Vortex Race: la gara che dà alla testa (e fa girare le gambe)

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Vortex Race: la gara che dà alla testa (e fa girare le gambe)
© Vortex Race

A Losanna hanno avuto un'idea un po' folle: trasformare un edificio circolare in una pista da corsa. Il risultato? Una rampa di 2,8 km, otto piani da scalare e 2.000 corridori pronti a girare in tondo… fino al tetto. Benvenuti alla Vortex Race, la gara più fuori di testa del calendario svizzero.

Nel campus dell'Università di Losanna, giovedì 16 ottobre il Vortex attira già gli sguardi. Un enorme anello di vetro e cemento poggiato su pilastri, costruito per ospitare gli atleti dei Giochi olimpici giovanili del 2020 e poi trasformato in residenza universitaria. Otto piani collegati da una rampa interna continua, con una pendenza di appena l'1% ma lunga 2,8 km. Quanto basta per farsi venire qualche idea.

Una sera, alcuni studenti si lanciano una sfida: « E se salissimo fino in cima? ». Il genere di battuta che finisce per trasformarsi in un evento ufficiale. Qualche anno dopo, la Vortex Race è già alla quinta edizione e fa registrare il tutto esaurito.

Correre in tondo, ma non per niente

Il principio sembra semplice: si parte dall'esterno, ci si infila nella rampa, si salgono gli otto piani fino al tetto… e si ridiscende in senso inverso. Ma all'arrivo, le facce raccontano un'altra storia. La salita dolce diventa un supplizio silenzioso, la curva continua mette a dura prova le gambe e la ripetizione dei giri finisce per mandare in confusione la testa. « È una gara che non assomiglia a nessun'altra, raccontava un partecipante a France 3 Alpes. Non abbiamo punti di riferimento, giriamo e non sappiamo più bene a che punto siamo. Ma quando arrivi in cima, il panorama e l'atmosfera ripagano di tutta la fatica. »

Tra vertigini e orgoglio, ognuno trova il proprio ritmo. C'è chi spinge per il tempo, chi partecipa solo per curiosità: correre dentro un edificio universitario non capita tutti i giorni.

Una follia organizzata alla perfezione

Per quanto sembri una sfida tra amici, l'evento è organizzato al millimetro. Partenze a ondate, musica, animazione e studenti volontari dappertutto. Due formati tra cui scegliere: la versione “Campus”, circa 7 km con un passaggio all'esterno prima di imboccare la rampa, e la versione “Classica”, più breve, per concentrarsi sulla spirale.

Ogni anno sono attesi quasi 2.000 corridori, provenienti da tutta la Svizzera francese e anche da oltreconfine. Edizione dopo edizione, la Vortex Race si è conquistata un posto tra le gare più divertenti del Paese. C'è chi la descrive come “la più folle dell'anno” (La Tribune non ha esagerato). Sul tetto, una vista a 360 gradi su Losanna e sul lago Lemano. In basso, un DJ, food truck e un'atmosfera alla buona. Qui siamo lontani dal rigore delle grandi maratone: la parola d'ordine è divertirsi in modo diverso.

Due francesi nella top 10

Sono bastati poco più di 20 minuti, 21'19 per l'esattezza, allo svizzero Maxime Fluri per divorare la salita nella prova da 7 km. A pochi secondi di distanza, i connazionali Rico Punter (21'33) e Max Witteveen (21'36) si prendevano i posti sul podio, mentre due francesi si contendevano un piazzamento tra i primi dieci. Il giovane Simon Guillou ha chiuso la salita all'8° posto (22'52), mentre Mathiss Maury ha tagliato il traguardo in decima posizione, con il tempo di 22'59.

Il corpo, la mente e un pizzico di follia

Sulla carta, la pendenza non sembra temibile. L'1% non è niente. Almeno finché non dura quasi tre chilometri, senza pause né rettilinei. Le gambe bruciano, i polpacci tirano e il cervello va in tilt. Nessun riferimento visivo, nessuna curva a sinistra o a destra: solo questa curva continua e ipnotica che finisce per trascinarti in uno stato d'animo piuttosto strano.

C'è chi ci vede una metafora della vita da studente. Altri un semplice pretesto per spostare un po' più in là i propri limiti. Un corridore l'ha riassunta così: « Pensi che non stia salendo, ma quando arrivi in cima hai dato tutto. »

Un UFO nel mondo della corsa

In un panorama del running spesso ingabbiato tra asfalto, cronometro, ristori e medaglie, la Vortex Race rompe gli schemi. Non ha bisogno di panorami alpini né di rettilinei a perdita d'occhio: il suo scenario è l'architettura. La sua atmosfera è l'energia del campus. La sua anima è l'idea di prendersi gioco della quotidianità, di reinventare un luogo e trasformarlo in un terreno di gioco.

L'evento dimostra che una corsa può essere allo stesso tempo seria e leggera, competitiva e fuori dagli schemi. Una sfida, certo, ma senza prendersi troppo sul serio.

Girare in tondo… ma non invano

Nella Vortex Race c'è qualcosa di quasi poetico. Un anello perfetto, un giro su se stessi, una salita senza montagna. I corridori girano, salgono, sudano, ridono, poi ridiscendono con la strana sensazione di aver preso parte a un momento speciale. Mentre altri accumulano chilometri nelle maratone cittadine, loro scelgono di salire all'interno di un edificio circolare, semplicemente per il gusto della sfida. E forse anche per il simbolo: in un mondo in cui tutto gira, qualcuno ha scelto di farlo correndo.

Quindi, se siete stanchi dei rettilinei, amate le gare un po' folli e i ricordi che restano, la direzione è la Svizzera. Girare in tondo non è mai stato così bello.

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