L’eredità olimpica come motore delle Voies Royales de Saint-Denis

RC
Da Renaud Chevalier

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

L’eredità olimpica come motore delle Voies Royales de Saint-Denis
© Marathons.com

Nata dalla fusione tra il Grand Marathon de Saint-Denis e la Voie Royale, la manifestazione dionisiana ha riunito 8.500 appassionati in 6 format, dai 5 km a ritmo libero fino alla maratona, per un nuovo record. Con l’arrivo nello storico Stade de France, le Voies Royales de Saint-Denis hanno dato nuova vita all’eredità dei Giochi olimpici e paralimpici.

Per quanto si voglia chiudere quel libro, torna sempre tra le nostre mani. Instancabilmente. È il capitolo dei Giochi olimpici e paralimpici. Una delle sue pagine più belle è stata scritta allo Stade de France. Il 27 luglio 2024, Antoine Dupont e i compagni della nazionale francese di rugby a 7 compivano l’impresa di battere le due volte campioni olimpici delle Fiji con un netto 28-7, in un’atmosfera incandescente. Sulla sua pista viola, il 10 agosto 2024, Cyréna Samba-Mayela conquistava l’argento olimpico nei 100 metri ostacoli, su quella stessa superficie.

Più di un anno dopo quella parentesi incantata, gli 8.500 partecipanti alle Voies Royales de Saint-Denis hanno rivissuto quei ricordi. Lei voleva iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro e «seguire le orme» degli atleti francesi per il suo 21° compleanno. Anaïs Herlangue, studentessa al primo anno del master in diritto dello sport a Digione, ha chiuso la sua prima mezza maratona insieme alla madre Florence Poupard, 47 anni, in 2h14. «L’arrivo non era niente male», commentano all’unisono. Un eufemismo, considerando i brividi che ci hanno attraversato non appena siamo entrati in questo stadio.

© Anais Herlangue, 21 anni, e sua madre Florence Poupard, 47 anni, hanno chiuso la loro prima mezza maratona in 2h14. © Marathons.com

«Fare sport con l’attrezzatura di tutti i giorni»

Trasformare i sogni in realtà. Dopo il trionfo dello sprinter ipovedente Timothée Adolphe nella sua città l’anno scorso, vicecampione paralimpico nei 100 e 400 metri, l’eredità dei Giochi ha conquistato Céline Casside, 46 anni. Dopo la maratona di Parigi in carrozzina, la tatuatrice si è cimentata nei 21,1 km, dal Centre Aquatique Olympique alla splendida basilica di Saint-Denis, insieme ai suoi due nipoti, Liam e Dorian. «Voglio dimostrare che si può fare sport con l’attrezzatura di tutti i giorni e che è possibile. Non ho speso cifre astronomiche», racconta, mentre sogna di partecipare alla Maratona di Berlino.

Loro hanno preferito puntare sull’ironia. «So che corre per Strava» e «Corro per lei» si legge sulle maglie di Clémence Guittonneau e Guénolé Corbin. Entrambi infortunati, i due compagni si sono lasciati trascinare dalla follia parigina. «C’era un ponte davvero bello», sorridono. Non c’è dubbio che si riferissero al Pont du village olympique, una delle eredità concrete del più grande evento sportivo del pianeta. Il ponte simbolo ha anche preso, lo scorso 7 dicembre, il nome di Louafi Bougueraen, in omaggio al primo atleta franco-algerino a vincere l’oro olimpico nella maratona per la Francia, nel 1928.

© Céline Casside, 46 anni, insieme ai due nipoti Liam e Dorian. © Marathons.com

Indossare il proprio abito migliore e brillare all’interno della Cité du Cinéma. Una cornice da sogno per Corentin Bellego e François Jumeau, non senza qualche imprevisto. «Era un po’ scivoloso. Abbiamo rischiato di cadere», raccontano i due, conosciutisi all’École polytechnique. Dopo essersi ricongiunti al 20° chilometro per non separarsi più e chiudere la mezza maratona sotto l’ora e 24 minuti, i due trentenni hanno lamentato la «mancanza di atmosfera» all’ingresso dello stadio più grande di Francia. «Ci sarebbe mancato un concerto di Beyoncé nel bel mezzo della gara

Eppure lui ha provato a farsi sentire e ad accendere le tribune. Accompagnato dal suo compagno di avventure Romain Babillon, Mathieu Poplimont, speaker, ha calcato ancora una volta il terreno dionisiano. Il conferenziere era già stato qui… per l’inaugurazione dello Stade de France, il 28 gennaio 1998. Il 12 luglio, nella finale dei Mondiali di calcio, Zinédine Zidane ed Emmanuel Petit avevano mandato i Bleus in paradiso. Ventisei anni dopo, lo stadio era tornato a brillare durante i Giochi olimpici e paralimpici. Domenica 26 ottobre 2025, nel tempio dello sport francese si respirava ancora il gusto dell’impresa sportiva.

Il sindaco di Saint-Denis, Mathieu Hanotin, non si è sbagliato: «L’eredità olimpica è un’eredità viva». Sostenute dal club di Saint-Denis, le Voies Royales ci hanno riportato nella mitica arena dei Giochi olimpici e paralimpici: lo Stade de France.

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