Ultra Back To Life: quando l’ultra-trail diventa rigenerazione ecologica
© Lucas Sylvestro

Ultra Back To Life: quando l’ultra-trail diventa rigenerazione ecologica

CP
Da Charles-Emmanuel Pean

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Dal 28 al 30 novembre, a Saint-Siméon-de-Bressieux, l’Ultra Back To Life (UBTL), promosso dall’associazione Abundita e dal suo fondatore Clément Chapel, ha proposto un nuovo modo di intendere la performance sportiva. Unendo ultra-endurance, azioni concrete per la biodiversità e sensibilizzazione dei più giovani, l’evento è innovativo. E promettente.

I grandi eventi sportivi sollevano regolarmente interrogativi sul loro impatto ambientale, come si è visto nelle ultime edizioni dell’UTMB, al Tour de France, in Formula 1… Nessuno sport di alto livello è immune e la corsa non fa eccezione. È in questo contesto di riflessione sull’impatto ambientale collettivo che è nato l’UBTL, l’Ultra Back To Life. La prima edizione di questa gara, andata in scena a fine novembre 2025, aveva un’ambizione precisa: trasformare una competizione in uno strumento di rigenerazione, anziché in una fonte di degrado. Un format davvero originale, capace di restituire al territorio che ospita la gara più di quanto gli sottragga. Il risultato? In un solo fine settimana, tutti i partecipanti hanno piantato oltre 500 alberi e non si sono fermati lì.

Un altro modo di pensare l’ultra-trail

Per 48 ore, gli atleti presenti a Saint-Siméon-de-Bressieux, nell’Isère, tra cui alcuni nomi già noti ai lettori più assidui di marathons.com, hanno alternato tratti di corsa di ultra-endurance e azioni concrete a favore dell’ambiente. Piantumazione di alberi, creazione di habitat naturali, raccolta dei rifiuti, momenti didattici e laboratori di sensibilizzazione. Al centro del progetto ideato da Clément Chapel e dai suoi compagni d’avventura c’erano due squadre simboliche, il Polmone Verde, la foresta, e il Polmone Blu, l’oceano. Si sono sfidate in una competizione in cui la performance sportiva non era l’unico parametro per misurare il risultato.

A qualche giorno dalla gara, la sfida non era ancora finita. Clément, organizzatore soddisfatto, era ancora al lavoro: «Stiamo ancora facendo il punto sul conteggio dei rifiuti. Non so chi abbia vinto la gara. La classifica sta prendendo forma lentamente, sarà tiratissima». Il vincitore di questa prima edizione? Corentin Michel, arrivato alla gara in bicicletta da Lione, 65 km, che durante la competizione ha percorso 201 km, ma soprattutto ha piantato 27 alberi e raccolto diversi chili di rifiuti.

Per stilare la classifica, l’UBTL ha introdotto un sistema di punteggio inedito, basato su quattro dimensioni:
La performance sportiva
L’impronta carbonica della squadra
Le azioni a favore della biodiversità
Il contributo didattico

Per il suo organizzatore, la gara è stata un successo pieno, innanzitutto per l’impegno dei volontari, la partecipazione dei servizi tecnici del Comune di Saint-Siméon-de-Bressieux e l’entusiasmo dei corridori: «il bilancio è ottimo, il fine settimana è stato fantastico. E tutti i corridori hanno vissuto la gara più epica della loro vita. Erano tutti entusiasti, credo. Hanno partecipato alle attività 400 alunni, oltre agli studenti delle superiori, al Comune, ai suoi servizi tecnici, a 50 volontari, 50 corridori e forse 100 curiosi durante tutto il fine settimana. In totale abbiamo coinvolto quasi 1000 persone. Non ha prezzo. C’era anche una grande varietà sociale, e questo è altrettanto prezioso: per noi è un segnale del successo dell’iniziativa. L’eredità della gara è ricca. È il momento di assaporare ciò che è stato fatto. Personalmente, ci ho lavorato per un anno».

Venerdì 28 novembre alle 14:00, l’evento è stato simbolicamente inaugurato da quasi 300 alunni, che hanno dato il via alla gara con una staffetta solidale a favore di Action Contre la Faim, prima di lasciare spazio agli ultra-trailer. Erano presenti diverse figure note del trail impegnato, tra cui Nicolas Vandenelsken e Olivier Maria. Anche Xavier Thévenard ha salutato l’iniziativa.

