Maratona di Boston, i 5 passaggi chiave e come affrontarli al meglio

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Da Clément Laborieux

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Maratona di Boston, i 5 passaggi chiave e come affrontarli al meglio
© Boston Athletic Association

Tra pochi giorni la Maratona di Boston celebrerà la sua 130ª edizione. E, come ogni terzo lunedì di aprile, intorno a questa gara aleggerà qualcosa che non si ritrova da nessun’altra parte. Boston non è solo una maratona. È un rito di passaggio. Una leggenda vivente. La maratona annuale più antica del mondo, un monumento del running e, probabilmente, quella che fa sognare di più gli appassionati di cronometro. Il 20 aprile 2026, migliaia di corridori partiranno da Hopkinton verso Boylston Street per scrivere il proprio capitolo su quel rettilineo mitico. Il punto è che qualificarsi per Boston è solo metà della storia. Avere il proprio BQ, conquistare il pettorale, salire sull’autobus all’alba… tutto questo è già enorme. Ma poi bisogna correre Boston. E correre Boston è un’altra storia. Perché il percorso nasconde trappole dal primo all’ultimo chilometro. Perché non c’è praticamente un metro pianeggiante. Perché le discese distruggono i quadricipiti prima di presentare, con un sorriso beffardo, le Newton Hills e la celebre Heartbreak Hill. E perché l’atmosfera, la storia, la folla, l’emozione… spingono tutti a partire troppo forte. Molto troppo forte. Marathons.com vi svela i cinque passaggi chiave della Maratona di Boston e, soprattutto, come affrontarli con intelligenza.

1. Hopkinton, la partenza in discesa che può compromettere la gara

La maratona comincia a Hopkinton e, quasi subito, il percorso si tuffa in una discesa brutale. Sulla carta sembra un regalo. Nelle gambe, però, è spesso una trappola. I primi chilometri sono i più ripidi e ingannevoli di tutta la gara. Con la freschezza e l’entusiasmo della partenza, il ritmo obiettivo sembra quasi ridicolmente facile. È proprio lì che molti runner compromettono la propria gara senza rendersene conto.

Perché il problema di Boston non sono soltanto le salite. Sono soprattutto quelle discese ripetute, che mandano in crisi i quadricipiti se si frena troppo o, al contrario, se si spinge troppo. Se lasciate che sia la gravità a dettare il ritmo, rischiate di pagare il conto molto più avanti, quando tutti parleranno di Heartbreak Hill anche se il vero danno sarà stato fatto parecchio prima.

Il riflesso giusto è quasi controintuitivo: rallentare di proposito. Ma senza esagerare. Non fino al punto di correre rigidi, ovviamente. Mantenere una cadenza elevata, accorciare leggermente il passo, lasciar scorrere il corpo in discesa senza aggredire l’asfalto. Bisogna scendere senza distruggersi. È la scelta dei corridori intelligenti.

Boston è una maratona mitica e durissima: ecco i 5 passaggi chiave del percorso e i consigli per affrontarla al meglio.© Boston Athletic Association

2. Framingham, Natick, Wellesley, il tratto scorrevole per trovare il ritmo

Tra il 10° chilometro e la mezza, Boston si fa più tranquilla. Non pianeggiante, perché a Boston non c’è nulla di veramente piatto, ma più leggibile. È spesso qui che si riesce finalmente a trovare un ritmo da maratona. Si attraversano Framingham, Natick e poi Wellesley, passando per il mitico Scream Tunnel, quel corridoio di rumore assordante all’altezza della mezza, dove le studentesse del Wellesley College urlano come se ne andasse della loro vita. Un ricordo impossibile da dimenticare per chi partecipa.

La trappola, qui, è lasciarsi trascinare dall’euforia. L’atmosfera è talmente intensa che sembra di essere dentro un film. I corridori si sentono invincibili. Ma è proprio il momento in cui bisogna restare lucidi e concentrati sulla propria gara.

Questo tratto non serve a “guadagnare tempo”. Serve a trovare il proprio flow. A impostare uno sforzo regolare. A bere con continuità, a non saltare i ristori, a tenere tranquilla la frequenza cardiaca. Il consiglio più utile è correre a sensazione e non restare incollati ai dati del GPS. Se dopo Wellesley le sensazioni sono ancora facili, è un ottimo segnale. Se le gambe bruciano già, il conto da pagare a Newton e poi a Boston rischia di essere salatissimo.

3. La curva di Newton Lower Falls e la caserma, dove la gara cambia volto

Si parla spesso delle Newton Hills, ma ancora prima di arrivarci c’è un momento decisivo che molti sottovalutano. Al chilometro 25 si affronta una discesa piuttosto brusca, poco prima della celebre caserma dei pompieri di Newton. E all’improvviso la maratona cambia sapore.

È un passaggio profondamente bostoniano. La gente si accalca ai lati, l’atmosfera è elettrica. È il punto in cui si capisce che la parte facile è finita e che la vera battaglia sta per cominciare, alle porte delle salite di Newton.

