stampato sul volto e in un’atmosfera eccezionale, John Korir taglia il traguardo in 2h01’52, nuovo record del percorso, 15 anni dopo quello di Geoffrey Mutai. Una prestazione straordinaria, capace di far sognare tutti gli appassionati di maratona, su un tracciato che non perdona nulla. Korir conferma di essere oggi uno dei migliori maratoneti al mondo.
Alle sue spalle, la battaglia è serratissima. Alphonce Simbu si prende con uno sprint il secondo posto davanti a Benson Kipruto. Quest’anno il podio è eccezionale: tutti gli atleti sono scesi sotto il precedente record del percorso. Boston aveva promesso sulla carta uno dei cast di élite più competitivi della storia… e ha mantenuto la parola. Una gara spettacolare dall’inizio alla fine, con attacchi continui e un finale da apoteosi per John Korir.
Sapevo che avrei difeso il mio titolo, ma non pensavo di correre così forte. Per molti anni ho avuto in mente il record del percorso (ndr: 2h03’02, stabilito da Geoffrey Mutai nel 2011) e ringrazio Dio per averlo finalmente raggiunto oggi.
Classifica uomini
1. John Korir (Kenya) 2h01’52 (nuovo record del percorso)
2. Alphonce Simbu (Tanzania) 2h02’47
3. Benson Kipruto (Kenya) 2h02’50
4. Hailemariam Kiros (Etiopia) 2h03’42
5. Zouhair Talbi (Stati Uniti) 2h03’45
6. Tebello Ramakongoana (Lesotho) 2h04’18
7. Charles Hicks (Stati Uniti) 2h04’35
8. Richard Ringer (Germania) 2h04’47
9. Alex Masai (Kenya) 2h05’32
10. Milkesa Mengesha (Etiopia) 2h05’35
11. Clayton Young (Stati Uniti) 2h05’41
12. Ryan Ford (Stati Uniti) 2h05’46
13. Joe Klecker (Stati Uniti) 2h05’56
14. Rory Linkletter (Canada) 2h06’04
15. Yemane Haileselassie (Eritrea) 2h06’06
16. Nicholas Kipkorir (Kenya) 2h06’07
Sharon Lokedi concede il bis con autorità
Dieci minuti dopo gli uomini, parte anche la gara femminile. Un parterre denso e internazionale, con 18 nazionalità rappresentate. L’avvio è più prudente rispetto a quello degli uomini. Si forma rapidamente un gruppo compatto di una ventina di atlete. Le statunitensi Dakotah Popehn e Kodi Kleven animano i primi chilometri, ma senza creare veri distacchi.
Al passaggio alla mezza in 1h11’02, è ancora tutto aperto. Poi, gradualmente, inizia la selezione. Annie Frisbie prova l’azione solitaria. Alle sue spalle, le favorite restano pazienti. Tra loro c’è una presenza discreta ma ben posizionata: Sharon Lokedi.
Come nella gara maschile, tutto si decide sulle Newton Hills. Avvicinandosi a Heartbreak Hill, il gruppo esplode. Restano soltanto poche pretendenti. Sharon Lokedi, Irine Cheptai e Loice Chemnung.
Poi arriva il momento decisivo. Sharon Lokedi accelera. Un attacco netto, deciso. Irine Cheptai prova a seguirla… ma non tiene. Lokedi aumenta il margine metro dopo metro, falcata dopo falcata. Nella discesa verso Boston è impressionante. Potente, rilassata, imprendibile. È la terza volta che corre qui, a Boston. Conosce la gara alla perfezione. L’anno scorso aveva anche firmato il record del percorso in 2h17’22, dopo un duello memorabile con la grande rivale Hellen Obiri. Oggi quest’ultima non c’è, avendo scelto di correre a Londra, e il ritmo è leggermente più lento: una situazione che favorisce chiaramente Lokedi.