Il bilancio è ottimo, il fine settimana è stato fantastico. E tutti i corridori hanno vissuto la gara più epica della loro vita.

Clément Chapel

Un’iniziativa che nasce dal percorso del suo ideatore

Se l’UBTL ha visto la luce è perché il suo ideatore, attraverso l’associazione Abundita, porta avanti una visione precisa: usare lo sport per cambiare le cose. Qui l’obiettivo non è soltanto ridurre l’impatto ambientale, ma contribuire attivamente al ripristino degli ecosistemi. Da dove nasce questa convinzione di Clément Chapel, laureato in Management del turismo sportivo?

«Sono sempre stato guidato dallo sport. Da bambino pensavo che, una volta cresciuto, avrei preso la mia borsa da calcio e sarei andato a giocare nei Girondins de Bordeaux, sorride. Sei anni fa ho iniziato a praticare sport con una finalità sociale, dopo aver preso coscienza dell’impatto ambientale e della gestione dei rifiuti. Ho iniziato a correre e a raccogliere rifiuti. Alla fine ho fondato l’associazione Ploggathon, dalla fusione tra plogging, un concetto nato in Svezia che unisce sport ed ecologia, e maratona. Grazie a questa esperienza ho scoperto il fattore umano e non avevo mai immaginato la forza che potesse avere, con tante persone straordinarie che hanno portato avanti il progetto. Una volta entrato in questo mondo, non sono più riuscito a lasciarlo. Oggi dobbiamo darci da fare per cambiare le cose e lo sport può essere un motore. Con l’associazione abbiamo battuto più volte il record mondiale di plogging, per portare il tema al centro dell’attenzione.»

Da allora Ploggathon ha lasciato il posto all’associazione Abundita, che ha raccolto il testimone aggiungendo nuovi livelli d’azione: «La sola raccolta dei rifiuti non ci bastava: siamo passati a una fase successiva, con pulizia, attività di bonifica e piantumazione di alberi, con l’obiettivo di creare frutteti civici e siepi da frutto nelle scuole. Poi l’anno scorso ho partecipato ai Campionati del mondo di plogging e mi sono venute alcune idee per il format UBTL. Abbiamo riunito persone sensibili a questo tema e la gara è nata così.»

Piantare, trasmettere, ripristinare: l’impatto concreto dell’UBTL

Uno degli elementi distintivi dell’Ultra Back To Life sta nella chiarezza dei suoi obiettivi ambientali e didattici. I numeri dell’UBTL 2025 raccontano un impatto positivo sorprendente:

525 alberi e arbusti da frutto piantati,
20 metri di siepi secche assemblate,
1 nido per allocchi installato,
500 tonnellate di CO₂ stoccate in modo permanente,
La creazione di un giardino-foresta ludico-didattico,
La creazione di 3 stagni ecologici,
30 kg di rifiuti raccolti e smaltiti,
500 bambini sensibilizzati grazie a una settimana didattica organizzata con il Lycée Professionnel Saint-Exupéry di Saint-Siméon-de-Bressieux dal 24 al 30 novembre.

La dimensione educativa rappresenta uno degli assi portanti dell’evento. Coinvolgendo studenti e insegnanti in laboratori, momenti di confronto e incontri con gli atleti, l’UBTL inserisce la questione ambientale in un percorso di trasmissione intergenerazionale. La presenza di 300 alunni alla staffetta solidale inaugurale ha dato concretezza a questa volontà. Le piantumazioni e la creazione di habitat naturali sono invece azioni tangibili, radicate nel territorio.

L’obiettivo è generare benefici destinati a durare ben oltre il fine settimana di gara: un ecosistema ripristinato, un pozzo di carbonio potenziato e uno spazio didattico che le scuole locali potranno utilizzare negli anni a venire. Associando queste azioni a un format di ultra-trail, l’UBTL propone un’equazione originale e mette in discussione i modelli tradizionali degli eventi, aprendo una nuova strada. «Siamo consapevoli che il format dello sport rigenerativo non sostituirà tutte le gare, ma porta qualcosa di diverso che vogliamo promuovere. C’è molto più del cronometro. Con questa gara vogliamo aprire delle brecce, dare idee.»

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