Courtney Dauwalter, regina dell’ultratrail, chiude in 2h49’ al Twin Cities Marathon di Minneapolis
Ha conquistato le montagne più alte del trail running, i deserti e i sentieri più spietati del pianeta. Eppure, in una mattina d’autunno, Courtney Dauwalter ha scelto l’asfalto per lanciarsi in una nuova sfida. Il 5 ottobre, la regina indiscussa dell’ultratrail ha lasciato i sentieri rocciosi del Colorado per il percorso stradale del Twin Cities Marathon, tra Minneapolis e Saint Paul, nel suo Minnesota. Era la sua prima vera apparizione nel mondo della maratona da atleta professionista. In condizioni difficili, l’atleta statunitense ha chiuso in 2h49’54”, conquistando un ottimo settimo posto nella classifica femminile.
Dalla montagna alla strada: più curiosità che calcolo
Niente piano di allenamento calibrato, niente obiettivo cronometrico, nessun coach al suo fianco. Solo la voglia di scoprire «che effetto fa». « Non avevo idea di come sarebbe andata, ma era proprio questo ad attirarmi », raccontava prima della gara.
Risultato: 2h49’54”, settima donna al traguardo e 64ª assoluta, con caldo e vento infernali. Per un’atleta abituata a trascorrere trenta ore in montagna, è un tempo che impone rispetto. Ma ancora più della prestazione, a colpire è l’atteggiamento: niente storytelling esasperato, niente martellamento marketing. Solo una campionessa che vuole «sentirsi di nuovo una rookie».
Un palmarès immenso e una resilienza senza limiti
Prima di entrare nei dettagli della sua gara, vale la pena ricordare chi è Courtney Dauwalter. È una leggenda degli sport di endurance e la GOAT indiscussa del trail running. Tre volte vincitrice della Hardrock 100, due volte della Western States e tre volte regina dell’UTMB, compresa la mitica trilogia del 2023: Western States, Hardrock e UTMB nello stesso anno. Nessuno ci era mai riuscito prima.
Sulle distanze ultra ha ridefinito i limiti fisici e mentali del possibile. A 40 anni corre ancora nella top 10 assoluta, fianco a fianco con i migliori uomini, sempre con lo stesso sorriso e quegli ampi pantaloncini ormai iconici. Una star senza paillettes, alimentata da jelly bean, nachos e birra chiara, che parla della «pain cave» come di un parco giochi. Proprio nella «pain cave» ha trascorso molto tempo durante il suo ultimo UTMB, poche settimane fa. Il corpo le ha detto basta a metà gara, ma per fortuna la sua mente d’acciaio le ha permesso di arrivare fino in fondo. Per lei, ritirarsi non è mai stata un’opzione.
Il ritorno alle origini
Nata a Hopkins, in Minnesota, l’atleta statunitense è cresciuta a pochi chilometri dal percorso del Twin Cities Marathon. Per lei, questa gara profuma decisamente di ritorno a casa. È qui che aveva corso la sua prima maratona, nel 2009, in 3h18’, e poi una seconda nel 2012, insieme ai fratelli, «per divertimento».
Tredici anni dopo è tornata sulle stesse strade con lo stesso stato d’animo: curiosità e piacere. Ma con molta più esperienza… e molto più fiato. «Dopo un’estate trascorsa in montagna, era il momento perfetto per cambiare scenario», ha scritto su Instagram dopo la gara. « Mettere alla prova le gambe su strada è stato divertente. E duro. Ma soprattutto divertente.»
Una gara gestita alla perfezione, lo stile è sempre lo stesso
Courtney Dauwalter si è presentata sulla linea di partenza fedele a se stessa: pantaloncini lunghi, maglietta arancione e un sorriso stampato sul volto. Ai piedi, un paio di Salomon completamente bianche, misterioso prototipo del marchio francese che ha mandato in fibrillazione i social degli appassionati di scarpe.
In gara, però, nessun mistero: ha gestito il ritmo come un metronomo. 1h24’09” alla mezza, passo regolare a 3’59”/km, poi ha perso qualche secondo nella seconda metà della gara a causa del percorso molto ondulato e del vento contrario. Al traguardo, 2h49’54” e una smorfia trasformata in sorriso: «That was so fun».
La gara è stata vinta da Jane Bareikis (2h32’52”), davanti a Megan O’Neil (2h36’43”) e Allie Kieffer (2h38’44”). Tra gli uomini, Will Norris ha tagliato il traguardo da vincitore in 2h15’39”. Tesfu Tewelde (2h16’04”) e Benard Kipkemoi Rotich (2h17’35”) completano il podio.
Abbattere le barriere tra trail e strada
Vedere la GOAT del trail running cimentarsi su strada è inevitabilmente fonte d’ispirazione per tutti gli appassionati di running. La sua partecipazione al Twin Cities Marathon racconta una storia sincera e autentica: il venir meno dei confini tra trail, ultra e strada.
Dimostra che un ultrarunner può divertirsi sulla distanza regina, che la prestazione non passa sempre dal podio e che la curiosità può essere un motore potente quanto l’ambizione. In poche parole, ricorda che lo sport, e il running in particolare, resta un terreno di sperimentazione e scoperta, per capire fin dove siamo capaci di spingerci.
Come lei, anche altri trail runner professionisti si sono già cimentati su strada, per lavorare sulla velocità o semplicemente per scoprire qualcosa di nuovo. Basti pensare a Mathieu Blanchard (2h22’ a Parigi nel 2023), Jim Wamsley (2h15’) o Tom Evans. L’ultimo vincitore dell’UTMB vanta tempi di livello internazionale sulle distanze in piano (13’41” sui 5 km, 29’44” sui 10 km, 1h03’14” sulla mezza maratona).
Courtney Dauwalter non ha annunciato un nuovo tentativo sulla maratona. Ma con lei una cosa è certa: non è mai finita. Ogni gara è un’avventura, ogni dolore un gioco, ogni traguardo una nuova partenza. E se il suo 2h49’ non ha nulla di un record mondiale, riassume alla perfezione lo spirito della regina del trail: la gioia prima della prestazione, la curiosità prima della vittoria.