Maratona di New York, il percorso km per km e le trappole da evitare
© New York Road Runners

Maratona di New York, il percorso km per km e le trappole da evitare

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Da Clément Laborieux

Pubblicato il mer 28 ottobre 2026

La Maratona di New York non è una maratona come le altre. Un'energia travolgente, grattacieli che fanno girare la testa, una difficoltà che non si può aggirare: è fatta a immagine della Grande Mela, e il suo prestigio è all'altezza della sfida. Prima di tagliare il traguardo a Central Park, infatti, ai runner spetta un'avventura vera e propria. I suoi 42,195 km sono tutt'altro che una passeggiata: tra i cinque ponti e un dislivello per nulla trascurabile, New York si corre con le gambe, ma anche con il cuore. Per i quasi 60.000 fortunati che calcano l'asfalto newyorkese ogni anno a inizio novembre, la parola d'ordine è essere pronti a un tracciato tanto duro quanto magico. In questo articolo ne trovi un'analisi approfondita: dislivello, momenti clou, difficoltà settore per settore e trappole da evitare per fare della Maratona di New York la gara più bella della tua vita.

New York e la maratona: una storia di passione e follia

Se si potesse fare una sola maratona nella vita, sarebbe probabilmente questa. La Maratona di New York incarna il meglio che il running possa offrire: un'atmosfera elettrica con oltre due milioni di spettatori a festeggiare i runner, un percorso iconico attraverso i cinque borough della città e decine di migliaia di corridori che seguono le orme dei migliori maratoneti del mondo, partiti per primi. Correre New York significa capire quanto siamo fortunati a praticare questo sport. È il punto d'incontro di tutte le emozioni: quando la follia della Grande Mela incontra la passione per la maratona, il cocktail regala un'esperienza indimenticabile, che va oltre lo sport.

Cinque ponti, 250 m di D+ e un pubblico in delirio. Il percorso della Maratona di New York e le trappole da evitare per viverla a fondo.© New York Road Runners

Organizzata dalla storica associazione New York Road Runners, la Maratona di New York è carica di storia. Tutto comincia il 13 settembre 1970 a Central Park: 127 corridori pagano 1 dollaro d'iscrizione per fare quattro giri del parco, e solo 55 arrivano al traguardo. Il vincitore, Gary Muhrcke, è un pompiere newyorkese appena uscito dal turno di notte. Nel 1976 la gara lascia Central Park per attraversare i cinque borough, e nel 2026 questo percorso compie 50 anni. Una bella coincidenza. Membro fondatore delle World Marathon Majors, la Maratona di New York ha un'influenza enorme sul running di tutto il mondo. Anche il suo peso economico è impressionante: l'edizione 2025 ha generato quasi 1 miliardo di dollari di ricadute per la città. La corsa porta letteralmente New York in giro per il mondo.

A rendere magica questa gara contano anche la sua unicità e la sua durezza. Il percorso è punto a punto, da un capo all'altro della città. Non è il classico anello e non si viene qui per inseguire i tempi più veloci, ma per scoprire il meglio di New York. E quale modo migliore di una passeggiata nel cuore dei suoi 5 borough per mostrare il patrimonio della città? Con la partenza a Staten Island e l'arrivo a Central Park, in pieno centro a Manhattan, i corridori esplorano letteralmente ogni angolo. In un'epoca in cui tutte le gare puntano a essere sempre più veloci, New York resta fedele al suo DNA: autentica, festosa, iconica. Benvenuti a New York.

Il percorso nel dettaglio

La prima cosa da sapere, e la maggior parte dei corridori lo sa già, è che New York non è una maratona piatta. Il percorso conta circa 250 m di D+, ma il dislivello non è distribuito in modo uniforme: si concentra sui ponti e negli ultimi 10 chilometri. Con tutti questi cambi di ritmo, è una gara da gestire sullo sforzo, non sul passo.

