La maratona dopo i 60 anni: meno volume, più astuzia
Correre una maratona dopo i 60 anni non è più un’eccezione. Sono sempre di più gli atleti che superano questa soglia simbolica continuando a mettersi alla prova sui 42,195 km. L’età porta con sé alcune difficoltà, dal recupero più lento al metabolismo che cambia, passando per una minore esplosività muscolare. Ma offre anche una ricchezza inestimabile: l’esperienza. Come adattare allora allenamento, alimentazione e recupero per continuare a ottenere risultati e, soprattutto, divertirsi?
Allenamento: trovare il ritmo giusto
Dopo i 60 anni, la chiave sta nell’equilibrio. L’errore sarebbe pensare di dover rallentare del tutto e limitarsi a corse lente. La maratona richiede ancora una solida base: lunghi regolari, lavoro sul ritmo gara e un po’ di intensità per risvegliare il motore. La differenza è che il recupero tra due sedute diventa decisivo. Mentre un trentenne può concatenare tre allenamenti impegnativi nella stessa settimana, un sessantenne punta sulla qualità più che sulla quantità.
Tra gli esempi più significativi c’è Mariko Yugeta, la prima donna sessantenne a scendere sotto le 3 ore in maratona. Oltre i 60 anni, la giapponese corre ancora la distanza in 2h52. « L’età non deve essere una scusa, impone soltanto una preparazione più intelligente », raccontava al Guardian. Il suo approccio si basa su lunghi calibrati, intensità dosata e grande regolarità, più che sulla ricerca del massimo volume.
Le ripetute restano utili, ma vanno adattate: 200 o 400 metri per mantenere la velocità, oppure blocchi da 1.000-2.000 metri al ritmo maratona per fissare l’andatura, invece di sedute troppo lunghe e impegnative. Anche le salite diventano preziose alleate: permettono di lavorare sulla forza senza sovraccaricare troppo le articolazioni. L’obiettivo è semplice: continuare a migliorare senza logorare inutilmente l’organismo.
La forza, una nuova indispensabile
Con l’età, la perdita di massa muscolare accelera e correre da solo non basta più a mantenere la forza necessaria per affrontare una maratona. Il potenziamento diventa una forma di assicurazione: esercizi per il core per stabilizzare la falcata, lavoro su quadricipiti, femorali e glutei per prevenire gli infortuni, esercizi propriocettivi per conservare una buona coordinazione.
Jeannie Rice, 77 anni e detentrice di diversi record di categoria, dimostra come un allenamento globale possa allungare la carriera. Anche lei aveva raccontato la sua esperienza al Guardian : « Voglio dimostrare che l’età non deve essere una barriera. » Bastano 30 minuti due volte alla settimana per migliorare la falcata, proteggere le articolazioni e restare competitivi.
L’alimentazione del maratoneta over 60
Con l’età il metabolismo cambia e aumenta il fabbisogno di proteine per preservare la massa muscolare. I carboidrati restano indispensabili, ma è meglio privilegiare quelli complessi, come pasta integrale, riso basmati e patate dolci, per mantenere un’energia stabile ed evitare picchi digestivi. L’esperienza aiuta a capire in anticipo che cosa lo stomaco tollera e che cosa no, un vantaggio cruciale dopo i 60 anni. Il piatto ideale comprende il 50% di carboidrati complessi, come pasta integrale, riso e quinoa, il 25% di proteine magre, come pesce, pollo, uova o alternative vegetali, e il 25% di verdure, ricche di vitamine, minerali e fibre. Queste proporzioni aiutano a mantenere un apporto energetico stabile, essenziale lungo tutta la distanza.
Idratazione: il punto cieco da tenere sotto controllo
Con l’età, la sensazione della sete diminuisce. In maratona, però, la disidratazione resta una trappola insidiosa. Bere a intervalli regolari, anche senza avere sete, diventa fondamentale. Alternare acqua e bevanda energetica aiuta a mantenere l’equilibrio degli elettroliti e a prevenire crampi e cali di energia. « Eliud Kipchoge beve Maurten (bevande e gel energetici), quindi l’ho usato per la prima volta a Osaka, spiegava Mariko Yugeta ai colleghi di Runners World. Quando punti a un record del mondo, devi studiare quello che fanno i migliori e capire che cosa puoi applicare alla tua gara. »
Il recupero, il pilastro della prestazione
Dai 60 anni in poi, il recupero non va più considerato un’opzione, ma una componente centrale della prestazione. Dormire bene, concedersi un pisolino dopo gli allenamenti più duri, fare automassaggi, camminare a passo sostenuto o praticare yoga: sono tutti strumenti utili per prevenire gli infortuni e accelerare la rigenerazione. Jeannie Rice ne sottolineava l’importanza al Washington Post : « Sono semplicemente una persona normale, comune. Non faccio nulla di speciale, sono solo fortunata e benedetta. » Ascoltare il proprio corpo diventa una scelta strategica: ogni segnale di stanchezza o dolore merita attenzione.
E non è una questione soltanto femminile. Anche tra gli uomini, diversi corridori hanno lasciato il segno dopo i 60 anni grazie alla capacità di recuperare efficacemente tra una seduta e l’altra, un fattore chiave per allungare la carriera e ridurre il rischio di infortuni in età avanzata. L’irlandese Tommy Hughes ha corso una maratona in 2h30’02 oltre i 60 anni, stabilendo il record del mondo di categoria. Derek Turnbull (Nuova Zelanda) ha invece chiuso la maratona di Londra in 2h41’57 oltre i 65 anni, collezionando diverse prestazioni di alto livello nella sua categoria. Quanto a Ed Whitlock (Canada), è stato il primo uomo oltre i 70 anni a scendere sotto le tre ore in maratona, con 2h59’10, e aveva già corso in 2h52’47 a 69 anni.
La testa, l’arma segreta
L’esperienza diventa il vantaggio più grande. I sessantenni sanno gestire i momenti di crisi, ridimensionare i secondi persi e trasformare la fatica in piacere. La forza mentale compensa ampiamente i secondi persi sul piano fisiologico e trasforma la gara in una celebrazione, non in una lotta contro il cronometro. La maratona resta una prova di testa quanto di gambe. E qui l’esperienza gioca un ruolo decisivo. I sessantenni non si lasciano più ingannare dall’euforia della partenza, sanno gestire i momenti difficili e ridimensionano i secondi persi. La motivazione non è più dettata soltanto dal tempo, ma anche dal piacere di condividere una sfida e dimostrare a se stessi che, superati i 60 anni, si può ancora tagliare il traguardo di una maratona con il sorriso.
Correre una maratona dopo i 60 anni non è un’impresa isolata. È il risultato di una preparazione intelligente, di un’alimentazione adeguata, di un recupero messo al primo posto e di una mente affinata da anni di pratica. Ogni chilometro diventa una vittoria, ogni arrivo una celebrazione. E sulla linea del traguardo il messaggio è chiaro: l’età non stabilisce i limiti, ridefinisce semplicemente il modo di superarli.