Almgren e Chepkirui conquistano New York, tutti i risultati della Maratona 2026

LR
Da La rédaction

Pubblicato il dom 1 novembre 2026

Aggiornato il lun 2 novembre 2026

Almgren e Chepkirui conquistano New York, tutti i risultati della Maratona 2026

Tra le strade della Big Apple, la mitica Maratona di New York 2026 ha regalato uno spettacolo superbo nella sua 55ª edizione. La sorpresa è arrivata dallo svedese Andreas Almgren, che ha piazzato un colpo enorme al debutto sulla distanza imponendosi in 2h06'01. All'indomani di Halloween, il campione del mondo di mezza maratona ha fatto davvero paura e ha terrorizzato i rivali del giorno. Una prestazione maiuscola, che conferma il suo enorme potenziale in maratona. Tra le donne, la kenyana Sheila Chepkirui ha fatto valere l'esperienza per riprendersi la corona newyorkese in 2h24'36, due anni dopo il successo del 2024, al termine di un finale al cardiopalma contro Hellen Obiri.

Almgren entra nella storia al debutto sulla distanza

Tutti gli occhi erano puntati su di lui e non ha deluso. Andreas Almgren è il nuovo campione della Maratona di New York. Il bello è che lo svedese non aveva mai corso la distanza regina dei 42,195 km. Eppure era già indicato tra i grandi favoriti. Per le strade della Big Apple ha costruito la gara perfetta e diventa il primo europeo a vincere qui dai tempi dell'italiano Giacomo Leone nel 1996, oltre che il primo svedese di sempre a imporsi a New York.

A 31 anni, l'ex specialista degli 800 m arrivava da un finale di stagione storico. Titolo europeo dei 10.000 m a Birmingham in agosto. Poi titolo mondiale di mezza maratona a Copenaghen a settembre, con il record europeo in 58'06. Almgren è uno dei nomi del momento. Per il grande debutto in maratona aveva scelto New York, per il percorso senza lepri e per la gara tattica, uomo contro uomo, con magari i Giochi di LA 2028 nel mirino. Prima della gara ci eravamo già occupati del fenomeno svedese e delle sue possibilità di vittoria.

La corsa è stata soprattutto una questione di pazienza e di gestione. Dopo una salita prudente del Verrazzano Bridge, il gruppo è passato al 10° km in 30'52 e alla mezza in poco più di 1h04. Poi è stato lo statunitense Zouhair Talbi il primo ad attaccare: un'accelerazione intorno al 22° km, subito dopo la metà gara, quindi un nuovo cambio di ritmo sul Queensboro Bridge, dopo il 25° km. Ma ogni volta il gruppo ha risposto. Al 35° km erano ancora una quindicina in testa.

La svolta l'ha data Benson Kipruto. Il campione uscente, kenyano di grande esperienza, ha piazzato un'accelerazione fulminante al 37° km che ha fatto letteralmente esplodere il gruppo. Davanti restavano solo Kipruto, Almgren e l'italiano Yeman Crippa. Fino a quel momento piuttosto defilato, Almgren ha applicato il suo piano gara con grande intelligenza. Ha preso il comando del gruppo di testa per la prima volta poco prima del 40° km. Crippa ha resistito un chilometro in più, prima di cedere a un secondo scatto dello svedese nella parte sud di Central Park.

Lo svedese ha chiuso come una bomba. Ha coperto gli ultimi 400 metri dentro Central Park a un ritmo supersonico di 2'37/km. Tempo finale: 2h06'01. Vittoria a New York. Al debutto in maratona. Monumentale.

Subito dietro di lui c'è Yeman Crippa, vincitore della Maratona di Parigi in primavera. Chiude a soli 13 secondi, in 2h06'14. A poche settimane dalla gara avevamo avuto la possibilità di incontrarlo e l'italiano era molto fiducioso. Sapeva di potersi giocare la vittoria. E ha fatto bene a crederci. Questo secondo posto in una Major a New York ha il sapore di una vittoria e conferma la sua crescita sulla scena della maratona internazionale. Negli ultimi metri Benson Kipruto è stato sorpreso dal portacolori del Lesotho Kamohelo Mofolo, che ha tirato fuori tutto quello che aveva per chiudere in 2h06'26, appena davanti al kenyano. Niente podio per Kipruto. Non succedeva dal 2020.

