Running e fotografia, l’arte di catturare l’attimo

Running e fotografia, l’arte di catturare l’attimo

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Da Linford Dirou

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Nell’epoca dei social network e della crescente popolarità della corsa, la fotografia dedicata al running non è mai stata così presente. Che sia puramente descrittiva o più artistica, tra mosso creativo e inquadrature fuori dagli schemi, l’atleta è diventato il soggetto prediletto di chi «scrive con la luce». Il corridore si inserisce in un ambiente naturale o urbano, da solo o in gruppo, riconoscibile oppure no, come il protagonista di un’opera da ammirare. Alanis Duc e Tom Carrascosa, fotografi e videomaker sportivi nonché runner, raccontano la loro fascinazione per questo tipo di fotografia.

Nel 2025, 12,4 milioni di francesi dichiarano di correre, di cui 8 milioni almeno una volta alla settimana. Un entusiasmo in crescita, visibile anche sui social network come Instagram. Se infilarsi le scarpe da running è una passione, spesso lo è altrettanto condividere la propria pratica online. Anche per sentirsi parte della grande comunità dei runner. Alcuni fotografi si sono innamorati di questo mondo così affascinante, fino a farne il loro genere prediletto. È il caso di Alanis Duc (@alanis_pic_) e Tom Carrascosa (@tomahawk.__), che praticano parallelamente la corsa ad alto livello.

«Sono immersa nella fotografia sportiva da quando ero piccolissima», esordisce Alanis Duc, fotografa e videomaker sportiva freelance, nonché trail runner di alto livello, selezionata nel 2019 per i Campionati europei di corsa in montagna a Zermatt e più volte medagliata di bronzo ai Campionati francesi juniores e promesse di trail e corsa in montagna. «Avendo praticato diversi sport, ho iniziato a fotografare in modo naturale, perché mi piaceva l’idea di scattare al momento giusto e trovarmi nel posto giusto, per esempio quando il corridore assume la posizione perfetta. È questo che mi ha conquistata fin dall’inizio», riassume l’interessata.

Per Tom Carrascosa, fotografo e videomaker sportivo nonché mezzofondista, autore di 14’43” sui 5000 m e 30’37” sui 10 km, il bello è «riuscire a tirare fuori le idee che hai in testa e, soprattutto, trasmettere dei messaggi. Attraverso un’immagine si possono trasmettere messaggi potentissimi, perché si fissa un istante che non rivedremo mai più. Anche la foto più semplice può trafiggere il cuore di chi la guarda, grazie al messaggio che porta con sé. È questo che mi motiva davvero e mi spinge a essere creativo», spiega l’appassionato.

L’occhio del fotografo, affinato dall’esperienza del corridore

Alanis Duc conferma di sentirsi più a suo agio con la fotografia sportiva perché pratica sport e quindi li conosce. La plurimedagliata ai Campionati francesi di trail e corsa in montagna pensa che le sarebbe difficile cogliere il «gesto giusto» in una disciplina diversa dalla propria. Nella corsa, invece, sa esattamente dove posizionarsi, quando scattare e come catturare l’emozione. «Ciò che mi attrae è l’azione, la possibilità di cogliere il momento giusto quando tutto accade rapidamente. Lo vivo come un gioco, in cui l’obiettivo è trovare quel gesto perfetto», racconta la specialista.

Tom Carrascosa trova il suo soggetto prediletto nella corsa, lo sport che pratica anche ad alto livello. «Penso che la corsa sia lo sport più difficile e impegnativo del mondo, quindi è interessante che fotografi specializzati sappiano valorizzarla», sostiene l’atleta. Secondo il fotografo, il running è la disciplina che riesce a far emergere più emozioni attraverso le immagini. Anche perché questa attività è parte integrante della sua quotidianità.

Per lui, questo mondo è libero da razzismo e antisemitismo e non esclude nessuno per sesso o religione. «Grazie ai fotografi, l’umanità può sperare di stare meglio dentro questa bolla di benessere che è la corsa».

