Kouros, il primo GOAT
Viviamo in un’epoca in cui prestazioni e record si susseguono a velocità incredibile, soprattutto sulle lunghe distanze. Eppure, già negli anni Ottanta, un uomo aveva quasi tracciato i confini dell’ultrafondo. Ancora ammirato dai suoi pari, il greco Yiannis Kouros ha dominato le gare di endurance estremo per tre decenni. I suoi record raccontano una carriera fuori dal comune, capace di ispirare ancora oggi una nuova generazione di atleti, tra cui il belga Matthieu Bonne.
Nel mondo dell’ultramaratona, un nome torna sempre quando si parla dei limiti del corpo umano: Yiannis Kouros. « Il Dio della corsa», « Il moderno Fidippide», « L’inarrestabile». Il nativo di Tripoli ha collezionato soprannomi, tanto a lungo ha dominato la strada. Nel corso della sua carriera, Kouros ha battuto più di 160 record del mondo. È semplice: quasi ogni sua nuova gara diventava sinonimo di record mondiale. E alcuni resistono ancora oggi. Basta guardare le distanze e i primati in questione per capire che si parla di un essere fuori dal comune tra i mortali. Persino il fenomenale Kilian Jornet si è arreso davanti a uno dei record di Kouros, durante un tentativo nel 2020. Lo spagnolo aveva provato ad aggiungere al suo immenso palmarès il record mondiale delle 24 ore su pista, detenuto dal gigante greco dal 1997. Da allora, su questa distanza specifica, Kouros è stato superato da Aleksandr Sorokin (319,61 km contro 303,506 km).
Eredità e record: numeri che sfidano il tempo
Parlare di Kouros significa snocciolare una lista vertiginosa di prestazioni. Al suo apice, l’atleta greco deteneva quasi tutti i principali record dell’ultramaratona, dai 100 km alle gare di più giorni. Stilare un elenco completo delle sue imprese è difficile, perché sono tantissime, ma si può guardare a quelle ancora valide:
– 48 ore su pista: 473,495 km percorsi a Surgères, in Francia, nel maggio 1996. Un numero per rendersi conto della prestazione? Il greco ha mantenuto una media di 10 km/h per due giorni, senza un vero riposo! Questo record potrebbe essergli “strappato” molto presto: lo scorso giugno il belga Matthieu Bonne ha percorso 485,099 chilometri in 48 ore ai Mondiali della specialità di Pabianice, in Polonia. Il nuovo record è in attesa di omologazione.
– 1.000 km su pista: 5 giorni, 16 ore e 17 minuti, realizzati in Australia nel 1984
– 1.000 miglia: 10 giorni, 10 ore e 30 minuti a New York nel 1988
Numeri semplicemente monumentali… Sono prestazioni così impegnative che oggi vengono tentate di rado. Richiedono non solo una resistenza fuori dal comune, ma soprattutto una forza mentale oltre ogni immaginazione. Lo spiega bene una frase di Kouros: « Quando il corpo crolla, è la mente a dover prendere il comando. Il dolore è un’illusione.» Le sue quattro vittorie alla Spartathlon, 246 km tra Atene e Sparta, che gli valsero il soprannome di “moderno Fidippide”, sono rimaste impresse nella memoria collettiva. Le conquistò sempre con un margine schiacciante e un tempo record, affermandosi come riferimento assoluto di questa gara leggendaria. « Correre contro Kouros significava correre per il secondo posto», riassumeva uno dei suoi avversari, l’americano Joe Fejes, tutt’altro che un dilettante nella disciplina, visto che vanta a sua volta un palmarès di tutto rispetto.
Kouros, poeta stakhanovista
Nato a Tripoli, in Grecia, nel 1956, Yiannis Kouros non sembrava destinato a diventare uno dei più grandi corridori del suo tempo. Poeta e musicista, si è espresso inizialmente attraverso l’arte, prima di dedicarsi alla corsa. Sul suo sito ufficiale si possono ancora trovare tracce della sua musica. Kouros corre la sua prima maratona a ventun anni, nel 1977, in 2h43’15”. I suoi tempi continuano poi a migliorare, fino a scendere a 2h25’ nel 1981. Quello stesso anno Yiannis vince la Maratona di Atene. Nel 1983, sei anni dopo il debutto sulla distanza regina, il corridore greco ha già completato venticinque maratone. La macchina è partita. Quell’anno si presenta alla Spartathlon, una gara di 246 km che riporta in vita la leggenda antica di Fidippide. Al via ci sono 45 corridori. Kouros non si limita a vincere: manda in frantumi i pronostici degli organizzatori, chiudendo in 21h53’42”. Nel 1984 la corre in 20h25’. Il suo record rimane imbattuto fino al 2023, quando il connazionale Fotis Zisimopoulos riesce finalmente a superarlo dopo 40 anni di attesa, in 19h55’09”. Dopo queste prime imprese memorabili alla Spartathlon, Kouros inanella vittorie e record. A differenza della maratona e dell’atletica tradizionale, però, all’epoca l’ultrafondo è ancora una nicchia e le imprese di Kouros restano poco conosciute dal grande pubblico. Poco importa: il greco si costruisce comunque una reputazione quasi mistica. Gli avversari lo descrivono come «inumano», capace di macinare chilometri con una regolarità da robot. A Colac, in Australia, stabilisce alcuni dei suoi primati più iconici. A New York si misura con le distanze più estreme, come le 1.000 miglia. Ovunque, domina. « Correva come se venisse da un altro pianeta», raccontava il francese Jean-Gilles Boussiquet, organizzatore della 48 ore di Surgères.
I successori: Sorokin, Bonne e la nuova generazione
A quarant’anni dalle sue prime imprese, il segno lasciato da Kouros resta indelebile. Ma una nuova generazione di ultramaratoneti ha raccolto la sfida della sua eredità. Tra loro c’è l’emblematico Aleksandr Sorokin, lituano, ex giocatore di poker riconvertito alla corsa. Dal 2017 ha inanellato record sui 100 km, sulle 12 ore e sulle 24 ore. Nel 2022 ha cancellato uno dei “totem” di Kouros, il record delle 24 ore, con 319,6 km! « Kouros ha mostrato cosa fosse possibile. Senza di lui, non avrei osato sognare distanze simili», dichiarava Sorokin in omaggio al greco dopo l’impresa. Nel 2024 è toccato al belga Matthieu Bonne seguire le orme del gigante. Triatleta, si era già fatto conoscere per le sue sfide personali, come la traversata della Manica a nuoto o il giro del Belgio in triathlon. A Policoro, in Italia, nel 2024 ha battuto il record mondiale dei sei giorni, superando la simbolica soglia dei 1.045 km. «
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