Tra i padroni di casa, Zouhair Talbi ha offerto una prestazione solida ma è crollato dentro Central Park e chiude 6° in 2h06'43. Il primatista nordamericano Conner Mantz è 11° in 2h07'27.

Nike ha finalmente la sua grande vittoria in una Major nel 2026

In conferenza stampa, dopo la gara, era tutto un sorriso, con al collo il suo paio di Nike Apex. Andreas Almgren riporta finalmente lo Swoosh sotto i riflettori. Perché quest'anno si è visto soprattutto adidas fare incetta di podi nelle Major. Prima di New York, adidas contava 8 vittorie su 12 nelle Major 2026, 7 delle quali con le Adizero Adios Pro Evo 3. Nike ne aveva solo due: Brigid Kosgei a Tokyo, con le Vaporfly 4, e Addisu Gobena a Sydney, con un prototipo di Alphafly 4. Il simbolo più forte restava quello di aprile: Sabastian Sawe e Yomif Kejelcha sotto le due ore a Londra, con le Evo 3. Persino a Chicago, di cui Nike è partner, i due vincitori correvano in adidas. Con Kipruto che aveva rubato la scena a Kiplimo, lo Swoosh si era dovuto accontentare di due terzi posti, con Milkesa Mengesha e Brigid Kosgei.

Le prestazioni di Andreas Almgren a Copenaghen a settembre, poi qui per le strade di New York, riaccendono quindi i riflettori su Nike. E sul suo nuovo modello futuristico che uscirà a gennaio 2027, la Nike Apex.

Con l'Apex, Nike non segue per forza la strada dei concorrenti, lanciati nella corsa alla scarpa più leggera. Con circa 176 g dichiarati, è molto più pesante della Evo 3 (97 g). Il marchio punta invece su ammortizzazione e ritorno di energia: quattro unità Air Zoom impilate a coppie sotto l'avampiede, il maggior numero di pod Air Zoom mai montato nella parte anteriore di una scarpa da running Nike. Il tutto in una schiuma ZoomX LT completamente nuova, con una piastra in carbonio Flyplate ridisegnata e una piattaforma da 40 mm, con drop zero. Nike dichiara fino al 40% di ritorno di energia in più rispetto all'Alphafly 3, per un prezzo annunciato di 350 dollari.

La vittoria di Nike resta comunque parziale. adidas non è mai lontana... Tra le donne, Sheila Chepkirui vince con addosso il marchio delle tre strisce, regalando ad adidas la nona vittoria sulle 14 in palio nelle Major di questa stagione (uomini e donne insieme).

Sheila Chepkirui si riprende la corona

Un anno dopo essere stata battuta da Hellen Obiri, Sheila Chepkirui si è presa la rivincita. La kenyana vince in 2h24'36 e conquista il secondo titolo a New York, dopo quello del 2024.

Le condizioni erano ideali, quella mattina. Temperature fresche intorno ai 7°C e niente vento. Eppure la partenza è stata molto prudente. Obiri, primatista della gara in 2h19'51 dall'anno scorso, ha guidato il gruppo al 5° km in 18'23. Il ritmo è poi salito, con un passaggio alla mezza in 1h13'52 per un gruppo di undici atlete, trascinato dalla statunitense Jess McClain, in gran forma quest'anno.

Dal 25° km Obiri e Chepkirui hanno iniziato a fare pulizia e ha operato la legge della maratona. Le seguiva da vicino la statunitense Weini Kelati, primatista nazionale di mezza maratona, al debutto sulla distanza. In testa restavano otto atlete, tra cui l'eterna Edna Kiplagat. A 46 anni, la due volte campionessa del mondo e vincitrice a New York nel 2010 ha tenuto fino in fondo e chiude ai piedi del podio in 2h25'42.