Km 0-3: la partenza sul ponte di Verrazzano

Qui la gara comincia ben prima del colpo di cannone. La logistica incide parecchio sulla mattinata e sulla partenza. Fort Wadsworth è diviso in tre enormi zone di partenza (blu, arancione e rosa) e con quasi 60.000 corridori sembra un formicaio. Controlla in anticipo colore e ondata riportati sul pettorale: il colore determina il villaggio e la linea di partenza, l'ondata l'orario. Le élite femminili partono verso le 8:35, gli uomini verso le 9:05, e le ondate degli amatori si susseguono poi fino alle 11:30 circa.

Si parte direttamente sul ponte di Verrazzano. Il rumore degli elicotteri, l'inno americano, poi il colpo di cannone e la voce di Frank Sinatra che attacca «New York, New York» creano un'atmosfera magica. Brividi garantiti. Poi, una volta sul ponte, tutto questo lascia il posto al silenzio e al rumore delle falcate di migliaia di corridori.

Il ponte di Verrazzano è la prima difficoltà del percorso. La pendenza ti fa accumulare quasi 45 m di dislivello positivo in circa 1,6 km. Usa questa salita come riscaldamento: inutile spingere troppo e sprecare energie adesso. Dal ponte la vista sullo skyline di Manhattan, in lontananza, è splendida... ma ti ricorda anche quanta strada resta da fare. Il chilometro e mezzo successivo scende di 60 m verso Brooklyn e ti permette di sciogliere le gambe e far calare le pulsazioni. Da sapere: i pettorali blu e arancioni corrono in genere sulla parte superiore del ponte, i rosa su quella inferiore, dove il GPS dell'orologio può dare i numeri. Non fidarti troppo del passo mostrato nei primi chilometri.

Km 3-13: Brooklyn e il grande rettilineo di Fourth Avenue

Dopo la discesa attraversi Bay Ridge e imbocchi Fourth Avenue, un lungo viale rettilineo e quasi del tutto piatto. Ideale per ritrovare le sensazioni e prendere il passo maratona. I tre tracciati colorati seguono itinerari leggermente diversi a Bay Ridge, poi si ritrovano su Fourth Avenue verso il km 5, ciascuno nella propria corsia. In questo tratto le strade sono piene di gente ed è qui che l'atmosfera newyorkese ti investe per la prima volta. Attenzione a non farti trascinare: molti partono troppo forte in questi primi chilometri a Brooklyn.

Km 13-21: l'energia della folla su Lafayette Avenue e la calma di Williamsburg

Al km 13, all'altezza della Brooklyn Academy of Music, i tre flussi di corridori si riuniscono e diventano uno solo. Qui lasci una grande arteria per Lafayette Avenue, una strada più stretta dove gli spettatori sono ammassati ai lati in modo fittissimo. È il momento della prima scarica di adrenalina. L'atmosfera è folle. I newyorkesi sono sui marciapiedi, sugli alberi, sui davanzali, sui tetti: tutti lì a incitare i runner. Le facciate di mattoni funzionano come un anfiteatro, trattengono il rumore dell'incitamento e delle band e lo rimandano dritto sui corridori. Siamo nell'epicentro della grande festa di quartiere di Brooklyn. Molti raccontano di un turbine di emozioni, perché il pubblico è abbastanza vicino da guardarti negli occhi, porgerti un bicchiere e urlare il tuo nome a pochi centimetri. Sembra davvero di essere al Tour de France. Attenzione però: l'unione dei tre flussi e il restringimento della strada possono creare un ingorgo. Qui conviene godersi l'atmosfera senza voler superare tutti quelli che hai intorno.

A Fort Greene e Clinton Hill, Lafayette ti riserva anche una piccola gobba. Poi si fila su Bedford Avenue attraverso Williamsburg. Verso il km 18 il percorso attraversa il quartiere chassidico, dove gli abitanti seguono tradizionalmente la gara in silenzio, prima che la parte più festosa di Williamsburg riprenda verso il km 19. Dopo Greenpoint, il ponte Pulaski segna esattamente la metà gara: una breve salita e sei nel Queens.

