Morte improvvisa nella corsa: capire i rischi e come prevenirla
Ogni anno alcuni runner muoiono durante lo sforzo. Se la morte improvvisa nello sport resta un evento raro, ricorda l’importanza dello screening, dell’ascolto dei segnali d’allarme e di una pratica commisurata al proprio stato di salute. Cause, fattori di rischio e prevenzione.
✓ Analisi con il medico legale e trail runner, vincitrice Charlotte Allain.
Lo scorso 9 maggio, un runner di 42 anni è stato colpito da un arresto cardiaco al 38° chilometro del Trail des Forts. Soccorso sul posto e trasportato in ospedale, è poi deceduto. Poche settimane dopo, un uomo di 50 anni ha perso la vita durante La Pyrénénne, una gara nel 20° arrondissement di Parigi, prima che un altro runner di 30 anni morisse su una pista di atletica della Val-d’Oise. Tragedie che hanno segnato profondamente la comunità del running e che si sono verificate in un contesto particolare, dopo che diverse ondate di calore avevano portato all’annullamento di numerose gare e alla chiusura degli impianti all’aperto.
Se questi eventi suscitano una forte emozione, sollevano anche una domanda fondamentale: com’è possibile che sportivi talvolta allenati e apparentemente in buona salute siano colpiti da un arresto cardiaco durante lo sforzo? Dietro questi fatti di cronaca c’è una realtà medica ben nota: la morte improvvisa nello sport.
Rara ma temuta, può essere favorita da alcune patologie cardiache non diagnosticate, da condizioni climatiche estreme o da una pratica non adeguata alle capacità del runner. Un’analisi di questo fenomeno ricorda quanto siano importanti screening e prevenzione.
La morte improvvisa nello sport, un fenomeno raro ma reale
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la morte improvvisa corrisponde al decesso inatteso di una persona apparentemente sana, entro un’ora dalla comparsa dei primi sintomi. È quindi imprevedibile. Questo non significa che chi ama la corsa debba allenarsi nella paura. Controlli regolari dal medico di base o da un cardiologo permettono in particolare di individuare alcune patologie cardiache che possono aumentare il rischio durante uno sforzo intenso, senza però offrire una garanzia assoluta.
Il rischio resta contenuto. La Fondation Coeur & Recherche stima che la morte improvvisa colpisca circa 1 abitante su 1.000 ogni anno, vale a dire quasi 60.000 persone l’anno in Francia, anche se i dati restano imprecisi. Riguarda soprattutto gli uomini, con una frequenza da tre a quattro volte superiore a quella osservata nelle donne, e raggiunge il picco tra i 45 e i 75 anni. «Le persone più esposte sono quelle che praticano attività sportiva a livello amatoriale o che riprendono a fare attività fisica dopo i 50 anni», aggiunge Charlotte Allain, medico legale e vincitrice della gara di 62 km del Trail des Forts.
Secondo un’analisi pubblicata nel 2021 da Marijon e dai suoi collaboratori sulla rivista Archives des Maladies du Coeur et des Vaisseaux — Pratique, in Francia sono stati censiti 820 casi di morte improvvisa associata alla pratica sportiva nell’arco di cinque anni. I dati provengono dal registro francese avviato nel 2005 dal Centre d’expertise mort subite de Paris (Paris-CEMS), condotto sulla popolazione generale in 60 dipartimenti. Tenendo conto dei casi non registrati, gli autori stimano che ogni anno si verifichino circa 1.000 decessi in questo contesto, mentre la morte improvvisa del giovane atleta agonista rappresenta non più del 5% dei casi censiti tra gli sportivi.
I soggetti più a rischio non sono quelli con una patologia nota e un’attività fisica seguita dal punto di vista medico, ma quelli con una patologia non diagnosticata.
Perché un runner apparentemente sano può morire?
