Corse solidali, quando correre diventa una scelta di impegno
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Corse solidali, quando correre diventa una scelta di impegno

SL
Da Sabine Loeb

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Unire la passione per la corsa e l’impegno per una causa in cui crediamo è possibile grazie alle corse solidali e ai pettorali beneficenza: due modi per dare un significato ancora più profondo a una pratica già radicata nella vita di tanti appassionati.

Tagliare il traguardo di una 10 km o di una maratona regala un senso di realizzazione tutto suo. Ovvio, diventare finisher per la prima volta lascia un segno ancora più profondo. Quel primo passo apre le porte al mondo a cielo aperto della corsa. Per alcuni è una svolta. Non lo lasceranno più, per ragioni difficili da comprendere per chi non corre. Per altri, invece, conta soprattutto l’orgoglio. Superare i propri limiti è un valore che i neofiti scoprono e fanno proprio. Per rivivere quell’esperienza, iniziano a cercare nuove motivazioni. Impegnarsi per una causa può rivelarsi la chiave. E quell’impegno può portarli molto più lontano di quanto avessero mai immaginato.

L’essenza delle corse solidali e la nascita dei pettorali beneficenza

Molte corse solidali sono nate da iniziative di solidarietà. Per sensibilizzare e coinvolgere il pubblico, gli organizzatori di questi eventi hanno sfruttato il fenomeno della corsa per raccogliere fondi preziosi a sostegno delle loro cause.

Quest’anno, il debutto della 10 km de l’UNICEF ha lasciato il segno, coinvolgendo 10.000 persone nella lotta alla malnutrizione infantile. Sostenuta da numerosi personaggi pubblici, la prima edizione dell’evento ha riscosso un grande successo. Con un’iniziativa di forte impatto, l’UNICEF ha dedicato la corsa al proprio lavoro a favore dei bambini vittime dell’insicurezza alimentare, nelle regioni colpite dai conflitti o duramente segnate dal cambiamento climatico. La presenza di diversi influencer il 2 marzo scorso, nel cuore del Bois de Boulogne, puntava a far conoscere l’evento, sensibilizzare il pubblico sulla causa e raccogliere i 100.000 € necessari a inviare le squadre sul campo. Per l’occasione sono state organizzate anche due corse gratuite, di 1 km e 3 km, che hanno riunito 1.000 bambini. In quella mattina di marzo, gelida ma soleggiata, Françoise Parage si è imposta in 37’21, con un grande sorriso.

Dal 2010, La Course des Héros riunisce ogni anno migliaia di runner. Sono già stati raccolti oltre 20 milioni di euro a favore di più di 200 associazioni. Un team si costituisce per partecipare all’evento nella città prescelta, sotto il nome di un’azienda o di un’associazione e con il coordinamento di un referente. Bordeaux, Lione e Parigi ospitano la corsa tra maggio e giugno. È prevista anche un’edizione connessa il 22 giugno. I runner iscritti tramite la stessa azienda partecipano per una o più cause simili, selezionate dagli organizzatori, oppure per sostenere l’associazione o la fondazione che preferiscono. Chi corre per conto di un’associazione, invece, sostiene la causa specifica dell’organizzazione. Quest’anno la «Causa dell’anno» scelta da La Course è l’inclusione sociale attraverso lo sport in Francia, portata avanti dall’associazione Sport dans la Ville. Per convalidare l’iscrizione, ogni partecipante deve raccogliere almeno 250 €; per un’iscrizione di gruppo, la soglia minima è di 450 € di donazioni.

Da ormai 13 anni è possibile correre la Schneider Electric Marathon de Paris per una causa che ci sta a cuore. Dal 2012 sono stati raccolti quasi 9 milioni di euro, una cifra consistente che ha permesso di finanziare numerosi progetti di associazioni benefiche. Il meccanismo è semplice: creare la propria pagina di raccolta fondi, aprire una campagna sulla piattaforma a favore di una delle associazioni proposte, raccogliendo almeno 420 € (10 € per ogni chilometro), e convalidare così il proprio pettorale. L’associazione scelta quest’anno era l’Institut Gustave Roussy, impegnato nella lotta contro il cancro. Gli organizzatori sottolineano diversi motivi per incoraggiare la partecipazione: sensibilizzare il pubblico, provare una soddisfazione personale, ottenere un’iscrizione garantita una volta raccolti i fondi, aspetto tutt’altro che trascurabile vista la grande richiesta per questa gara iconica, e beneficiare di una quota d’iscrizione ridotta.

Unire la passione per la corsa e l’impegno per una causa in cui crediamo è possibile grazie alle corse solidali e ai pettorali beneficenza: due modi per dare un significato ancora più profondo a una pratica già radicata nella vita di tanti appassionati.© Aigline Photographe

La nuova generazione di runner si appassiona sempre di più

Scegliere un pettorale beneficenza o partecipare a una corsa solidale significa unire sport e impegno. Anche per chi non è un appassionato della disciplina, prendere parte a un evento di questo tipo è un modo per vivere un’esperienza nuova, uscire dalla routine e mantenere una certa continuità negli allenamenti.

La crescente popolarità delle corse solidali si spiega con il boom della corsa, ma anche con la possibilità di conquistare un pettorale attraverso un percorso ricco di significato, senza dover affrontare le consuete difficoltà per ottenerne uno. E risponde al bisogno di sentirsi utili in un mondo in cui la speranza vacilla, senza arrendersi davanti a cause lontane ma terribilmente concrete: povertà, riscaldamento globale, malattie e molto altro.