Km 21-26: il Queens e il silenzio del ponte di Queensboro

Il passaggio a Long Island City è breve e ti porta a uno dei momenti più particolari del percorso: la traversata del ponte di Queensboro. È il tratto più lungo senza ristori dalla partenza. Sul ponte corri sul livello inferiore, senza spettatori. Il rumore della folla sparisce di colpo e senti solo le falcate e il tuo respiro. La salita dura circa un chilometro, con quasi 30 m di dislivello positivo, prima della discesa verso Manhattan. Arriva verso il km 24, quando la fatica comincia a farsi sentire... Corri sullo sforzo più che sul passo. Accetta di perdere qualche secondo. Sulla parte inferiore del ponte il GPS dell'orologio rischia anche di impazzire. Niente panico.

Questo ponte ha anche qualcosa di speciale. Lontano dalla folla, ti permette di concentrarti su te stesso, di fare il punto sulle sensazioni e di cominciare a capire fin dove potrà spingersi il tuo corpo oggi. Con lo skyline di Manhattan che si staglia tra le travi d'acciaio, è uno dei passaggi più iconici della gara: va vissuto per essere creduto. E soprattutto questa parentesi ti prepara alla nuova scarica di adrenalina che ti aspetta nei chilometri successivi…

Km 26-32: il muro del suono di First Avenue

In fondo al ponte giri su First Avenue e il silenzio lascia il posto al celebre wall of sound. Questo muro del suono è senza dubbio uno dei passaggi più rumorosi del percorso. Migliaia di persone ti aspettano e ti incitano a squarciagola. Dopo la curva risali verso nord per circa 5 km su un viale larghissimo in mezzo ai grattacieli, attraverso l'Upper East Side e poi East Harlem, su un profilo scorrevole. Verso il km 29 uno stand distribuisce gel Maurten: è l'ultimo della gara, quindi prendilo o assicurati di avere i tuoi con te.

È un passaggio strategico del percorso, e anche uno dei più pericolosi per la tua gara. L'errore tipico è lasciarsi trascinare dall'atmosfera e accelerare. Dopo il silenzio del Queensboro è facile farsi travolgere dall'emozione della folla. Proprio per questo, in questo momento serve lucidità per restare concentrati e mantenere un ritmo regolare. Non è il momento di infiammarsi: manca ancora tanta strada, 16 km per l'esattezza, e il difficile deve ancora venire.

Km 32-34: il Bronx, con un tracciato modificato nel 2026

Entri nel Bronx dal ponte di Willis Avenue, al km 32. È qui che la maratona comincia a dettare legge. Intorno a te, chi è partito troppo forte si schianta contro il muro e i gel diventano difficili da buttare giù. Ma bisogna continuare ad avanzare. La rampa del ponte è breve, una dozzina di metri di salita, ma a questo punto della gara sembra molto più ripida di quanto sia. Le gambe si fanno pesanti, la testa comincia a cedere, ma bisogna tenere la rotta.

Quest'anno il percorso cambia per la prima volta in 15 anni, con una nuova versione che ha meno curve. L'obiettivo degli organizzatori era semplicemente rendere la vita più facile ai residenti del quartiere durante l'evento.

Nel Bronx la folla è molto meno fitta e l'atmosfera contrasta con quella di First Avenue, anche se qualche gruppo di residenti anima il passaggio. Buona notizia: a parte i due ponti, il profilo è piatto. La vera sfida è mentale, mantenere lo sforzo quando la fatica si fa sentire. Al km 34 il ponte di Madison Avenue ti riporta a Manhattan. Gli spettatori sventolano spesso cartelli «Last Damn Bridge» («l'ultimo maledetto ponte»): è infatti il quinto e ultimo ponte del percorso. Ci sei quasi.

Km 34-38,5: Harlem e la salita di Fifth Avenue

Tornato a Manhattan, attraversi Harlem prima di filare dritto verso sud su Fifth Avenue, costeggiando Central Park. Il traguardo si avvicina ma è ancora lontano, e questo passaggio è una difficoltà che molti sottovalutano: la salita di Fifth Avenue si fa sentire eccome nelle gambe. Con una trentina di metri di dislivello positivo su circa 1,5 km, è lunga e dura anche per la testa. Soprattutto arriva verso il km 37, quando le gambe sono già piuttosto provate e la testa ti ordina di fermarti. È qui che l'energia risparmiata su First Avenue poco prima fa tutta la differenza. Per fortuna la folla è presente in massa a spingere i corridori oltre i propri limiti, e lo scenario, con i palazzi da una parte e Central Park dall'altra, su uno dei viali più belli della città, dà la forza per continuare.