Nonostante tutte le precauzioni, non è possibile escludere del tutto il rischio di morte improvvisa. Poiché spesso si verifica durante uno sforzo in presenza di una patologia cardiaca non conosciuta, si potrebbe pensare che quest’ultima avrebbe dovuto essere diagnosticata prima. Ma a volte sfugge.
Peccato, perché individuare un’anomalia permette di inquadrare meglio la pratica sportiva. E non impedisce necessariamente al runner di partecipare a un trail o a una gara su strada. «I soggetti più a rischio non sono quelli con una patologia nota e un’attività fisica seguita dal punto di vista medico, ma quelli con una patologia non diagnosticata», precisa Charlotte Allain.
Alcune malattie, come quelle delle arterie coronarie (accumulo aterosclerotico), della conduzione elettrica del cuore (disturbi del ritmo cardiaco) o del muscolo cardiaco (cardiomiopatia ipertrofica), possono restare silenti per anni prima di manifestarsi durante uno sforzo fisico. Poiché il cuore è sottoposto a un carico maggiore durante l’attività, queste patologie, definite da Charlotte Allain «invisibili a riposo», possono emergere.
In generale, i runner più esposti sono quelli che presentano fattori di rischio cardiovascolare come età, obesità, fumo o dislipidemia/ipercolesterolemia. Anche la familiarità può avere un ruolo.
Il caldo, un rischio in più
La morte improvvisa, spesso legata a una patologia cardiaca non conosciuta, va distinta dal colpo di calore da sforzo, detto anche ipertermia da sforzo. Questa condizione può verificarsi anche in assenza di una patologia cardiaca sottostante. È il risultato di un’alterazione della termoregolazione dell’organismo durante uno sforzo muscolare intenso ed è favorita, tra gli altri fattori, da un ambiente caldo e umido che limita la capacità di sudare.
In alcuni casi i due fenomeni possono sovrapporsi, quando un runner con una patologia cardiaca è esposto a temperature elevate. È impossibile stabilire con precisione il peso rispettivo delle patologie preesistenti e dei fattori esterni, come disidratazione o intensità dello sforzo. «Le autopsie non vengono eseguite sistematicamente e le analisi dei campioni prelevati durante le autopsie ancora meno. Nella maggior parte dei casi, quindi, la causa precisa del decesso non viene identificata e ci mancano dati sulla morte improvvisa nello sport», sottolinea la ricercatrice, che si occupa di morti improvvise nel suo lavoro. L’origine di un decesso avvenuto durante un’attività sportiva è spesso multifattoriale e combina una possibile patologia cardiaca non diagnosticata, uno sforzo fisico intenso o prolungato e condizioni climatiche estreme.
Prevenire significa sottoporsi a controlli e ascoltare i segnali d’allarme
La prevenzione resta il modo migliore per evitare la morte improvvisa nello sport. Guardare i video per ottenere il Pass de Prévention Santé (PPS), ovviamente, non basta. Una visita dal medico di base o dal cardiologo, con un’anamnesi mirata e, se necessario, un elettrocardiogramma, esami del sangue o anche un test da sforzo, è molto più efficace per valutare i rischi.
Alcuni segnali devono far scattare un campanello d’allarme e non vanno trascurati: comparsa di malessere, palpitazioni, dolore o senso di oppressione al petto, soprattutto se i sintomi sono legati allo sforzo. Anche una stanchezza insolita, a riposo o durante l’attività, e un recente calo delle prestazioni sportive dovrebbero spingere a consultare un medico. La morte improvvisa di un familiare, soprattutto se ne è stata individuata la causa e sono state diagnosticate patologie cardiache come infarto del miocardio, malattie del muscolo cardiaco o disturbi del ritmo, può rappresentare un campanello d’allarme anche per noi. «Quando la causa precisa del decesso viene determinata, è possibile sottoporre a screening anche i familiari dello sportivo, che potrebbero essere affetti dalla stessa patologia», conclude la medico e trail runner di Besançon.
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