13-Unis: 3.000 runner e camminatori in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015

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Da Sabine Loeb

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

13-Unis: 3.000 runner e camminatori in omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015
© Benjamin Vodant

L’evento 13-Unis, organizzato dall’Association française des Victimes du Terrorisme, ha riunito 3.000 runner e camminatori, a dieci anni dagli attentati del novembre 2015. Domenica, sul piazzale dell’Hôtel de Ville, il Villaggio della Fraternità ha accolto i partecipanti dopo la Course de la Liberté di 15 km e la Marche de l’Égalité di 7 km.

L’arrivo trionfale di due cugini che tagliano il traguardo mano nella mano, «molto uniti» per tutti i 15 km, incarna perfettamente lo spirito solidale, sportivo e commemorativo di questa giornata dal clima particolare, organizzata dall’AfVT con il sostegno della Ligue d’Ile-de-France d’Athlétisme, del Comune di Parigi e di Crédit Mutuel Fédéral, partner ufficiale. La manifestazione «13-Unis» si inserisce in un periodo di omaggio alle vittime degli attentati del 13 novembre 2015 e di celebrazione della vita. Un’occasione per ricordare insieme gli eventi che dieci anni fa hanno segnato un’intera nazione. La marea arancione che per tutta la giornata ha invaso le strade di Parigi ha dimostrato ancora una volta che correre o camminare può unire.

Partecipanti capaci di reagire

È impossibile raccontare questa giornata senza partire dalla Course de la Liberté, che ha scandito l’intera mattinata. In programma alle 9:30 davanti allo Stade de France, ha riunito 1.600 runner impegnati su 15 km: dallo stadio all’Hôtel de Ville, passando per place de la République, luogo simbolo degli eventi del 13 novembre. I quais, «bucolici nella nebbia», e i grandi boulevard parigini, «non sempre semplici, dove serviva tenere duro anche mentalmente», facevano anch’essi parte del percorso. «I runner presenti hanno dimostrato grande resilienza: era la parola d’ordine di questo grande evento, in cui lo sport rappresentava un fattore di coesione e di ricostruzione per migliaia di persone», ha sottolineato Arnaud Flanquart, presidente della LIFA. «È un percorso che simboleggia anche tutta la strada compiuta dalle vittime dal 13 novembre. Si vede quanto la resilienza e la forza di ciascuno permettano di andare oltre ciò che è accaduto», ha affermato Carole Damiani, direttrice dell’associazione Paris Aide aux Victimes.

La gara è stata curata dalla LIFA, incaricata da gennaio di organizzare una corsa all’altezza delle più grandi manifestazioni. «Abbiamo esperti nel tracciamento dei percorsi, nel cronometraggio e nella gestione dei punti di presidio», ha spiegato il presidente della LIFA, che ha accettato subito di mettere in campo tutte le risorse della Lega per portare a termine un progetto realizzato in sei mesi, continuando nel frattempo a seguire gli altri eventi abituali. Per lui, è stata «la manifestazione più bella mai organizzata dalla Lega». «Mi ha riportato a quel momento. Avevo sentito gli spari da casa e mi chiedevo cosa stesse succedendo; quel giorno ha segnato tutti noi», ha raccontato.

Celebrare la vita

Questo momento di memoria collettiva è stato anche un inno alla vita. «Era questa solidarietà che cercavamo partecipando alla gara. Ci tenevamo molto», raccontano Juliette Laravoire e Cindy Dervishi, due giovani atlete del Chaville Athlétisme, che correvano «per superare i nostri limiti, ma anche per gli altri». Una forte emozione arrivava anche da due componenti del consiglio direttivo dell’AfVT, presenti all’arrivo. «È commovente vedere così tante persone partecipare a una corsa solidale», ha confidato Aurore Pernin.

