Frank Shorter, la prima pop star della corsa
Campione olimpico della maratona nel 1972 e medaglia d’argento nel 1976, Frank Shorter ha segnato la storia della corsa di fondo negli Stati Uniti. L’americano è strettamente legato alla diffusione della cultura del jogging e del running negli anni Settanta, oltre ad aver svolto un ruolo importante nella lotta al doping al termine della carriera.
Per gli appassionati di corsa, gli anni Settanta restano quelli della popolarizzazione della disciplina, sulla scia di figure come Kathrine Switzer (la prima donna a concludere una maratona in una competizione ufficiale, a Boston nel 1967) o Steve Prefontaine. Un altro personaggio avrebbe segnato la storia della corsa e contribuito alla sua diffusione popolare: Frank Shorter. Nato in Germania da un padre medico militare, sarebbe cresciuto e si sarebbe imposto negli Stati Uniti. Sulla scena internazionale vinse l’oro nella maratona ai Giochi olimpici di Monaco del 1972, la prima medaglia americana nella distanza dal 1908, e poi l’argento a Montréal nel 1976. Questi due risultati lo trasformarono in un autentico fenomeno negli Stati Uniti e Shorter divenne un simbolo.
Frank Shorter, nato due volte a Monaco
La sua vittoria più celebre resta naturalmente quella nella maratona olimpica di Monaco del 1972, chiusa in 2h12’19”, con oltre due minuti di vantaggio sul secondo classificato, il belga Karel Lismont. Un dettaglio incredibile, ma raramente ricordato: Frank Shorter conquistò la medaglia d’oro in casa, nella sua città natale, lui che era nato a Monaco 25 anni prima. Un destino straordinario per questo corridore dalla falcata leggera. La prestazione fu ancora più significativa perché mise fine a un’attesa americana di 64 anni senza medaglie d’oro nella distanza.
Quattro anni più tardi, ai Giochi olimpici di Montréal, Shorter arrivò secondo, conquistando l’argento alle spalle del tedesco Waldemar Cierpinski… in seguito coinvolto negli scandali sul doping della Germania Est, ma comunque autorizzato a conservare la medaglia. Questa vicenda probabilmente diede a Shorter ulteriore energia per combattere il doping negli anni successivi. La seconda medaglia olimpica gli permise di entrare nel ristretto gruppo di atleti capaci di vincere due medaglie olimpiche nella maratona. All’epoca, soltanto Abebe Bikila era riuscito nell’impresa, con gli ori del 1960 e del 1964. È ricordato anche per aver vinto quattro edizioni consecutive del prestigioso Marathon de Fukuoka (dal 1971 al 1974), oltre a essere stato per quattro volte campione nazionale statunitense di corsa campestre e più volte campione nazionale in pista.
Al di là dei risultati, Frank Shorter è sempre stato un ambasciatore del suo sport. Un aneddoto tra i tanti che hanno costruito la sua immagine popolare: nel 1975, lui e Bill Rodgers, futuro vincitore delle maratone di Boston e New York, tagliarono insieme il traguardo della Virginia 10 Miler (qui sotto), mostrando uno straordinario spirito sportivo tra due atleti che erano però diretti concorrenti. L’episodio contribuì alla crescente popolarità delle gare sui 10 chilometri negli Stati Uniti.
Corridore, commentatore sportivo, creatore di un marchio…
Frank Shorter nacque dunque a Monaco il 31 ottobre 1947, in Germania, dove suo padre era di stanza. Crebbe però negli Stati Uniti, a Middletown, nello Stato di New York. E lo fece piuttosto in fretta. A 22 anni, nel 1969, vinse il titolo universitario NCAA sulle sei miglia, l’equivalente dei 10 km. In seguito si dedicò alle gare di fondo in pista e alla corsa campestre, conquistando quattro titoli nazionali prima di passare alla maratona. La prima delle sue dieci vittorie sulla distanza arrivò nel 1970 a San Paolo. La carriera di Shorter si sviluppò in un contesto segnato dalla crescita delle gare per tutti e dalla crescente attenzione dei media. Il suo stile di corsa attirava il pubblico e le sue apparizioni televisive sono rimaste impresse. In rete si trovano molte delle sue citazioni, tra cui «correre forte è più divertente che correre piano».
Frank Shorter sarebbe rimasto un ambasciatore del piacere di correre, elemento che probabilmente spiega una popolarità mai venuta meno. Innamorato del suo sport, dopo il ritiro diventò commentatore sportivo, partecipò alla creazione della United States Anti-Doping Agency (USADA) e ne fu presidente dal 2000 al 2003. Creò anche un proprio marchio di abbigliamento sportswear, oggi scomparso. Sulle piattaforme dell’usato si possono ancora trovare capi firmati Frank Shorter. Vintage autentico… «Jogging: a physical fitness program for all ages». Nel 1984 entrò nella United States Olympic Hall of Fame per i risultati ottenuti e per il suo impegno a favore dello sport. Ha inoltre firmato numerosi libri.
Un’eredità duratura
L’impatto di Frank Shorter sulla corsa non si limita ai risultati: con la vittoria olimpica e i numerosi successi in maratona, aprì la strada a una generazione di atleti e a una nuova cultura sportiva. La sua vittoria può essere considerata uno dei primi grandi momenti del marathon boom americano degli anni Settanta, che avrebbe visto emergere corridori come Bill Rodgers, Steve Prefontaine, Amby Burfoot e Grete Waitz, oltre a gare popolari di successo ininterrotto come quelle di Boston e New York.
Lo scrittore americano Cameron Stracher lo ha raccontato nel libro Kings of the road, How Franck Shorter, Bill Rodgers, and Alberto Salazar Made Go Boom (Re della strada, come Frank Shorter, Bill Rodgers e Alberto Salazar fecero esplodere la corsa), pubblicato nel 2013. Il volume ripercorre un periodo fondamentale dello sport americano, quello in cui il jogging si trasformò in running.
Il running come hobby di massa negli Stati Uniti e nel mondo deve infatti una delle sue spinte decisive all’aura lasciata dalla vittoria di Monaco. Frank Shorter, oggi 78enne, ha segnato la storia non solo per le medaglie conquistate, ma anche per il ruolo svolto nella trasformazione della corsa in un fenomeno culturale. L’americano non avrebbe potuto dirlo meglio quando dichiarò: «Ho intenzione di correre finché potrò e non ho intenzione di fermarmi.»
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