Alessia Zarbo: «Finché potrò fare sport, farò sport»

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Da Sabine Loeb

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Alessia Zarbo: «Finché potrò fare sport, farò sport»

Incontrata mercoledì 9 luglio allo stadio Charléty, durante l’evento di lancio della HOKA Rocket X 3, Alessia Zarbo ha raccontato la sua vita, i suoi allenamenti e la recente collaborazione con il marchio americano.

Recentemente medaglia d’argento nei 10.000 metri alla Coppa Europa a Pacé, nel dipartimento dell’Ille-et-Vilaine, Alessia Zarbo non è arrivata dal nulla. Ex triatleta di Antibes, con numerose convocazioni nella nazionale francese fin dai primi anni nell’atletica, si allena duramente, ma a modo suo, per restare ai massimi livelli. Alle prese con ricorrenti fratture da stress, ha dovuto adattare il proprio stile di vita, trovare il suo equilibrio e attingere a tutte le sue risorse per non mollare, a differenza di alcune compagne degli anni precedenti.

Un inizio promettente

Attratta dal triathlon, praticato da sua cugina, la giovane atleta del Sud della Francia si avvicina a questa disciplina a 9 anni. In breve tempo viene catapultata nel mondo dello sport e si allena molto più della maggior parte delle altre ragazze di 12-13 anni. Tanto da mettersi rapidamente in luce nelle competizioni e poi nelle gare di corsa, soprattutto nel cross, dove spesso la si trova in testa al gruppo. «Mi piace pensare di avere dei buoni geni», racconta, consapevole che non si arriva sempre così facilmente sul podio. Eppure, i suoi genitori non sono grandi sportivi. «Fanno sport perché adesso lo faccio io», spiega. Sua madre, che ha sempre nuotato, non è però estranea ai suoi primi passi in acqua. Alessia non finirà mai di ringraziare il triathlon, che le ha permesso di costruire «una base aerobica pazzesca».

Incontrata mercoledì 9 luglio allo stadio Charléty, durante l’evento di lancio della HOKA Rocket X 3, Alessia Zarbo ha raccontato la sua vita, gli allenamenti e la recente collaborazione con il marchio americano.© STADION-ACTU

Gli ultimi anni difficili

Impegnata nei 10.000 metri ai Giochi olimpici di Parigi, Alessia è stata costretta purtroppo ad abbandonare la gara, vittima di una stanchezza cronica che da oltre sei mesi frenava il suo organismo. «Accum ulavo tanti piccoli infortuni, semplicemente perché il mio corpo non riusciva più a rigenerarsi. Era il risultato di un sovraccarico totale. Mi mancava stabilità, mi sono infortunata, ho compensato troppo e sono arrivata al limite. Si infiammava tutto, faceva male tutto. Ero sempre senza fiato e mentalmente è stato durissimo.» Prima di trovare un modo più adatto di gestirsi, negli ultimi anni ha dovuto affrontare due ricadute. «Per compensare, mi sono buttata sulla bici, sul nuoto, su tutto quello che potevo. Quando torno da un infortunio, non riparto davvero da zero.»

Da metà marzo si sente finalmente meglio. «Sono riuscita a mettere insieme 2-3 settimane di allenamento di corsa senza dolori anomali.» Questa sequenza di infortuni è stata dura per lei e per le persone che le sono vicine: «Quello che mi ha permesso di resistere e tornare è stato il mio entourage. Ho ricevuto un sostegno che pochi hanno.»

Mercoledì mattina racconta di aver svolto una seduta impegnativa: 4 x (1.000 m, 300 m, 200 m). «Era da tanto che non correvo dei 1.000 metri sotto i 3 minuti sentendomi a mio agio», racconta l’ex atleta seguita da François Chiron all’INSEP, che l’ha accompagnata in bici per tutta la seduta. Da quando è tornata ad allenarsi, vede progressi ogni settimana: «Mi godo il fatto di non aver ancora raggiunto il plateau.»

« È la mia stagione più completa dal 2018. Preferisco che rimanga così, anche se dovesse finire ad agosto.

Alessia Zarbo

Uno stile di vita finalmente su misura

Dopo anni difficili, sta lentamente risalendo la china. Tornata dall’Oregon, negli Stati Uniti, nel 2023, dove aveva iniziato una laurea in economia con indirizzo finanza e contabilità, è riuscita a ritrovare un ritmo di vita più adatto alle sue esigenze. «Là avevo davvero la mia indipendenza e la mia vita. Pensavo di fare un master, ma mi sono infortunata durante tutto l’ultimo anno. Mi sono posta molte domande: l’allenatore cambiava, il gruppo è passato da 15 a 30 persone, arrivavano molti giovani… Sono stati due anni un po’ caotici, ma mi hanno fatta crescere molto come persona e come atleta. Non sarei in grado di allenarmi come faccio oggi se non fossi partita, perché ho imparato a conoscermi.»

