Mondiali di Tokyo: Jimmy Gressier si prende il bronzo nei 5000 m e regala alla Francia la seconda medaglia

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Mondiali di Tokyo: Jimmy Gressier si prende il bronzo nei 5000 m e regala alla Francia la seconda medaglia

Dopo l’impresa nei 10.000 m di domenica scorsa, Jimmy Gressier ha concesso il bis chiudendo al terzo posto i 5000 m ai Mondiali di Tokyo, seconda e ultima medaglia per la Francia. Una doppietta dorata nel segno dell’audacia, al termine di una gara mozzafiato vinta allo sprint dallo statunitense Cole Hocker.

Ha corso con il cuore e con la testa, poi è volato a raggiungere i suoi cari in tribuna, con la bandiera francese sulle spalle. Una settimana dopo essersi laureato campione del mondo dei 10.000 m, Jimmy Gressier è tornato in pista per aggiungere un’altra medaglia alla sua bacheca, questa volta di bronzo, nei 5000 m in 12’59″33. In uno stadio nazionale di Tokyo incandescente e a pochi minuti dall’arrivo della pioggia, il francese ha resistito all’ultimo, supersonico attacco di Cole Hocker, incoronato re della giornata. Il nativo di Boulogne-sur-Mer ha dato tutto per tenere dietro l’australiano Ky Robinson (quarto in 12’59″61) negli ultimi 100 m.

Lo avevamo visto passare davanti dopo i primi 300 metri, quasi a piantare una bandierina. Poi lo statunitense è sparito, rintanato a metà gruppo e schermato da Grant Fisher (ottavo in 13’00″79) e Nico Young (sesto in 13’00″07). All’ultima curva, il campione olimpico dei 1500 m è scattato, con una falcata felina spinta da una velocità da sprinter. Tempo finale: 12’58’’30. Titolo mondiale in tasca. Isaac Kimeli ha resistito finché ha potuto (12’58’’78), ma nulla ha fermato il razzo dell’Indiana, in un podio diventato il più veloce nella storia dei Mondiali dal 1999.

Questo 5000 m tokyoita ha scritto anche una pagina di storia collettiva. Tre francesi in finale: non era mai successo. Yann Schrub, nono in 13’01’’34, ha confermato la sua regolarità. Étienne Daguinos, 14º in 13’11’’72 al suo debutto sulla scena mondiale, non ha nascosto la frustrazione: «Sono un po’ deluso. Il mio obiettivo è essere da medaglia entro due anni». Ma per la nuova generazione, misurarsi con l’élite mondiale resta un passaggio cruciale.

Gressier, la storia a passo accelerato

Già primatista francese (12’51’’59), il ragazzo del quartiere Chemin-Vert non ha soltanto conquistato una seconda medaglia a Tokyo: è diventato il primo francese a salire due volte sul podio mondiale dei 5000 m dai tempi della leggenda Alain Mimoun, vicecampione olimpico nel 1952. «Sto ancora scrivendo la storia: andare a prendere due medaglie in una disciplina ultra-competitiva. (…) Ho spostato montagne». Un’impresa rara, che lo colloca sulla scia dei giganti Mo Farah (doppiette nel 2013 e nel 2015) e Kenenisa Bekele (2009). Con le sue due medaglie mondiali nella stessa edizione, uno degli atleti seguiti da Adrien Taouji entra nel pantheon dell’atletica francese accanto a Christine Arron (due bronzi nel 2005, nei 100 e nei 200 m), Ladji Doucouré (due ori nel 2005, nei 110 m ostacoli e nella staffetta 4×100 m) ed Eunice Barber (nel 2003, oro nel lungo e argento nell’eptathlon; nel 2005, due argenti nelle stesse discipline).

#WCHTokyo25|🗣️"Venendo qui, ci credevo più di chiunque altro! In questi campionati ho capito che le qualità mentali erano superiori a quelle fisiche."

