10 km HOKA Paris Centre 2025: Florian Le Pallec e Noah Schutte, mano nella mano
Un respiro, le dita strette, due sagome fuse l’una nell’altra: Florian Le Pallec e Noah Schutte hanno trasformato il traguardo del 10 km HOKA Paris Centre in un concentrato di emozioni. Mentre la capitale si risvegliava lentamente, ancora avvolta nella nebbia e nel freddo, i due compagni hanno regalato l’immagine più fotogenica della mattina. Nessuna rivalità, nessun calcolo: solo un arrivo fianco a fianco, simbolo di una gara vissuta insieme, nel cuore di una città ancora mezza addormentata ma già pronta a vibrare.
Sul traguardo del 10 km HOKA Paris Centre c’era un’immagine che valeva più di mille parole: Florian Le Pallec e Noah Schutte, mano nella mano, stessa falcata, stesso respiro, stesso sorriso stremato. Due amici, due atleti HOKA, due traiettorie che si incontrano proprio sull’ultimo metro, come se Parigi appartenesse a loro. Non guardavano nemmeno il cronometro. Guardavano loro stessi. E quello diceva tutto, con una lieve saudade già negli occhi, quel tocco di felice nostalgia che nasce quando sai di stare vivendo un momento che non dimenticherai mai.
Quasi 30 minuti prima, verso le 9, Parigi non si era ancora del tutto svegliata e le strade, ancora un po’ assonnate, si aprivano lentamente alla marea umana. Gli spettatori arrivavano alla spicciolata, con il caffè ancora in mano, mentre i corridori formavano un lungo respiro colorato sui sampietrini lucidi.
Il percorso era una cartolina spettacolare: Rivoli, Haussmann, la Madeleine, l’Opéra… Un tracciato affascinante ma impegnativo, con rilanci, curve strette e sampietrini insidiosi, all’altezza della bellezza della città. Le 16.000 persone attese sulla linea di partenza, a due passi dal Louvre, non potevano che avere gli occhi pieni di stelle.
Sempre in due, anche a 3 minuti al km
In testa alla gara, la storia non si scriveva contro il cronometro, ma a due voci: quelle dei favoriti di giornata, Florian Le Pallec e l’olandese Noah Schutte, compagni di allenamento, compagni di fatiche e oggi… compagni d’arrivo.
Pochi minuti dopo aver tagliato il traguardo, Florian Le Pallec ce lo raccontava con la sua naturalezza di sempre, quasi stesse parlando di un lungo domenicale: una partenza « su ritmi abbastanza tranquilli », intorno ai 3 minuti al chilometro, « ben sopra i nostri rispettivi record ». In breve, i due fanno il vuoto. « Ci siamo ritrovati soli in due dal 5° o 6° km », raccontava l’atleta, il cui record era stato fissato a 28’24 l’anno scorso a Valencia.
Un duello fraterno, stesso tempo al traguardo
Questo arrivo condiviso regala un podio tanto estetico quanto simbolico. Noah Schutte si impone in 30’05, per un soffio davanti all’amico Florian Le Pallec, accreditato dello stesso tempo. Due sagome fianco a fianco, quasi una sola linea da attraversare. Alle loro spalle, un combattente. Dopo lo straordinario 28’14 corso sabato all’Urban Trail de Lille, il bretone Simon Bédard ha stretto i denti meno di 24 ore dopo, completando il podio in 30’23: solido, pulito, perfettamente piazzato su un percorso in cui ogni rilancio conta. Una bella fotografia d’insieme, quasi un biglietto da visita del livello francese del momento. Anche in una gara “secondaria”.
Florian Le Pallec continua a correre forte
Se il secondo atleta del Morbihan, Le Pallec, quella mattina non inseguiva il record, è perché tutto era già stato deciso nei giorni precedenti: una settimana densa, intensa, quasi folle. Bordeaux pochi giorni prima: 28’52. Varsavia martedì: 29’25 « perché ho dovuto tirare fino al 7° km a 2’51 ». Parigi oggi: il terzo 10 km in sette giorni. Lui sorride ancora, dopo una settimana massacrante. « Se facciamo la media dei tre, dovrei essere intorno ai 29’20. Niente male ! ». E dietro questa frase apparentemente leggera si percepisce la verità: la condizione sta crescendo.
Font-Romeu tre settimane prima, tanto lavoro alle spalle, una gara di cross di selezione per gli Europei ad Allonnes ormai imminente, vicinissima (23 novembre), appena cinque posti disponibili e un livello mostruoso. Sa che sarà « molto dura, ma vado per giocarmi le mie chance. »
Parigi, versione tifo
Oltre alle gambe, il corridore di Lorient si porta a casa l’atmosfera. « Era presto, ma davvero piacevole. Tanti incoraggiamenti ovunque ». Insieme all’amico olandese si concedono persino qualche gesto al pubblico, mani alzate, saluti e occhiolini, già numerosissimo al via della gara élite. Un lusso per corridori abituati a gare in cui la velocità si prende tutta la scena.
Il Team HOKA li ha accompagnati per tutto il fine settimana, tra animazioni e spirito di squadra, fino alla presenza di uno dei re dell’ultratrail, Jim Walmsley, campione del mondo di trail long distance nel 2025 e quattro volte vincitore della Western States, visto in hotel e 32° assoluto all’arrivo (32’44). « Stiamo vivendo momenti pazzeschi. HOKA ci mette davvero nelle condizioni migliori », raccontava con un soffio di voce.
Una Marie Perrier imperiale
Tra le donne, la vittoria è andata alla mauriziana Marie Perrier, splendida per controllo e autorevolezza in 33’49. Una gara pulita, lineare, senza sbavature, quasi sospesa tra le strade di Parigi.
Alle sue spalle, la britannica Hannah Viner chiude seconda in 35’01, mentre Camille Maire completa il podio in 35’56. Tre profili diversi, ma la stessa luce negli occhi all’arrivo: quella degli sforzi brevi e intensi, in cui ogni curva può decidere il ritmo.
Il primo 10 km di Hugo Clément
E poi ci sono le scoperte, i battesimi, le prime volte. Hugo Clément, giornalista e attivista ambientalista, affrontava il suo primo vero 10 km a cronometro. Abituato alle distanze lunghe nello swimrun (in media tra i 60 e i 70 chilometri), il nativo di Strasburgo ha scoperto la durezza dolce ma tagliente delle distanze brevi. Lo racconta con ironia: « Conoscevo il muro del 30°… ora conosco il muro del 6°. »
Il percorso « bellissimo », ma con « tantissime curve che spezzano le gambe », lo ha conquistato del tutto. Partito un po’ troppo forte, « trascinato dai ragazzi forti che correvano davanti », ne ha pagato il conto più avanti. L’obiettivo era scendere sotto i 36 minuti. Risultato: 35’39 (161°), missione compiuta. Prima esperienza, prime fatiche brevi, prima voglia di tornare. Non si rischia di sbagliare dicendo che il 100% dei corridori presenti quella domenica avrebbe voluto lo stesso.
Una coppia che si tiene per mano, una leggenda americana al via, corridori che scoprono come un 10 km possa far male quasi quanto una mezza maratona e l’energia di un Team HOKA capace di trasformare una gara in un intero weekend. Una domenica mattina come piace a noi. Di quelle che fanno venire voglia di ripartire, poi ancora, e ancora.
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