Maratona di Madrid 2026: Mike Chematot e Kena Girma dettano legge
In una Madrid rovente e gremita, la maratona ha mantenuto tutte le promesse domenica 26 aprile. Il keniano Mike Chematot ha gestito alla perfezione la gara in 2h08’46, mentre l’etiope Kena Girma ha conquistato la vittoria in 2h25’59. Due prestazioni solide al centro di una giornata densa, internazionale e rivelatrice di una prova ormai proiettata su un altro livello.
Prima ancora di parlare di atmosfera o numeri, resta un’immagine. Quella del Paseo de Recoletos gremito, compatto, quasi soffocante, in attesa dei primi volti segnati. Madrid ama la sua maratona, ma questa edizione 2026 ha fatto un ulteriore salto di qualità. Con 47.000 partecipanti nell’arco del weekend e una lista d’attesa interminabile, la distanza regina si è ritrovata al centro dell’attenzione, sostenuta da un’élite numerosa e da un gruppo internazionale sempre più ampio.
Fin dai primi chilometri, la gara maschile si è organizzata attorno a un gruppo compatto, senza veri azzardi ma con una regolarità quasi meccanica. Il keniano Mike Chematot ha letto alla perfezione lo spartito. Senza accelerazioni brutali né colpi di teatro inutili, ha costruito la vittoria sulla continuità, controllando i momenti chiave e lasciando che la selezione facesse il suo corso. Il tempo finale, 2h08’46, riflette questa gestione pulita, quasi glaciale, contro una concorrenza tutt’altro che arrendevole.
Alle sue spalle, gli etiopi Asefa Mengisa in 2h09’05 e Dechasa Alemu in 2h09’10 hanno alimentato a lungo l’illusione di una rimonta. Ma Madrid non fa sconti negli ultimi chilometri. Il percorso, esigente e mosso, finisce sempre per evidenziare i distacchi. La top 10 conferma il dominio dell’Africa orientale, con i keniani Philemon Bett e Gideon Chepkonga e l’etiope Limenih Getachew, tutti capaci di mantenere ritmi elevati in un contesto tutt’altro che favorevole ai record.
Sul fronte spagnolo, Jorge Puig Malvar ha saputo sfruttare al meglio le sue possibilità. Tredicesimo in 2h24’26, è il primo atleta di casa in una gara in cui il livello generale lascia pochissimo spazio. Una prestazione solida, costruita con giudizio, che sottolinea anche la distanza ancora esistente rispetto agli standard internazionali su un percorso di questo tipo.
Girma prende il comando, l’Etiopia risponde presente
Tra le donne, la gara ha seguito una trama diversa, quasi speculare. Se tra gli uomini erano stati i keniani a dominare, l’Etiopia ha ripreso il controllo della prova femminile. Kena Girma ha imposto rapidamente un ritmo regolare, senza cercare di far saltare la gara, ma esercitando una pressione costante sulle avversarie. Una strategia efficace, che le ha permesso di vincere in 2h25’59, senza record ma con piena autorevolezza.
La connazionale Amente Sorome Negash , seconda in 2h27’42, ha provato a restare a contatto il più a lungo possibile, senza riuscire davvero a cambiare l’inerzia della gara. La keniana Leonida Mosop, terza in 2h32’48, completa un podio segnato dalla classica rivalità tra le due grandi nazioni del mezzofondo e del fondo.
Più indietro in classifica, una prestazione ha catturato in modo particolare l’attenzione del pubblico madrileno. Estefanía Unzu, conosciuta soprattutto come “Verdeliss”, ha chiuso la maratona in 2h58’22. Tredicesima assoluta e prima spagnola, in un’atmosfera tutta per lei. Una gara completa e combattuta, che si inserisce in una dinamica personale impressionante e aggiunge una dimensione popolare a una prova già densissima.
Il Kenya si prende anche la mezza maratona
Prima dell’arrivo dei maratoneti, la mezza aveva già dato il tono alla giornata. E qui non c’è stato spazio per la suspense. Il Kenya ha fatto gara a sé. Il keniano Gideon Kiprop ha vinto in 1h01’45 dopo aver soffocato progressivamente la concorrenza. Alle sue spalle, i connazionali Cyrus Kipkemoi Kimaiyo in 1h02’00 e Rodgers Plimo Minatum in 1h02’07 completano un podio senza discussioni. Una dimostrazione collettiva, quasi clinica.
Il primo spagnolo, Carlos Mayo, chiude sesto in 1h03’29, ancora condizionato da un infortunio recente. Una prestazione di tutto rispetto, in una gara dove i distacchi si allungano rapidamente. Tra le donne, Isabel Barreiro Garcia conferma il titolo in 1h12’25 con autorità. La spagnola gestisce alla perfezione lo sforzo e precede l’olandese Sarah Bruun Nielsen, seconda in 1h18’27, e Marina Taberner Ramos, terza in 1h20’44. Una gara controllata dall’inizio alla fine, senza vere minacce.
Partenza nervosa e 100% spagnola sui 10 km
La giornata era però iniziata con un ritmo completamente diverso. Più breve e più esplosiva, la 10 km ha regalato una battaglia intensa, animata dai corridori spagnoli. Il beniamino di casa Adam Maijó Frigola ha vinto in 28’58 dopo un duello serrato con Yago Rojo Sancho, secondo in 29’09. Completa il podio Adrián Ben Montenegro in 30’07. Una gara compatta, in cui ogni rilancio può fare la differenza.
Tra le donne, a dominare la scena è stato un terzetto spagnolo. Águeda Marqués Muñoz conferma il ritorno ai massimi livelli con una vittoria in 33’13. Irene Sánchez-Escribano Figueroa chiude subito dietro in 33’16, mentre Soledad Barrantes Borrella completa il podio in 37’44.
Madrid cambia dimensione
In definitiva, è difficile riassumere questa edizione in una sola gara. La Maratona di Madrid è diventata un blocco unico, un weekend completo in cui ogni distanza ha qualcosa da raccontare. 47.000 corridori, una presenza internazionale massiccia, l’ingresso nelle «Classiche europee della maratona»: il salto di livello sembra ormai compiuto.