Come scegliere bene le scarpe da running nel 2025?
© Marie Paturel

Come scegliere bene le scarpe da running nel 2025?

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Da Marie Paturel

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Come suggerisce il nome, nella corsa a piedi il piede ha un ruolo da protagonista. È l’unica parte del corpo a contatto con il terreno e merita quindi tutta la nostra attenzione. Il mercato delle scarpe da running assomiglia a una foresta tropicale, ricca e variegata, nella quale non è sempre facile orientarsi. Marathons.com vi offre alcuni consigli chiave per scegliere le vostre scarpe da corsa.

C’era una volta la scarpa da running

Partiamo da un viaggio nel tempo, per dare un’occhiata alle scarpe da running dei nostri predecessori.

➜ Negli anni Sessanta e Settanta si correva con modelli piuttosto rudimentali: suola molto sottile, massima flessibilità e nessuna tecnologia integrata.

➜ La rivoluzione arriva negli anni Ottanta e Novanta: sulla scia di Nike, che invade il mercato mondiale con le sue suole waffle, tutti i produttori iniziano a sviluppare nuove tecnologie: cuscinetti d’aria, molle, gel, sistemi antipronazione… La ricerca e sviluppo prende piede tra i produttori di scarpe sportive, con l’obiettivo di aumentare il comfort grazie a un maggiore ammortizzamento e di contrastare gli infortuni.

➜ Alla fine degli anni Novanta arriva un’altra rivoluzione, o meglio un ritorno alle origini: si riscoprono i benefici della corsa a piedi nudi. Compaiono così le scarpe a dita separate e i modelli minimalisti, caratterizzati da una suola ultrafine, grande flessibilità, drop vicino allo zero e una calzata che rispetta la forma del piede.

➜ Nel pieno della moda minimalista, nel 2009 HOKA irrompe sul mercato con le sue scarpe massimaliste, o oversize, vale a dire con un ammortizzamento esagerato.

➜ Una decina d’anni più tardi, nel 2018, Nike presenta la prima scarpa con piastra in carbonio, presto seguita da tutti gli altri marchi.

Oggi, entrando in un negozio specializzato, si trovano praticamente tutti i tipi di scarpe: dai modelli oversize a quelli più minimalisti, passando per le piastre in carbonio e le schiume altamente reattive. Come orientarsi in questa giungla?

I criteri di scelta

Prima di tutto, va detto che non esiste LA scarpa ideale per tutti i runner. Ogni persona è fisiologicamente unica, per forma del piede, peso e tipo di appoggio, pratica la corsa a modo proprio, con frequenze di allenamento, terreni e distanze diverse, e percepisce sensazioni differenti. Un modello che sembra perfetto per qualcuno può risultare scomodo per qualcun altro. Ci sono però alcuni criteri da considerare per orientarsi nel vasto mercato delle scarpe da running.

Il comfort

È senza dubbio il criterio più importante! Passerete ore con le scarpe ai piedi, quindi dovete sentirvi perfettamente a vostro agio. Una zona soggetta a sfregamento, un punto di compressione, una calzata troppo stretta o troppo ampia… ciò che in negozio può sembrare trascurabile durante la prova può trasformarsi in un incubo dopo diversi chilometri. Preferite una calzata che lasci spazio al piede di distendersi, invece di stringerlo e limitarlo: il piede potrà svolgere meglio il suo ruolo naturale e diminuirà il rischio di fastidi.

Il sostegno

La scarpa deve diventare un tutt’uno con il piede, offrendo un sostegno adeguato, soprattutto al tallone. Se il piede deve conservare una certa libertà, non deve però scivolare avanti e indietro né spostarsi lateralmente. Un sostegno insufficiente può portare rapidamente a una sensazione di instabilità e a una perdita di fiducia. La chiusura, che è una vera e propria arte come dimostra il nostro articolo sull’argomento, permette comunque di regolare con precisione il sostegno. Tenetelo a mente prima di scartare definitivamente un modello!

L’ammortizzamento

È probabilmente l’aspetto più delicato, perché il marketing ci spinge ad acquistare la scarpa più ricca di tecnologia… È però fondamentale non lasciarsi trascinare dalle mode e ascoltare soprattutto le proprie preferenze. Se vi piace sentire il terreno vicino, scegliete un ammortizzamento ridotto. Se invece vi sentite più sicuri quando il piede è isolato dal suolo, optate per un ammortizzamento maggiore. Anche all’interno della stessa categoria di ammortizzamento esistono differenze di rigidità, reattività e drop, cioè la differenza di altezza tra tallone e avampiede.