Catturare le immagini per rendere eterne le emozioni

Con il passare degli anni e delle esperienze sportive, Alanis Duc ha capito che scrivere con la luce è molto più di un semplice passatempo. «Non pensavo di poter provare così tante emozioni fotografando una persona mentre corre», racconta l’atleta, ricordando le immagini scattate al fratello gemello Mattéo mentre andava verso un titolo nazionale. «Non è facile fotografare qualcuno quando sei emozionata. A volte le emozioni possono travolgerti, ed è qualcosa che ho imparato nel corso della mia carriera. In quei momenti mi ripeto di non venire meno alla mia missione di fotografa, anche se in quell’istante mi sento sopraffatta

La giovane fotografa ritrova la stessa intensità anche nelle sconfitte dei corridori. Fotografare qualcuno che fallisce significa provare «molte emozioni, anche se non sono le stesse.» La trail runner si è chiesta spesso se fosse davvero necessario immortalare una sconfitta. «Lo è, perché i momenti di tristezza sono talvolta i più forti e i più significativi, e spesso sono proprio le foto che restano più impresse. La mia idea di fotografia è cambiata: prima cercavo il gesto giusto, oggi inseguo soprattutto l’emozione, nel posto giusto e al momento giusto. Mi piace pensare di aver scattato quella foto perché in quell’istante aveva un significato», spiega Alanis Duc.

Cita come esempio la foto dell’arrivo di Sylvain Cachard a El Paso nel 2022, quando il corridore tagliò il traguardo con il titolo di campione europeo di corsa in montagna in tasca. «Sai che il ricordo che conserverà sarà la tua foto. Provo orgoglio per aver immortalato il suo trionfo, quell’incredibile sensazione di essere campione d’Europa, e per permettergli di conservarne una traccia. Fotografo anche per rendere felici le persone, felici di custodire un ricordo sportivo e di prolungare un evento. Quando guarderanno quell’immagine, torneranno con la mente ai loro ricordi, dolorosi o felici che siano. Se ci riesco, ho fatto il mio lavoro di fotografa

Per Alanis Duc, la fotografia è soprattutto uno dei modi migliori per rendere più duraturo un ricordo, quello di un momento preciso, perché con il tempo la memoria ne sfuma i dettagli. Una foto, insomma, è il modo migliore per rendere eterno un istante. «Sta tutto nel trovare, per esempio, il momento più significativo di un arrivo. È l’attimo esatto in cui l’atleta taglia il traguardo, quello appena prima o appena dopo? Oppure la partenza, una zona di assistenza o un momento di dubbio in mezzo alla montagna? Sei tu a decidere quale sia il momento più rappresentativo e capace di durare nel ricordo di uno sportivo. È questo che mi piace: è sempre un gioco, ma un gioco che si è evoluto e ha nuove regole

Fotografare il corridore amatore, un libro aperto di storie e messaggi

Tom Carrascosa preferisce seguire la gente comune, il corridore amatore, non necessariamente l’atleta internazionale. «Ho seguito sportivi di altissimo livello, alcuni hanno partecipato ai Giochi olimpici, ma non sono le esperienze che ricordo più volentieri.» Quando la passione diventa un lavoro a tutti gli effetti, emozioni e fragilità tendono a scomparire e correre diventa quasi un gesto meccanico, come un qualsiasi impiego. Da qui la sua attrazione per il «signor o la signora Qualunque», per chi «si fa un mazzo così in gara», per passione, per mettersi alla prova, per riscattarsi dalle vicissitudini della vita o per dimostrare a se stesso di essere capace di compiere grandi imprese.

«Ciò che mi emoziona è il cuore del gruppo, dove le persone si costruiscono una vita parallela attraverso lo sport, e riuscire a valorizzarla è incredibile», sorride il filantropo. Colui che sui social si chiama tomahawk._ è stato spesso colpito dagli ultratrail, che portano con sé molte «storie e messaggi».

La fotografia è il suo piacere «molto semplice e personale», intriso di soggettività. Quando uno spettatore adora un’immagine, un altro può detestarla. «È questa la forza della fotografia», precisa il corridore. «La mia macchina fotografica è un’estensione di me stesso. Adoro andare in giro con lei, scatto foto perché è la mia raccolta, i miei paraocchi, una bolla di benessere che mi protegge e mi permette di creare le mie storie. Un buon fotografo è quello che riesce a fare un passo di lato sul sentiero e a proporre una visione diversa per valorizzare ciò che lo circonda


A metà tra sport e arte, la fotografia di running non si limita a congelare gesti tecnici: cattura istanti di vita, fatica e superamento dei propri limiti. Grazie a persone appassionate come Alanis Duc e Tom Carrascosa, diventa un potente veicolo di emozioni, storie e ricordi, capace di consegnare a ogni scatto un frammento di eternità. Che si tratti di campioni ricoperti di gloria o di corridori anonimi nel cuore del gruppo, tutti condividono quella vibrante umanità che il fotografo cerca di rendere eterna. In un mondo che corre veloce, corsa e fotografia ci ricordano che c’è una bellezza immensa nel saper rallentare, osservare e, soprattutto, sentire.

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