Maratona di Parigi 2026: Jimmy Gressier, Michou, Laure Manaudou… Tutto quello che non avete visto

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Maratona di Parigi 2026: Jimmy Gressier, Michou, Laure Manaudou… Tutto quello che non avete visto
© Amandine Martin / Marathons.com

Sui 42,195 km, la Maratona di Parigi non si è limitata a incoronare dei tempi. Tra principesse in scarpe da corsa, sfide scientifiche, notti in bianco e costumi improbabili, la gara ha mostrato soprattutto un altro volto del running, più libero, inatteso e quasi fuori dagli schemi.

In mezzo alle migliaia di pettorali, era difficile non notare quella sagoma scura uscita direttamente dalla saga di Star Wars. Alla Maratona di Parigi, un corridore travestito da Darth Vader avanzava imperturbabile, come se quei 42,195 chilometri facessero parte della sceneggiatura. Dietro la maschera, nessuna messinscena forzata: semplicemente un altro modo di vivere la gara.

Poco più avanti, l’atmosfera cambiava completamente. Alcuni partecipanti si fermavano per improvvisare una partita a beer pong durante la gara. Bicchieri schierati, tiri provati tra un chilometro e l’altro, risate che spezzavano la fatica. La stessa logica, pochi metri più in là, trasformava un bersaglio per le freccette a una stazione di ristoro in una pausa all’insegna del gioco.

Nella stessa scia, Isaure Delhay ha probabilmente regalato una delle immagini più memorabili della giornata. A 22 anni, studentessa di medicina e appassionata di corsa, non si è limitata a presentarsi alla partenza. Ha scelto di farlo con un abito da ballo rosso e una tiara in testa, come una principessa lanciata all’assalto dei 42 chilometri.

Lontano dall’essere una semplice trovata pubblicitaria, il gesto aveva un significato preciso. Chiudendo la maratona in 3h50 con quell’abbigliamento improbabile, voleva soprattutto attirare l’attenzione su un tema raramente messo in luce: le cure palliative. Uno striscione fissato alla sua sagoma ricordava il motivo per cui correva, trasformando ogni passo in una presa di posizione.

Quando la maratona diventa una doppia sfida

Tra le storie più sorprendenti, quella di Segan Bouicher riassume da sola lo spirito della giornata. In bilico tra esitazione e sfida personale, alla fine ha deciso di non scegliere. Correre la maratona e sottoporsi contemporaneamente al test fisiologico.

L’obiettivo era capire se il famigerato “muro del 30° chilometro” dipendesse più dal fisico o dalla mente. Risultato: un solido 2h46’47 e uno splendido 583° posto al traguardo. Una prestazione tanto scientifica quanto sportiva, in un contesto totalmente sperimentale.

Notti brevi e scommesse folli

Altra sequenza improbabile, quella di Gambi. Il rapper ha inanellato gli estremi nell’arco di un fine settimana. Un’esibizione notturna a Nantes, terminata verso le 3 del mattino, qualche ora di viaggio e poi la partenza sugli Champs-Élysées per divorare i 42,195 km.

In condizioni tutt’altro che ottimali, il franciliano ha comunque chiuso la prova in 3h26, a una media vicina a 4’51/km. Una prestazione solida, quasi secondaria rispetto alla sceneggiatura complessiva: prima il palco musicale, poi la linea di partenza con un recupero ridotto al minimo.

Volti famosi… tornati corridori qualunque

Accanto al rapper sulla linea di partenza, alcuni volti attiravano inevitabilmente l’attenzione. Michou, abituato ai milioni di visualizzazioni, si è ritrovato in un’altra realtà: quella di una prima maratona in cui ogni chilometro va conquistato. Anche Diane Leyre, ex Miss France, ha lasciato i riflettori per affrontare la fatica nuda e cruda, incoraggiata da Sylvie Tellier, che abbiamo potuto intravedere lungo il percorso.

Su un altro piano, Laure Manaudou ha lasciato la piscina per affrontare l’asfalto. Una transizione impegnativa, in cui la resistenza si costruisce in modo diverso. Al suo fianco, Jimmy Gressier, riferimento del fondo francese con ambizioni sulla distanza sempre più alte, e Matthias Dandois, pluricampione del mondo di BMX, si sono immersi in un gruppo dove i ruoli si cancellano rapidamente.

Anche Gautier Capuçon, figura di primo piano della musica classica, ha eseguito un’altra partitura. Niente palco, niente orchestra: solo un ritmo dettato dalla strada e dalle sensazioni.

Tra ironia e prestazioni sorprendenti

C’è chi sceglie l’originalità senza rinunciare all’ambizione. Axel Ramponi, in completo a tre pezzi, ha chiuso la maratona in 2h54’47, lontano dalle 2h49 dell’anno scorso. Dietro l’immagine fuori dagli schemi, una prestazione vera, precisa e solida. E poi ci sono quelli che, senza correre, lasciano il segno sulla giornata. Arnaud Tsamère, a bordo percorso, alterna incoraggiamenti e battute. I volti si contraggono, poi si distendono. A volte bastano pochi secondi per rimettere in moto una falcata.

La maratona, senza filtri

In mezzo a tanta leggerezza, alcune scene ricordano la realtà della fatica. Un corridore si storce la caviglia e viene soccorso dai pompieri. La storia potrebbe finire lì. E invece continua. Riparte, avanza come può, rifiuta di arrendersi.

Più avanti, un uomo di 92 anni taglia il traguardo. Il giapponese Koichi Kitabatake portava a termine per la settima volta questo percorso parigino in 7h21’37. Senza messinscene, quasi in silenzio. Una prestazione che va ben oltre il cronometro e che riassume da sola ciò che rappresenta una maratona.

La Maratona di Parigi non cambia nella distanza. 42,195 km, sempre. Ma tutto il resto si evolve. Domenica, la capitale ha visto sfilare molto più di una gara: un mosaico di personaggi, storie e modi diversi di vivere la fatica. Tra ironia, prestazioni e momenti sospesi, ognuno ha scritto la propria versione della maratona. E in fondo, forse è proprio questo che resta più a lungo dopo il traguardo.

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