Tornata in Francia, per un periodo ha fatto la spola tra diverse località, prima di stabilirsi nuovamente nella casa d’infanzia ad Antibes. Abbastanza grande da permetterle di mantenere la propria indipendenza, la divide con i genitori senza che questo le crei problemi. Li chiama persino i suoi «figli dalle mille attività»: suo padre non è a casa durante la settimana e sua madre è «sempre in giro per monti e valli». Quest’anno si sente davvero bene ad Antibes: «Ho un contesto davvero fantastico per allenarmi.»

Oggi, nella vita dell’atleta di Antibes tutto sembra filare liscio: sveglia alle 9, corsa e nuoto al mattino. «Mia madre viene a nuotare insieme a me e mi porta le mie cose. A mezzogiorno ho già finito», racconta la portacolori del club parigino Racing Multi Athlon. Continua a tuffarsi regolarmente in piscina con il suo club, Antibes Triathlon. Allenata da Ludovic Beaugrand, «il papà di Cassandre», conosciuto «per caso alle scuole medie, girando sulla pista», e sostenuta dal padre, Alessia apprezza allenarsi da sola o insieme a compagni uomini. Il suo allenatore le fornisce una traccia di lavoro e segue circa il 30-40% delle sedute qualitative di corsa. Il resto lo gestisce da sé: «L’aerobico e tutta la preparazione fisica li segue il mio compagno.» Il suo allenatore la affianca quando ne ha bisogno, così come suo padre: «È un vero supporto.»

Questo nuovo programma flessibile le si addice perfettamente: «Non è come all’INSEP, dove tutto è più regolamentato e che non fa necessariamente per me.» Mettere insieme punti di vista diversi, procedere al proprio ritmo e secondo le proprie esigenze, «ascoltandosi», è ciò che le ha permesso di tornare ai suoi migliori livelli senza infortunarsi di nuovo. «Ho potuto mettere insieme mesi di allenamento e concretizzare il lavoro svolto partecipando agli Europei. Ma spero che questo sia solo l’inizio», conclude Alessia, galvanizzata dall’ottima condizione del momento.

Una nuova collaborazione che le calza a pennello

È stato dopo la 10 km di Lille che HOKA si è avvicinata a lei. «Prima non avevo sponsor», racconta riconoscente. «A Lille avevo corso in 32’28, un’ottima prestazione, ma per me non giustificava ancora tutto quello che mi offrivano in quel momento.» Il rapporto con il marchio è nato rapidamente: «Ho capito che erano pronti a investire su di me tanto quanto io investo nel mio allenamento.»

Grazie a questa partnership, la specialista dei 10.000 metri vive serenamente. Oltre all’attrezzatura, il contratto prevede una quota annuale versata in due rate e premi legati ai risultati ottenuti in alcune gare o classifiche. «Si parla molto poco di come funzionano questi contratti. C’è una griglia stabilita: ogni volta che miglioro il mio primato sui 1.500 metri, nella mezza maratona, nel cross… ricevo un premio.», spiega l’atleta, che gestisce in autonomia i propri allenamenti.

Quando ad aprile ha annunciato sui social la collaborazione con HOKA, si è mostrata particolarmente entusiasta di entrare in «un marchio in grande crescita, con mezzi importanti, ma capace di mantenere una mentalità molto umana». È felice di ritrovare i team e gli atleti agli eventi. «C’è la volontà di essere davvero una squadra. Per esempio, al FAST5000, erano presenti un allenatore e un manager, con uno spazio dove lasciare le nostre cose. È bello sentire di appartenere a qualcosa.»

I prossimi appuntamenti da non perdere

I minimi per i Mondiali di Tokyo, in programma dal 13 al 21 settembre, fissati a 30’20, sono fuori portata e non rappresentano la priorità di Alessia. Nonostante il record francese dei 10.000 metri sia stato recentemente portato a 31’23 da Mekdes Woldu al Meeting di Leida, nei Paesi Bassi, è chiaro che nessuna riuscirà a ottenere quel minimo. Nemmeno la stessa primatista, che Alessia ammirava da bambina e che per tre volte le ha fatto da lepre, aiutandola a scendere sotto i 9’45 e a qualificarsi agli Europei U18. Oggi le due sono amiche. «Avrei potuto entrare nel ranking se avessi ritrovato un 10.000 metri in cui correre un buon tempo, ma non ci sono vere occasioni», ammette la mezzofondista. Nessuna traccia di frustrazione nella sua voce, piuttosto soddisfazione: «È la mia stagione più completa dal 2018. Preferisco che rimanga così, anche se dovesse finire ad agosto. Con la strada e il cross, in autunno potrei avere opportunità migliori.»

In assenza dei 10.000 metri, sta pensando di cimentarsi su altre distanze, in particolare sui 1.500 metri, per la prima volta dopo cinque anni, prima dei Campionati francesi Élite di Talence, dall’1 al 3 agosto, dove correrà i 5.000 metri. «È un modo per sciogliere le gambe», precisa. «Idealmente avrei voluto fare un 3.000 metri ben preparato, ma l’unico in programma era a Marsiglia e cadeva troppo presto nel mio ciclo di allenamento.» I 1.500 metri sembrano l’opzione migliore. Ora bisogna trovare una gara nelle prossime settimane. «La fortuna è che non sono molto veloce, quindi potrebbe andarmi bene anche una gara mediocre», si convince. E se non si presentasse nulla? «Non sarebbe la fine del mondo. Al massimo farò un 1.000 metri da sola in allenamento.»