Correre per dare visibilità a un’associazione è molto più di un semplice gesto: significa agire concretamente. Ogni chilometro conta, ogni passo porta con sé una causa. La motivazione non viene meno proprio perché ogni chilometro conta. La mobilitazione collettiva trasforma la corsa in un vero evento di solidarietà, coinvolgendo famiglia, amici e comunità. La visibilità dell’associazione aumenta, perché il runner, come un ambasciatore, fa conoscere la causa a un pubblico più ampio.

Unire la passione per la corsa e l’impegno per una causa in cui crediamo è possibile grazie alle corse solidali e ai pettorali beneficenza: due modi per dare un significato ancora più profondo a una pratica già radicata nella vita di tanti appassionati.© Nathan Bani

Il ritratto di tre runner impegnate

Ambassador della 10 km Unicef, Agathe Van Viet (@agatouvv) ha già partecipato a diverse corse solidali. Quando le è stato proposto di unirsi al movimento, non correva più con regolarità: era l’occasione per ricominciare ufficialmente. Per sei settimane, motivata dalla causa, la content creator si è preparata in vista dell’appuntamento. Il suo obiettivo era spingere la propria community a essere generosa e sostenere la lotta alla malnutrizione infantile. Tre mesi dopo questa rinascita, la fotografa e videomaker ha inanellato diverse gare fino alla adidas 10K Paris e oggi «correre fa parte integrante della sua vita». Dopo l’infortunio del 2019, ha trovato il coraggio di tornare a gareggiare grazie a questo evento. Lo scorso marzo, arrivata all’ottavo chilometro, ha dovuto ricordarsi: «Non corro per me, ma devo farlo per l’associazione.» Stessa mentalità nella gara dell’8 giugno, ai piedi dell’Arco di Trionfo, affrontata senza concentrarsi sul risultato e con l’impegno a favore dell’Institut Gustave Roussy: «Forse non farò un gran tempo, ma corro per una ragione più forte di me, ed è questo che conta La ragione è la lotta contro il cancro. In poche ore Agathe ha raccolto i 150 € necessari per partecipare alla gara parigina. Sostenuta dalla causa, ha dato tutto fino al traguardo «senza mollare nulla, senza arrendersi, perché questo spinge a dare il meglio».

Un’altra donna dal carisma incredibile si è impegnata per l’Institut Gustave Roussy. Dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore al seno nel 2021, Christine Custoias ha compiuto un’impresa il 13 aprile 2025. Per festeggiare i suoi 50 anni, la vita e il desiderio di assaporarla fino in fondo, questa vera epicurea si è lanciata in una sfida sportiva: correre la Maratona di Parigi con un pettorale beneficenza per raccogliere fondi contro il cancro. Per lei, la corsa è fondamentale per la mente. Scegliere un pettorale solidale era essenziale: questa madre di tre figlie si sente profondamente grata all’Institut Gustave Roussy, dove è stata curata, sostenuta e dove continua a essere seguita. Racconta: «Gli ultimi chilometri li ho corsi con il cuore e con la testa. La mia mente ha dato tutto.» Quella maratona era un sogno fin da quando era giovane. «Una scelta naturale», come la definisce la fondatrice dell’associazione Soleil Rose, nata con l’idea di lasciare un’eredità ricca di significato, «perché la ricerca non avanza mai abbastanza in fretta quando ci sei dentro». Oggi si gode questo successo, che le ha regalato una moltitudine di emozioni. «Durante questa maratona ho riso, ho avuto paura, ho rivisto tutto quello che ho attraversato durante le cure. Ho pianto, ho pianto molto di gioia, perché sono ancora viva», conclude colei che è sopravvissuta a uno dei mali che affliggono la nostra società.

Céline Pattou e il suo team «5 bornes eh oh» parteciperanno a La Course des Héros il 15 giugno per Bornéo Nature Fondation. Il Borneo, la terza isola più grande del mondo dopo la Groenlandia e la Nuova Guinea, resta tuttavia poco conosciuto dal grande pubblico. Per «contribuire a mantenere in vita uno dei polmoni verdi della Terra» e sostenere la conservazione di quest’isola ricchissima di vita, si è formato un team di supereroi e supereroine. Céline, pasticciera esperta di ricette vegetali, ha avuto la fortuna di farne parte. Runner abituale, ha visto in questa opportunità «un modo per unire l’utile al dilettevole». Molto sensibile alla causa ecologica, voleva impegnarsi per qualcosa che avesse senso per lei. «Faccio la mia parte nel mio piccolo, ma almeno provo a fare qualcosa per cercare di preservare il nostro pianeta», spiega. Accompagnata da un’amica che lavora per la ONG Bornéo Nature Fondation, ha trovato la motivazione per partecipare. Per trasformare l’idea in realtà, ha creato una squadra coinvolgendo le persone vicine: «È successo tutto in modo naturale. Amici sempre pronti ad affrontare ogni sfida: è raro e prezioso, e io ne ho alcuni che correranno al mio fianco.» Per raccogliere la somma necessaria all’iscrizione, ha dovuto superare alcune difficoltà, riuscendo però a reagire: «Non è sempre facile parlarne con chi ci sta intorno e chiedere soldi, soprattutto in questi tempi difficili. Ma la raccolta è cresciuta poco alla volta. Noi quattro siamo riusciti a raggiungere il 52% del nostro obiettivo prima di ricevere l’aiuto di un’azienda partner e da allora lo abbiamo addirittura superato!»


E se correre diventasse un gesto di solidarietà? Scegliere un pettorale per una causa significa trasformare una semplice sfida sportiva in un impegno personale. Perché aspettare ancora? Anche per chi non corre abitualmente, è l’occasione per ritrovare se stessi, gli altri e un obiettivo più grande.

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