Maratona di Vienna 2026, Fanny Kiprotich dirige e Tigist Gezahagn vince al millimetro
2h06'53" per Fanny Kiprotich, 2h20'06" per Tigist Gezahagn, una top 5 maschile compatta sotto le 2h10' e un duello femminile deciso al secondo: la Maratona di Vienna ha offerto un'edizione 2026 veloce, leggibile e senza tempi morti. Sui grandi viali della capitale austriaca, i leader hanno imposto il proprio ritmo, mentre alle loro spalle i cronometri si allineavano con una regolarità quasi clinica.
Dai primi chilometri, il ritmo fa capire subito l'andamento della gara. Nessun giro di ricognizione, Vienna preferisce scenari diretti. Il keniano Fanny Kiprotich si sistema rapidamente nel gruppo giusto, poi trasforma la corsa in una dimostrazione progressiva. Nessun cambio di ritmo spettacolare, ma un'andatura che logora, seleziona e alla fine fa il vuoto. Al traguardo, 2h06'53". Pulito, netto, senza sbavature.
Alle sue spalle, l'eritreo Oqbe Kibrom prova a restare sullo stesso passo. Resistenza solida, ma la spaccatura arriva nell'ultimo terzo. 2h08'10" per il secondo posto, con la sensazione di aver a lungo strizzato l'occhio a qualcosa di meglio. Il podio si completa con un altro keniano, Charles Mneria in 2h08'42", opportunista in un finale in cui le posizioni si consolidano più di quanto si conquistino.
Più indietro, il blocco keniano continua a far valere la propria densità. Samwel Kiptoo (2h09'03") e Simon Mwangi (2h09'05") restano in quella zona in cui ogni secondo pesa. Il primo atleta non africano, l'ungherese Ádám Lomb, entra in top 10 con 2h12'48" (8°), mentre il beniamino di casa Andreas Vojta chiude la maratona in 2h15'07", nono e solido riferimento nazionale.
L'eleganza del duello femminile, allo sprint o quasi
Tra le donne, lo scenario cambia completamente. Meno gestione, più tensione. E alla fine un arrivo deciso da appena dodici secondi. L'etiope Tigist Gezahagn dimostra lucidità negli ultimi chilometri. 2h20'06", con il margine sufficiente a contenere il ritorno della connazionale Haftamnesh Tesfaye (2h20'18"), autrice di un finale in grande rimonta. Una gara in due tempi: controllo e poi resistenza.
Alle loro spalle, Hellen Chepkorir (2h23'48") completa il podio dopo una gara regolare, sempre a contatto ma mai davvero in grado di lottare per la vittoria. La top 10 conferma la densità del campo. Faith Chepkoech (2h28'10") precede di un soffio Tegest Ymer (2h28'15"), mentre Mary Zeneida Granja (2h28'29") e l'americana Lindsay Flanagan (2h28'34") completano un gruppo molto compatto.
Lo sguardo francese, tra apprendistato e traguardi tagliati
Sul fronte francese, la giornata ha offerto sfumature diverse. Tredicesimo al traguardo, Valentin Marchand chiude in 2h28'08", in una gara condizionata dal ritmo elevato imposto fin dall'inizio, che lascia poco spazio all'improvvisazione. Una prestazione che si inserisce in un percorso di crescita, su un tracciato che non perdona le imprecisioni. Tra le donne, Marion Simonin scende sotto le tre ore (2h59'18") e chiude al 19° posto. Una barriera simbolica, sempre carica di emozione, soprattutto in una maratona in cui la regolarità resta la chiave.