Autoritratto dell’autore come corridore di fondo: Haruki Murakami e la corsa
Pubblicato in Giappone nel 2007, L’arte di correre occupa un posto singolare nella bibliografia di Haruki Murakami. Lo scrittore giapponese vi racconta il suo rapporto personale con la corsa, offrendo ai lettori uno spaccato della sua quotidianità, delle sue abitudini e della sua visione della fatica. Una lettura semplice e nutriente.
Conosciuto in tutto il mondo per i suoi romanzi sospesi tra realismo e surrealismo, Haruki Murakami ha scritto un libro davvero particolare con L’arte di correre. Lontano dal suo universo narrativo, lo scrittore giapponese racconta in queste pagine la sua seconda passione, forse la prima: la corsa. E, pagina dopo pagina, viene da chiedersi se l’autore stia parlando di corsa o di scrittura. Di certo, questo libro è straordinario per chiunque intraprenda uno sforzo lungo e impegnativo. Può trattarsi di creare un’azienda, uscire da una situazione personale complicata, cambiare stile di vita oppure dedicarsi a un’attività artistica… Murakami mostra che correre e scrivere nascono dallo stesso approccio. Entrambe le attività richiedono regolarità, resistenza e la capacità di inseguire un obiettivo nel lungo periodo. Attraverso i suoi ricordi, le maratone e le riflessioni personali, l’autore consegna un testo profondamente semplice, che aiuta a comprendere meglio il suo percorso, letterario e sportivo. Innamorato della distanza regina, Haruki Murakami ha corso numerose maratone e anche qualche gara ultra. Un’autentica impresa, se si pensa alle energie necessarie per scrivere…
Haruki Murakami, uno degli scrittori giapponesi più letti al mondo
Nato il 12 gennaio 1949 a Kyoto, in Giappone, Haruki Murakami cresce in una famiglia di insegnanti di letteratura giapponese. Ben presto, però, sviluppa una forte passione per la cultura occidentale, in particolare per il jazz, la musica classica e la letteratura americana. Prima di diventare uno scrittore famoso, Murakami gestisce per diversi anni un jazz club a Tokyo insieme alla moglie. È un’esperienza che racconta all’inizio del libro. Il suo primo libro, pubblicato nel 1979, Ascolta la canzone del vento, viene accolto molto favorevolmente e lo spinge a proseguire su quella strada. Il riconoscimento internazionale arriva con il tempo, grazie a romanzi come La fine del mondo e il paese delle meraviglie, L’uccello che girava le viti del mondo, Kafka sulla spiaggia e 1Q84. Tradotti rapidamente in molte lingue, i suoi libri conquistano milioni di lettori grazie alle atmosfere, ai personaggi in cui è facile riconoscersi e agli interrogativi universali che sollevano. Oggi è uno degli autori giapponesi più letti al mondo. Parallelamente alla carriera letteraria, però, lo scrittore giapponese coltiva una passione sconfinata per la corsa e in particolare per la maratona. Dopo aver smesso di fumare e adottato uno stile di vita più sano, comincia a correre con regolarità all’inizio degli anni Ottanta. Ben presto non riesce più a fare a meno di questa pratica, che svolge la mattina presto, prima di scrivere. La corsa diventa rapidamente una componente essenziale del suo equilibrio personale. Ha partecipato a numerose maratone, tra cui New York e Boston. L’arte di correre permette di entrare nella quotidianità dello scrittore e di cogliere l’importanza delle routine, che aiutano il corpo a fare ciò che gli chiediamo: nel suo caso, correre e scrivere. Si incontra un uomo molto disciplinato, convinto che le grandi realizzazioni poggino soprattutto sulla costanza.
Un libro dal successo duraturo
Fin dalla pubblicazione, L’arte di correre attira l’attenzione degli ammiratori di Murakami. Il libro riscuote un ampio successo in Giappone prima di essere tradotto in numerose lingue, permettendo a un pubblico internazionale di fare proprie le sue riflessioni. Una delle ragioni del successo risiede probabilmente nella sua semplicità. Il libro adotta un tono diretto e personale. L’autore si rivolge al lettore con naturalezza, condividendo dubbi, difficoltà ed esperienze senza cercare di nascondersi. Questa grande sincerità crea una vicinanza immediata con lo scrittore. Anche chi non corre può riconoscersi nelle domande che si pone. Basta sostituire la scrittura con la pittura e il libro funziona ancora. Murakami parla inoltre con grande franchezza del proprio rapporto con l’invecchiamento, senza mai arrendersi. L’opera è diventata anche un punto di riferimento per le comunità di runner. La sua testimonianza mostra che i progressi dipendono meno dal talento naturale che dalla ripetizione quotidiana dello sforzo. È uno dei grandi insegnamenti del libro. Questa visione realistica contrasta con i discorsi incentrati soltanto sulla prestazione o sulla competizione. I lettori curiosi di letteratura possono gustarsi gli aneddoti vissuti dall’uomo che si cela dietro i romanzi e scoprire, tra le altre cose, come la disciplina sportiva influenzi direttamente il processo creativo di Murakami. L’autore mette a confronto le due attività, e il paragone regge. A quasi vent’anni dalla pubblicazione, L’arte di correre resta un punto di riferimento per runner e appassionati di letteratura. Il tempo lungo e la perseveranza sono valori centrali. Un contributo prezioso in un’epoca che ama l’immediatezza e i risultati…
Le lezioni del libro: disciplina e resistenza
Al di là del racconto autobiografico, L’arte di correre trasmette con discrezione numerose lezioni di vita. La prima riguarda la disciplina. Per Murakami, i traguardi più significativi non nascono da un’ispirazione estemporanea, ma dal lavoro regolare svolto giorno dopo giorno. L’idea vale tanto per la scrittura quanto per la corsa. L’autore insiste sull’importanza della ripetizione. Haruki Murakami all’epoca correva 10 chilometri al giorno, quasi senza eccezioni, anche se oggi ha 77 anni e potrebbe aver modificato il proprio volume di allenamento. Con il vento, sotto la pioggia, durante un viaggio di lavoro… Una dedizione che non può non suscitare ammirazione. Secondo lui, la vera forza sta nella capacità di mantenere le proprie abitudini nonostante la stanchezza, la mancanza di motivazione o gli impegni quotidiani. Il libro mette inoltre in risalto la resistenza mentale. Le lunghe distanze costringono il runner a confrontarsi con i propri limiti. Deve imparare a gestire il disagio, i momenti di dubbio e la voglia di mollare. Murakami ne parla con grande ironia. Considera questa esperienza una scuola di pazienza, capace di sviluppare una maggiore resistenza di fronte alle difficoltà dell’esistenza. L’autore mostra anche come l’introspezione legata alla corsa costituisca una preziosa fonte di equilibrio personale. Infine, il libro sottolinea l’importanza di definire il proprio concetto di successo. Per Murakami, l’essenziale non è battere gli altri, ma restare fedeli ai propri impegni. Un approccio che invita ciascuno a misurare i propri progressi secondo criteri personali, invece di inseguire le aspettative altrui.
Attraverso queste riflessioni, L’arte di correre va ben oltre i confini dello sport e della corsa. Il libro propone una vera filosofia dello sforzo e della perseveranza, applicabile a molti ambiti della vita. È probabilmente questa portata universale a spiegare perché continui a ispirare lettori di ogni provenienza.
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