La reazione spontanea di JIMMY GRESSIER, doppio medagliato 😍

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«Venendo qui, ci credevo più di chiunque altro, proseguiva il Jimmy di Boulogne. Dovevo ancora dimostrarlo. Mi sono rassicurato con la vittoria nei 10.000 m. Sentivo le gambe un po’ stanche (…) Sono molto orgoglioso di me. Sul rettilineo finale è mancato davvero poco. Penso che, se Cole Hocker non mi avesse superato come un razzo, avrei potuto riavvicinarmi a (Isaac) Kimeli, perché avevo ancora qualcosa nelle gambe. Ma quando Hocker mi è passato accanto a quella velocità folle, mi ha spezzato le gambe». Se riesce ad assorbire così bene gare ravvicinate, il fondista del nord della Francia lo deve al suo passato nel cross. Più volte campione europeo under 23 tra fango e vento, lì ha costruito una resistenza d’acciaio e una mentalità forgiata nelle difficoltà. Tokyo ne è la prova: oggi è capace di imporsi in gruppo e di resistere ai finali più violenti. Il ventottenne di Boulogne-sur-Mer, cresciuto nello stesso quartiere di Franck Ribéry, ha già l’aura di chi sta scrivendo un nuovo capitolo del mezzofondo francese. Zizou avrà l’occasione di congratularsi con lui una seconda volta.

La rivincita di un americano ammaccato

Per Hocker, questo titolo è più di una vittoria: è una rivincita. Squalificato in semifinale nei 1500 m per una gomitata troppo energica, lo statunitense ha trasformato la frustrazione in energia pura. Insieme ai connazionali Fisher e Young, aveva fatto saltare il ritmo nelle prime fasi della gara, affiancato dall’etiope Hagos Gebrhiwet (13º in 13’07″02). Ma nessuno aveva le gambe per tenere il passo del suo finale da caccia. «Volevo chiudere i campionati del mondo alle mie condizioni, soprattutto dopo il modo in cui mi ero preparato per tutto l’anno, spiegava il mezzofondista 24enne in zona mista. Sentivo che nei 1500 m mi avevano derubato (con la squalifica). Sapevo di avere oggi l’opportunità e le gambe per recuperare terreno. Avevo molte persone davanti a me, ma mi sentivo molto forte, abbastanza da superarle una alla volta. Il nostro ultimo campione dei 5 km (Bernard) Lagat era qualcuno che guardavo da bambino. È una grande cosa aver conquistato questo oro, come ha fatto lui.»

#WCHTokyo25|È IMPLACABILE 🙌

🇫🇷 Jimmy Gressier conquista una nuova medaglia, questa volta di bronzo!!!! 🥉

È lo statunitense Cole Hocker a vincere i 5000 m (12’58’’30), davanti al belga Isaac Kimeli.

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Assenti, infortunati e sogni infranti

Anche il copione di questa finale è stato dettato dalle assenze. Niente Joshua Cheptegei né Jacob Kiplimo, i due giganti ugandesi costretti al forfait per motivi personali. Assente anche Yomif Kejelcha, annunciato ma poi non partito. Kuma Girma si è infortunato durante la gara, il talento olandese Niels Laros si è ritirato ai 4000 m per un problema fisico, mentre lo svedese Andreas Almgren, primatista europeo in 12’44″27, è stato eliminato in batteria. Persino il norvegese Jakob Ingebrigtsen, campione del mondo in carica e qualificatosi in extremis per la finale, ha creduto di poter ripetere l’impresa di Budapest (Ungheria), prendendo il comando a tre giri dall’arrivo… prima di cedere nel finale e chiudere in 13’02″00 (10º posto). Tokyo ha così ridisegnato le gerarchie.

Due medaglie per Gressier, tre francesi in finale, una densità mai vista. Il mezzofondo transalpino esce rafforzato da Tokyo. E se il figlio del Pas-de-Calais ha già scritto la storia, tiene ancora nel mirino un obiettivo enorme: diventare, come Farah o Bekele, l’uomo della doppietta. La storia è in cammino.