Arriva su Boylston Street sorridendo. Un sorriso dopo una gara gestita con assoluta padronanza. Sharon Lokedi vince in 2h18’51, firmando uno storico back-to-back. Alle sue spalle Loice Chemnung chiude seconda e Mary Ngugi-Cooper completa un podio tutto keniano.
Da segnalare anche la splendida prestazione della statunitense Jess McClain, autrice della miglior prestazione americana di sempre a Boston.
Classifica donne
1. Sharon Lokedi (Kenya) 2h18’51
2. Loice Chemnung (Kenya) 2h19’35
3. Mary Ngugi-Cooper (Kenya) 2h20’07
4. Mercy Chelangat (Kenya) 2h20’30
5. Jess McClain (Stati Uniti) 2h20’49
6. Irine Cheptai (Kenya) 2h20’54
7. Workenesh Edesa (Etiopia) 2h21’52
8. Annie Frisbie (Stati Uniti) 2h22’00
9. Emily Sisson (Stati Uniti) 2h22’39
10. Carrie Ellwood (Stati Uniti) 2h22’53
11. Bedatu Hirpa (Etiopia) 2h23’58
12. Dakotah Popehn (Stati Uniti) 2h24’04
13. Elena Hayday (Stati Uniti) 2h24’45
14. Kodi Kleven (Stati Uniti) 2h24’48
15. Amanda Vestri (Stati Uniti) 2h24’49
16. Isobel Batt-Doyle (Australia) 2h25’06
Gli americani non deludono
E poi bisogna parlare degli americani. Perché a Boston, naturalmente, tutti li aspettano. È il loro monumento, la loro maratona più prestigiosa, l’appuntamento più carico di storia, quello a cui bisogna esserci quando si vuole contare sulla scena mondiale. E quest’anno, con uno dei cast più competitivi nella storia della gara, non hanno deluso. Tra gli uomini, Zouhair Talbi chiude quinto in 2h03’45, la miglior prestazione mai realizzata da uno statunitense, davanti a Charles Hicks, settimo in 2h04’35, anche lui sotto il precedente riferimento americano. E ha appena 24 anni, alla sua seconda maratona in carriera… Semplicemente eccezionale. Ma non è finita. Alle loro spalle la densità è impressionante: Clayton Young in 2h05’41, Ryan Ford in 2h05’46 e Joe Klecker in 2h05’56. Cinque americani sotto le 2h06 in una maratona come Boston: non era mai successo.
Tra le donne, Jess McClain è stata eccezionale: quinta in 2h20’49, miglior statunitense di giornata e nuova miglior prestazione americana a Boston, davanti a Annie Frisbie (2h22’00), Emily Sisson (2h22’39) e Carrie Ellwood (2h22’53), tutte nella top 10. Boston ha mostrato quest’anno che la maratona americana non vive più soltanto di poche stelle come Conner Mantz o Clayton Young. Ora c’è molta più gente, e di grande livello. Una profondità e una densità che crescono di anno in anno. In vista dei Giochi di Los Angeles 2028, che si svolgeranno in casa, questa concorrenza promette una battaglia appassionante per conquistare i tre posti sulla linea di partenza olimpica. La selezione statunitense si svolgerà durante una maratona organizzata da USA Track & Field, dove i primi tre classificati otterranno il pass per i Giochi.
La Maratona di Boston 2026 resterà un’edizione eccezionale. Il record del percorso maschile conferma John Korir tra i migliori maratoneti della storia. Un doppio successo storico, con due vincitori capaci di difendere il titolo. Una densità impressionante, con 13 uomini sotto le 2h06 e 10 donne sotto le 2h23. Ma oltre i numeri, a Boston resta sempre la stessa cosa. L’emozione. È una gara che va meritata. Che si comprende con il tempo. Che si vive intensamente, dal primo miglio di Hopkinton fino al traguardo di Boylston Street. E anche quest’anno ci ha ricordato perché resta… la maratona delle maratone.
✓ Tutti i risultati della Maratona di Boston 2026