Km 38,5-42,195: Central Park

Verso il km 38,5 entri finalmente a Central Park, all'altezza della 90ª Strada. È un momento chiave della gara: il traguardo non è mai stato così vicino, ma resta ancora un ostacolo da superare. Il parco scende nel complesso, ma la strada è costellata di brevi gobbe che spezzano il ritmo, due delle quali di una dozzina di metri ciascuna. Questi cambi di ritmo sono molto impegnativi per il corpo e per la testa: bisogna rilanciare l'andatura più volte. Non è facile quando le riserve sono quasi a secco. All'uscita dal parco, verso il km 40, costeggi Central Park South fino a Columbus Circle, poi rientri nel parco per gli ultimi 400 metri. Stavolta è quella giusta. L'arco del traguardo è all'orizzonte e ti invade la sensazione del dovere compiuto. Il profumo di un arrivo in maratona è sempre magico, ma a New York ha un sapore tutto particolare.

Le 5 trappole da evitare

Attraversare i suoi cinque borough, superare i suoi ponti, farsi spingere dall'energia della folla: New York non ha eguali. È un'energia particolare, una maratona speciale. Qui si viene per correre 42,195 km, ma il senso va ben oltre la gara: si viene per superare se stessi, per rendere omaggio a una persona cara che se n'è andata troppo presto, per combattere la malattia, per aiutare gli altri, per condividere un momento di gioia, per celebrare la vita e l'umanità. La Maratona di New York appartiene a tutti i corridori e a tutti i newyorkesi, e quella giornata è un simbolo di vita e di libertà. Ma in questo turbine di emozioni le trappole sono numerose. Il percorso può spingerti a infiammarti nel momento sbagliato. Per godersi davvero la gara serve testa fredda. Ecco le cinque trappole da evitare.

  1. Stancarsi prima del via. Metti in conto la lunga attesa al villaggio di partenza e regola la colazione in base all'orario della tua ondata. Porta con te uno snack digeribile per mantenere le scorte di glicogeno, nella sacca trasparente ufficiale, l'unica ammessa al villaggio. E non dimenticare di indossare abiti usa e getta per stare al caldo prima della partenza: verranno raccolti e donati.

  2. Partire troppo forte. Tre momenti di euforia possono tenderti il tranello: la discesa del Verrazzano, Brooklyn e First Avenue. Resta concentrato e lucido quando l'adrenalina sale. Fifth Avenue e il finale a Central Park sono molto impegnativi: conserva energie per la fine della gara.

  3. Correre sul passo anziché sullo sforzo. Sui ponti e su Fifth Avenue bisogna accettare di perdere qualche secondo al chilometro, tanto più che può metterci lo zampino anche il vento. Quello che lasci nelle salite lo recuperi nelle discese, senza forzare.

  4. Fidarsi ciecamente dell'orologio. Sui ponti e tra i grattacieli di Manhattan il GPS va spesso in tilt, e a New York la distanza segnata finisce in genere per essere più lunga di 42,195 km. Affidati piuttosto ai cartelli ai lati della strada. Attenzione: il percorso è segnalato a ogni miglio, mentre i chilometri sono indicati solo ogni 5.

  5. Trascurare l'alimentazione. I gel Maurten vengono distribuiti verso i km 19 e 29, ma agli stand ci sarà molta gente. Sii autonomo e porta con te i tuoi gel. E se conti su quelli della gara, provali in allenamento prima del grande giorno.

A New York non corri solo 42,195 km: attraversi una città mitica e i suoi cinque borough, spinto da due milioni di spettatori. Gestisci lo sforzo, resta lucido nei momenti di euforia, e la Maratona di New York potrebbe davvero diventare la gara più bella della tua vita. Come dicevamo in apertura, New York si corre con le gambe, ma anche con il cuore. È running, certo, ma qui la maratona va ben oltre lo sport. “If you can make it there, you'll make it anywhere.”

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