Valentin Vanhaeverbeek corre la Maratona di Parigi in memoria del fratello scomparso: «La gente vedeva le nostre maglie e gridava “Ti vogliamo bene, Raph”»
Valentin Vanhaeverbeek è finisher della Maratona di Parigi per il terzo anno consecutivo. Questa volta senza il fratello maggiore, morto lo scorso febbraio per un tumore, ma circondato da tutte le persone che volevano bene a Raphaël. Un omaggio a questo ragazzo di 23 anni, conosciuto per la sua determinazione fuori dal comune.
La 49ª edizione della Maratona di Parigi ha riunito 57.464 finisher domenica 12 aprile. E altrettante storie personali per le strade della capitale francese. Fin dalla partenza, Valentin Vanhaeverbeek non è passato inosservato. Lo speaker lo ha notato nel gruppo e ha voluto saperne di più sulla sua presenza. « Già solo questo ci ha fatto venire le lacrime agli occhi», racconta il giovane maratoneta di 21 anni. Insieme ad altri quattro corridori, ha percorso i 42,195 km con un nodo alla gola, attirando gli sguardi dei sostenitori con indosso una maglia dedicata al fratello scomparso. «Appena la gente vedeva le nostre maglie, gridava “Ti vogliamo bene, Raph”. Mi è piaciuto tantissimo, anche se è stato molto intenso dal punto di vista emotivo», racconta. Al traguardo, una decina di amici di Raphaël li ha raggiunti per tagliare il traguardo tutti insieme, abbracciati.
Una maratona dal significato profondo
Due anni prima, i due fratelli erano diventati maratoneti per la prima volta. Addio Tolone, benvenuta Parigi. Il luogo ideale per condividere un momento unico, senza puntare a un risultato, ma semplicemente con il piacere di correre insieme quella distanza mitica. « L’avevamo presa un po’ alla leggera… Non ci rendevamo conto di cosa significasse davvero», ricorda Valentin. Ci eravamo allenati un po’, ma non eravamo nemmeno del tutto preparati ad affrontare quella prova.» Ha chiuso la maratona in 4h34’, a 19 anni, mentre il fratello, 23 anni, ha concluso in 6h02’.
Quella maratona del 2024 ha segnato una svolta nella vita della famiglia. « Grazie» a quella gara, è stato scoperto il sarcoma di Raphaël. « Se non l’avesse corsa, forse non l’avremmo individuato per molto tempo», spiega il fratello minore. Questo tipo di tumore, molto raro, colpisce soprattutto i giovani. In Francia se ne registrano meno di 200 casi all’anno. La diagnosi è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Poi sono seguiti mesi di viaggi avanti e indietro, una remissione parziale nel gennaio 2025 e infine una ricaduta senza possibilità di cura.
In quel lungo periodo, durante il quale tutti si sono aggrappati alla speranza, non sono mancati anche momenti più leggeri. Tra questi, una seconda partecipazione alla Maratona di Parigi. « Raphaël voleva correre la maratona per festeggiare l’assenza di cellule tumorali», ricorda il fratello minore. Indebolito, alla fine ha corso soltanto gli ultimi 15 chilometri al fianco di Valentin. Un gesto che incarnava alla perfezione la « forza di carattere» di Raphaël. « Era davvero una forza della natura», aggiunge Valentin, che lo ha sempre trovato « stimolante, impressionante e straordinario». « Un esempio», aggiunge. Quando Raphaël è morto a febbraio, l’idea di correre di nuovo la maratona si è fatta strada. «Ci pensavo già. E i suoi amici mi hanno spinto a farlo», racconta Valentin.
« È stato davvero duro a livello mentale, ma anche bellissimo, pieno di gioia, amicizia e amore.
Uniti nel ricordo
In cinque hanno affrontato il dolore di quella prova. Una gara fisica e mentale, in cui i ricordi sono riaffiorati. « Sono davvero felice di averlo fatto, anche se è stato molto duro mentalmente. È stato bellissimo, pieno di gioia, amicizia e amore», sorride. Quella gara era il loro modo di rendere omaggio a Raphaël, raccontando la sua storia e assicurandogli che non sarebbe stato dimenticato. « Ci aiuta ad andare avanti», insiste. Insieme, hanno anche contribuito alla ricerca sul cancro raccogliendo 10.000 euro per la Fondation ARC.
Quei cinque finisher difficilmente dimenticheranno quelle 4h26 fatte di alti e bassi. Insieme dall’inizio alla fine, sono stati trascinati dalle grida dei sostenitori fino al traguardo. Valentin, pur essendo in forma, è rimasto al fianco dei compagni. « Alcuni erano infortunati, e hanno dato davvero tutto per arrivare fino in fondo», precisa. È difficile misurare ciò che hanno provato tagliando il traguardo, accompagnati da una decina di altri giovani, anche loro commossi per la perdita dell’amico. Una cosa però è certa: ad aspettarli c’era la mamma, la loro « tifosa numero uno», orgogliosa dell’omaggio dedicato a suo figlio.
Questa edizione della Maratona di Parigi aveva inevitabilmente un sapore diverso per Valentin Vanhaeverbeek. Suo fratello non era più lì per condividere quel momento, ma lungo il percorso il grido “Ti vogliamo bene, Raph” è risuonato ovunque, per tenere vivo il suo ricordo.