Calma e rilassata, Alessia non si lascia sopraffare dalla pressione di un calendario di fine stagione poco ricco. Ma non perde di vista l’ultimo grande appuntamento estivo. «Vado ai Campionati francesi Élite di Talence con l’idea di salire sul podio, perché una medaglia fa sempre un certo effetto», dice, per poi ridimensionare subito: «Arrivare prima, seconda, terza o quarta non cambierà la faccia del mondo.» Il vero obiettivo? Sentire di aver dato il meglio di sé. «Agli Europei ero delusa perché non ho avuto la sensazione di correre a modo mio. Forse ho gestito male la gara. Alcuni episodi hanno fatto sì che non partissi con il gruppo al momento giusto e che perdessimo molta energia…» E perché non vivere di nuovo una sorpresa come alla Coppa Europa? «Sarei stata contenta anche con 32’30. Sapevo di essere in forma, ma erano tre anni che non correvo al mio livello», racconta a proposito della sua prima medaglia internazionale dopo tanto tempo.

Dopo questo primo intenso fine settimana di agosto, per l’atleta del Sud della Francia arriverà una pausa: ridurrà il lavoro in pista prima di riprendere a settembre. Tuttavia, l’amante della soglia non trascurerà la bici e privilegerà i lunghi con tratti a ritmo soglia.

Un giorno l’obiettivo non saranno più i Campionati francesi, ma una sfida di ben altra portata. Per Alessia tornare alle origini è naturale: «Farò un half Ironman, questo è sicuro. Per ora la mia priorità resta l’atletica.» Ogni tanto si lascia già tentare, come domenica scorsa, quando ha partecipato a un aquathlon «per divertirmi». Anche la maratona le gira per la testa: «Tra moltissimo tempo ne correrò una. E prima della fine dell’anno, forse, una mezza, perché adoro la soglia.» Ma come scegliere? Ride: «Se potessi fare tutto, farei tutto.»

Un’energia incontenibile, incanalata nella corsa… e negli incontri

La sua risposta sorprende quando le chiediamo perché ogni mattina si alzi per andare a correre: «Quello che mi piace è la disciplina dell’allenamento.» Per lei è una fortuna poter fare ciò che ama. Del resto, è raro che non abbia voglia di allenarsi. E quando succede, sa che è meglio ascoltarsi. Poco dopo, nella conversazione, precisa: «Le endorfine che hai alla fine», dice sorridendo, prima di parlare della vera origine della sua passione infantile: «Ho provato judo, tennis, golf… Ma niente ha fatto presa. Credo che mi piacesse soprattutto vincere.»

Con gli anni, però, la motivazione è cambiata. «Oggi è più che altro il senso di realizzazione. Che sia in allenamento, in gara o persino durante un infortunio.» Può essere orgogliosa della sua carriera. Eppure non si considera una «sportiva» nel senso classico del termine: «Anche se mi vedono come una persona iperattiva, perché sono sempre in movimento, non ho voglia di fare sport tutto il giorno. Né di giocare a badminton in giardino con mia madre, né di partire per tre giorni di escursioni. Mi diverte farlo una volta, per l’esperienza, ma finisce lì.» Né si considera una competitiva: «Se mi batti a un gioco da tavolo non mi cambia nulla. Finché mi sono battuta da sola, mi basta.»

In definitiva, ciò che conta di più non è il modo in cui si definisce, ma quello che ricava da questa vita. Al di là della passione per la corsa, sono i momenti condivisi a lasciarle il segno: le amicizie, la famiglia, il compagno. «A volte immagino di smettere domani con l’atletica. Penso che non vedrei più Anaïs (Bourgoin) e Bérénice (Cleyet-Merle)… mai nella vita», racconta. E non le mancherebbero soltanto le amiche dell’INSEP, ma anche «le convocazioni in nazionale, impossibili da capire finché non le hai vissute.» Molto diverse dai viaggi con il club, fanno parte della sua «Top 3 delle cose più belle del mondo. Ho già riso fino ad avere gli addominali doloranti per giorni», conclude la habituée della maglia tricolore. «Ne ho saltate tante e ne ho rifiutata più di una… È terribile, ma quando ci vai, resta sempre un’esperienza memorabile


Cosa augurare di meglio a questa atleta che davanti al microfono si racconta senza filtri e parla della sua vita con gli occhi che brillano, se non tante future convocazioni in nazionale, gare concluse con la sensazione di aver dato tutto e amicizie nell’atletica destinate a durare? Non sarà certo domani che lascerà la pista o la strada, perché lo dice con convinzione: «Finché potrò fare sport, farò sport.»