Il consiglio è anticipare mentalmente questo momento e dividere la gara per non subirla: prima della caserma, dopo la caserma. Già questo aiuta moltissimo. Perché Boston premia i corridori istintivi, quelli che restano dentro la propria gara, non chi corre con il naso incollato al proprio orologio.

4. Le Newton Hills e Heartbreak Hill, il passaggio più celebre…

Ecco il tratto di cui parlano tutti. Le Newton Hills. Quattro salite consecutive, più o meno tra il 25° e il 35° chilometro, con Heartbreak Hill come gran finale, intorno al km 32. Non hanno pendenze mostruose. Una passeggiata per i trail runner più puri. Ma arrivano nel momento peggiore, quando le gambe hanno già incassato le discese, l’energia comincia a scarseggiare e il respiro si fa più pesante… Insomma, quando la maratona diventa davvero quello che è.

Il grande errore è voler mantenere a tutti i costi il ritmo maratona. Pessima idea. A Boston, il ritmo costante è un’illusione. Ciò che deve restare costante è lo sforzo. Bisogna accettare di rallentare sulle salite. Accorciare il passo, ascoltare il cuore, mantenere una corsa pulita.

Heartbreak Hill ha una reputazione quasi teatrale. In realtà non è così devastante, ma è rivelatrice. Se ci arrivate con ancora un po’ di benzina, diventa gestibile. Questo tratto al 3,3% e lungo 600 metri non sembra poi così terribile sulla carta… Ma se il serbatoio è già vuoto, diventa interminabile. Per questo si dice spesso che a Boston non si guadagna nulla sulle Newton Hills… ma si può perdere tutto.

E poi c’è il pubblico, soprattutto il pubblico. Migliaia di spettatori sono ammassati ai lati. Tutti in piedi sulle transenne, davanti all’iconico negozio di running Heartbreak Hill Running Company. Le urla, gli incoraggiamenti, la gioia, la passione sfrenata degli americani e quella sensazione potentissima che il mondo intero vi stia guardando e voglia vedervi arrivare al traguardo. Poche gare al mondo regalano emozioni come la Maratona di Boston.

5. Il cartello Citgo e l’arrivo su Boylston Street, la ricompensa… se avete ancora gambe

Dopo Heartbreak Hill ci si avvicina al gran finale. Una lunga discesa verso Boston si apre davanti ai corridori. Proprio in quel momento la gara mostra due dei suoi ultimi grandi simboli. Prima il cartello Citgo. I runner lo conoscono bene per un motivo semplice: una volta superato, manca solo un piccolo miglio al traguardo. Ma è lì, visibile da lontano, fin troppo lontano. Sospeso sopra la città, sembra quasi prendersi gioco dei corridori. Sembra così vicino. In realtà no. Galleggia sopra le loro speranze come una promessa un po’ crudele. Poi arrivano due strade iconiche della maratona, Hereford e Boylston, nel cuore di Boston. La svolta a destra. Un rumore incessante. Decine di migliaia di spettatori. Poi l’ultima svolta a sinistra. E quel rettilineo finale che tutti abbiamo visto mille volte in fotografia.

La trappola è pensare: ormai è fatta, è finita. Ma se siete allo stremo, Boylston può sembrare interminabile. Questo viale è magnifico, certo, ma il rettilineo è lungo 500 metri. A quel punto della gara non è poco. Se però avete ancora energia, il momento diventa magico. È un regalo vero e proprio. L’atmosfera è pazzesca. Un momento da vivere almeno una volta nella vita di un corridore. Lasciarsi trasportare dall’energia collettiva, svuotare il serbatoio e assaporare l’istante dopo anni di allenamento: è questo il momento giusto.

E poi c’è un ultimo dettaglio che molti dimenticano… prima di entrare completamente nella frenesia di Boston, resta ancora un passaggio delicato, un dettaglio del percorso che a quel punto può farsi sentire parecchio. Al chilometro 41 i corridori passano sotto il ponte di Massachusetts Avenue. Un breve momento di solitudine, senza spettatori, con un leggero dislivello che in quel momento della gara sembra una montagna. Un tratto un po’ spezzagambe, ma per fortuna dura solo pochi metri.

Boston è una maratona mitica e durissima: ecco i 5 passaggi chiave del percorso e i consigli per affrontarla al meglio.© Boston Athletic Association

La Maratona di Boston è una gara di sensazioni, istinto e lettura del terreno. Premia meno i corridori ossessionati dal ritmo e più quelli capaci di capire cosa chiede il percorso. Qui non si forza un tempo. Si tratta con la strada. Si ascoltano le gambe. Si rispettano le discese. Si sopravvive alle salite. E, se tutto va bene, si percorrono gli ultimi chilometri con qualcosa che assomiglia alla gratitudine e un orgoglio immenso. Tra quattro giorni, la 130ª edizione scriverà ancora nuove storie tra Hopkinton e Boylston Street. Alcune saranno gloriose, altre più accidentate. Ma tutte avranno quel profumo così particolare che solo Boston sa regalare. Ed è anche per questo che la amiamo così tanto.

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