«Si percepisce la soddisfazione di aver corso, di essere qui per la vita, contro la morte. È molto importante stare in movimento, nella gioia. Oggi celebriamo la vita», ha detto Chantal Langlade. Volontaria dal 2003, anche Cathy Francillonne ha sentito tutta l’intensità di questa giornata. «Non vogliamo dimenticare le vittime», ha detto, prima di raccontare la sua serata del 13 novembre 2015. «Ero a casa e soprattutto molto preoccupata, perché mio figlio doveva essere a Parigi, dalle parti di République. Non ho dormito per tutta la notte. Non rispondeva e poi è arrivato, tranquillo come se nulla fosse, verso le 17. Gli sono saltata al collo. Non sapeva niente, ma che sollievo!»

Un podio maschile toccante

L’immagine più forte della gara è quella di Thibault Reinhart e Constantin Van De Velde che tagliano il traguardo mano nella mano. Per questi due maratoneti il risultato conta poco: l’emozione è altrove. «Dieci anni fa abbiamo perso nostro cugino. Quando abbiamo visto la gara, ci siamo detti che sarebbe stata una bella occasione per partecipare», racconta Thibault. I due cugini si ritrovano presto al comando. «Ci siamo detti che avremmo almeno mantenuto il ritmo per puntare al podio. Poi, verso République, abbiamo visto che eravamo davvero davanti e abbiamo deciso di arrivare insieme.»

Il cugino Constantin, con la figlia in braccio, aggiunge: «Non ci siamo solo noi. Anche altri membri della famiglia correvano o erano lì per fare il tifo», così come le loro nonne, impazienti di stringerli tra le braccia e immortalare quel momento con una foto. Il loro tempo, 51’36”, pari a 3’25” al chilometro, merita comunque di essere celebrato. Durante la premiazione, Clément Dague, terzo in 54’48”, ha lasciato trasparire la propria emozione: al momento degli attentati aveva appena 15 anni. «È il primo ricordo davvero indelebile della mia vita», ricorda. Questo epilogo non poteva rispondere meglio alle sue aspettative: «È un simbolo che i primi due siano arrivati insieme. Non avremmo potuto sognare di meglio.»

Le prime tre donne, tutte toccate dalla gara

L’emozione è condivisa anche dal trio di testa femminile. La studentessa bosniaca Emina Alagic, già vincitrice della 5 km des Voies Royales a metà ottobre, ha dominato la gara in 1h01’21”, «felice di aver vinto, ma soprattutto di aver corso per ricordare ciò che è successo». Alle sue spalle, Léonie Delabrière del Championnet Sport, in 1h03’06”, e Nadia Simon del CA Orsay, in 1h04’45”, completano il podio. Consapevole della forza aggregante dello sport, Nadia ha scelto questa gara per il suo esordio nella capitale, perché «il messaggio era bello e forte».

Anche se non ha dato il massimo, ha attraversato momenti più difficili pensando alle «persone che avevano perso la vita», un pensiero che l’ha aiutata a sopportare la fatica. «Alla fine, soffrire durante una gara non è nulla», relativizza, dopo aver corso a 4’16” al chilometro. «La vita può fermarsi da un giorno all’altro, quindi è bello essere qui e vivere semplicemente il momento presente.»

Anche se per l’AfVT era una scoperta «il mondo dei runner», come spiega Géraldine Gorgol, responsabile della comunicazione dell’associazione, non si è notato. «Questa giornata arriva nel momento giusto, perché in questo periodo abbiamo davvero bisogno di stare insieme. Viviamo in una società molto divisa su tanti temi, e questa è un’occasione in cui siamo tutti insieme. Fa davvero bene vedere qui così tante persone, con tanti sorrisi e tanta gioia», osserva. Dal prezzo imbattibile del pettorale, appena 15 euro, ai brani di pianoforte trasmessi nel villaggio, passando per le due opere di Olivier Terral, una esposta sul palco e l’altra realizzata proprio quel giorno, il concerto conclusivo e la libertà lasciata agli spettatori, che potevano muoversi liberamente nell’area d’arrivo, situata nello stesso punto dell’ingresso al villaggio, tutto ha reso questa gara diversa da una corsa ordinaria. Più che mai, il motto della Repubblica francese, Liberté, Égalité, Fraternité, ha trovato pieno significato e ha risuonato nel cuore dei partecipanti.

✔ Consulta i risultati della gara 13-Unis