Negli ultimi chilometri il duello si è fatto stretto. Obiri attaccava, Chepkirui rispondeva, e viceversa. Le due kenyane hanno chiuso l'ultimo chilometro a un ritmo folle di 3'10/km, il più veloce della gara. A 400 m dall'arrivo Obiri, due volte campionessa del mondo dei 5000 m e quattro volte vincitrice in una Major, ha provato a piazzare il suo sprint. Le salite di Central Park le conosce a memoria, visto che prima di questa edizione aveva già corso due volte la Maratona di New York (con due vittorie). Ma stavolta la sceneggiatura è stata più rocambolesca per la kenyana. La connazionale Chepkirui ha coperto l'attacco, poi è riuscita a staccarsi negli ultimi 150 metri. Taglia il traguardo in 2h24'36 e si prende una bella rivincita dopo il 3° posto dell'anno scorso.

Jessica McClain seconda sul podio

Dietro le due kenyane, Jessica McClain non aveva detto l'ultima parola. Staccata dal duo di testa, la statunitense è rientrata dentro Central Park e ha superato Obiri negli ultimi 100 metri. Strappa il secondo posto in 2h24'42, un solo secondo davanti a Obiri (2h24'43). Una rimonta spettacolare. McClain diventa così la prima americana sul podio a New York dai tempi di Shalane Flanagan, terza nel 2018.

A 34 anni, l'atleta che vive in Arizona conferma una stagione storica. Ad aprile era arrivata 5ª a Boston in 2h20'49, record della gara per un'americana, cancellando quello di Flanagan. A settembre aveva vinto l'argento a squadre nella mezza maratona dei Mondiali di corsa su strada a Copenaghen. Prima di New York aveva dichiarato di puntare più in alto di un semplice primo posto tra le americane. Scommessa vinta. Con questo piazzamento nella top 5 in una gara World Athletics Platinum, dovrebbe inoltre ottenere la selezione ufficiale per rappresentare gli Stati Uniti ai Giochi di LA 2028.

Dietro di lei è stata una giornata ottima per gli Stati Uniti: quattro americane chiudono nella top 10. Carrie Ellwood è 6ª (2h26'28), Weini Kelati 7ª al debutto in maratona (2h26'51) e Paige Wood 8ª (2h27'29).

La classifica uomini:

  • 1. Andreas Almgren (Svezia): 2h06'01

  • 2. Yemaneberhan Crippa (Italia): 2h06'14

  • 3. Kamohelo Mofolo (Lesotho): 2h06'26

  • 4. Benson Kipruto (Kenya): 2h06'27

  • 5. Haftu Strintzos (Australia): 2h06'34

  • 6. Zouhair Talbi (Stati Uniti): 2h06'43

  • 7. Ryota Kondo (Giappone): 2h07'08

  • 8. Ahmed Muhumed (Stati Uniti): 2h07'09

  • 9. Geoffrey Kamworor (Kenya): 2h07'09

  • 10. Ryan Ford (Stati Uniti): 2h07'17

La classifica donne:

  • 1. Sheila Chepkirui (Kenya): 2h24'36

  • 2. Jessica McClain (Stati Uniti): 2h24'42

  • 3. Hellen Obiri (Kenya): 2h24'43

  • 4. Edna Kiplagat (Kenya): 2h25'42

  • 5. Mercy Chelangat (Kenya): 2h25'46

  • 6. Carrie Ellwood (Stati Uniti): 2h26'28

  • 7. Weini Kelati (Stati Uniti): 2h26'51

  • 8. Paige Wood (Stati Uniti): 2h27'29

  • 9. Viola Cheptoo (Kenya): 2h28'34

  • 10. Fabienne Königstein (Germania): 2h28'49

Con un tempo di 2h06'01 nella sua primissima maratona (2026), Andreas Almgren picchia durissimo. Lo svedese, 31 anni, firma uno dei debutti più veloci della storia sulla distanza, pur restando lontano da prestazioni eccezionali come quelle di Kelvin Kiptum (2h01'53 nel 2022), Yomif Kejelcha (1h59'41 nel 2026) o Guye Adola (2h03'46 nel 2017). Il suo tempo è anche un filo più lento di quelli di Kenenisa Bekele (2h05'04 nel 2014) ed Eliud Kipchoge (2h05'30 nel 2013) nelle rispettive prime maratone. Una prestazione notevole, a maggior ragione perché ottenuta sul percorso esigente di New York, e che lascia intravedere un potenziale ancora ampio sulla distanza. Ora non resta che aspettare la prossima.