Quanto al carbonio, il segreto delle prestazioni moderne, sappiate che offre un beneficio minimo, dall’1 al 2% per le piastre integrali, a condizione di correre a una velocità superiore ai 14 km/h. Per alcuni runner, ma non per tutti, perché dipende dalla tecnica di corsa e dalla biomeccanica, la piastra in carbonio riduce leggermente il costo energetico: dell’1,5% a 14 km/h, del 2,4% a 16 km/h e del 3,5% a 18 km/h. Alla luce di questi dati, emersi da studi scientifici, è legittimo chiedersi se valga la pena investire nelle super shoes quando non si è runner d’élite. A voi la scelta!

Il drop

È uno dei pallini degli appassionati di minimalismo, che raccomandano un drop nullo per avvicinarsi a una falcata naturale. Le scarpe tradizionali hanno generalmente un drop compreso tra 4 e 8 mm. Oltre a produrre sensazioni diverse, con il piede più o meno piatto, il drop influisce sul carico del tendine d’Achille e del polpaccio. In altre parole, se si tende a soffrire di tendinite achillea, è preferibile scegliere un drop elevato, che contribuisce ad alleggerire il carico sul tendine. In ogni caso, con o senza infortunio, qualsiasi modifica significativa del drop deve essere introdotta molto gradualmente, perché ha conseguenze concrete sulla biomeccanica della corsa.

Il peso

È uno dei fattori decisivi: il peso delle scarpe si è ridotto sempre di più grazie ai progressi tecnologici, soprattutto nel campo delle schiume. Oggi anche una scarpa voluminosa può risultare leggerissima sulla bilancia! Poiché si trovano all’estremità delle gambe, le scarpe producono un effetto leva considerevole, con conseguenze sul piacere di corsa, sul costo energetico e sulla prestazione. Il peso va quindi valutato con attenzione, senza però diventarne schiavi: deve essere considerato insieme agli altri criteri e non necessariamente diventare IL criterio principale.

La flessibilità

Anche questo è uno dei pallini dei sostenitori del minimalismo, secondo i quali una scarpa flessibile aiuta ad adottare una falcata naturale, cioè una falcata che consente al piede di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’assorbimento dell’impatto. Un modello flessibile favorisce la rullata e regala ottime sensazioni, a patto di avere piedi allenati: un piede forte, capace di stabilizzare, reagire e spingere. Da ricordare: avere piedi forti è un vantaggio, quindi è utile inserire con regolarità esercizi specifici, qualunque sia il vostro livello.

Trazione e aderenza

Indispensabili per le discipline outdoor come il trail, la trazione, data dal grip della suola, e l’aderenza, cioè la capacità della suola di mantenere la presa sulle superfici bagnate, sono criteri secondari per la corsa su strada. Se correte sia su sterrato sia sull’asfalto, potete scegliere scarpe pensate per un uso ibrido. Alcuni marchi stanno inoltre lanciando modelli definiti “gravel”, destinati proprio a questo tipo di utilizzo.

Attenzione al periodo di adattamento!

Se correte con regolarità, siete già abituati a utilizzare un certo tipo di scarpe. Quando cambiate modello, il corpo ha bisogno di un periodo di adattamento, soprattutto se riducete drop o ammortizzamento. Nelle prime settimane alternate le vecchie scarpe alle nuove. In questo modo permetterete al corpo di abituarsi agli appoggi leggermente diversi e alle modifiche, anche minime, della falcata. La gradualità è ancora più importante se decidete di orientarvi verso il minimalismo.

La maggior parte dei runner di alto livello possiede diverse paia di scarpe e alterna i modelli in base al tipo di allenamento. In genere, gli agonisti apprezzano un modello leggero e reattivo per le sedute brevi e veloci, mentre per le uscite lunghe scelgono volentieri una scarpa più protettiva. Se potete, tenete nell’armadio due o tre paia di scarpe diverse, così da variare gli stimoli a carico del sistema muscolo-tendineo e articolare.

In definitiva, la scelta delle scarpe da corsa è una questione molto personale, non solo perché dipende dalla vostra storia, per esempio dagli infortuni passati, ma anche perché è condizionata dalle vostre preferenze e dalla vostra fisiologia. Non lasciatevi guidare dalle mode né dall’illusione che un prezzo elevato garantisca prestazioni migliori. Se non vi infortunate, non è detto che dobbiate cambiare tipo di scarpe. Se invece vi fate male o volete migliorare le vostre prestazioni, potete valutare un passaggio graduale ad altri modelli. Tenete però sempre a mente questo principio fondamentale: ogni cambiamento deve essere progressivo.

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