New York, Boston, Chicago, Berlino, Sydney, Londra e Tokyo: queste sette metropoli non si limitano più a organizzare maratone, le hanno elevate al rango di veri festival mondiali. Ogni gara diventa un palcoscenico dove i runner sono protagonisti, tra caccia al record, selfie memorabili ed emozioni allo stato puro. Benvenuti nel circolo ristrettissimo delle World Marathon Majors.
Le 7 World Marathon Majors!
Maratona di New York (3 novembre 2024) Partecipanti: 55.646 finisher, nuovo record mondiale per una maratona
Maratona di Berlino (29 settembre 2024) Partecipanti: 54.280 finisher
Maratona di Londra (21 aprile 2024) Partecipanti: 54.218 finisher
Maratona di Chicago (13 ottobre 2024) Partecipanti: 52.150 finisher, battendo il precedente record della gara
Maratona di Tokyo (3 marzo 2024) Partecipanti: circa 38.000 finisher
Maratona di Sydney (15 settembre 2024) Partecipanti: 20.284 finisher
Maratona di Boston (15 aprile 2024) Partecipanti: circa 30.000 finisher
D’ora in poi saranno sette. Sette gare capaci di attirare folle, runner élite, record e migliaia di stories su Instagram. New York, Berlino, Londra, Tokyo, Boston, Chicago e la new entry Sydney: insieme, queste «World Marathon Majors» trasformano la maratona in molto più di una semplice sfida personale. Ne fanno uno spettacolo globale.
La maratona in versione blockbuster
Le Majors hanno capito presto che quei 42,195 chilometri dovevano raccontare una storia. Quando corri a New York, ti sembra di essere l’eroe di un film. Folla scatenata a Brooklyn, vista da cartolina su Manhattan, arrivo nel cuore di Central Park: tutto è studiato per emozionare. Berlino? È lo scenario dell’alta precisione. Il percorso è piatto, velocissimo, i muri sono pieni di graffiti e i record cadono uno dopo l’altro. Si sente che da qui è passato Kipchoge. Ogni città ha la sua identità, la sua regia e la sua colonna sonora. E anche senza correre nel gruppo élite, quella dose speciale di brividi è garantita.
Una vetrina globale del running
Le World Majors sono anche un passaporto per il mondo. Ogni partecipante può iscriversi al sorteggio di Tokyo, cercare il proprio personal best a Chicago, affrontare la salita di «Heartbreak Hill» a Boston… e fare tutto questo con lo stesso pettorale da collezione, orgogliosamente mostrato nelle stories. È diventata una missione, un Graal: le «Six Stars», le sei stelle che i finisher delle sei maratone collezionano come trofei. E attira davvero tutti: amatori, ex professionisti, influencer del running e persino celebrità che vogliono spuntare questa voce dalla propria bucket list. Correre, sì. Ma nella città giusta, con lo storytelling giusto.
I social sempre più protagonisti
C’è poi un altro elemento decisivo: i social network. Un tempo mostravi la medaglia alla macchinetta del caffè. Oggi devi pubblicarla su Instagram, con il tramonto su Manhattan o Tokyo sullo sfondo. Le Majors cavalcano quest’onda. Non vendono più soltanto una gara, ma un’immagine, un’esperienza, un ricordo da Instagram. E funziona. Anche se al 38° chilometro molti hanno le gambe ridotte a pezzi, sembrano tutti capaci di sorridere per la foto. Perché in questo mondo, se non è su Strava o in un reel, è come se non avessi corso.
Uno show a tutti i livelli
Una Major non è soltanto una gara. È una vera esperienza. Concerti lungo il percorso, maxischermi, commentatori scatenati, elicotteri, droni… A metà strada tra evento sportivo e festival culturale. I volontari sono stilosi quanto i runner, i ristori a volte più ricchi di certi brunch e l’atmosfera… lasciamo perdere. Abbiamo visto finisher piangere al traguardo solo sentendo la folla. E gli sponsor lo hanno capito bene. Ogni Major è una vetrina XXL per i grandi brand. Non si parla più di scarpe, ma di «tecnologia di propulsione ottimizzata», gel al gusto mojito e capi termoregolanti progettati in galleria del vento. La maratona è diventata uno stile di vita.
La performance al centro dello spettacolo
Non lasciatevi ingannare: qui si fa sul serio. Ogni anno, i più grandi nomi della maratona arrivano in queste città leggendarie per inseguire il tempo. A Berlino, Eliud Kipchoge e ora Tigist Assefa polverizzano i record. A Boston è il prestigio del percorso ad attirare. A Londra, la profondità del campo partenti… e i suoi record fuori dagli schemi. Insomma: tra due persone travestite da banana, sulla linea di partenza si intravedono dei razzi. Ma forse la cosa più bella è che tutto questo convive. Il campione del mondo e il runner della domenica vivono la stessa gara, corrono sullo stesso asfalto e attraversano la stessa città in festa. Questa è la magia delle Majors: farti sentire un campione, anche se tagli il traguardo in 4h58, con i crampi e un ginocchio che fa scattare l’allarme.
✓ Allora, pronti a conquistare le Six Stars?
Se avete mai sognato di correre «la maratona», con la M maiuscola, probabilmente pensavate a una delle sei gare di questa lega ristrettissima. E se avete già tagliato il traguardo a New York, Berlino o altrove, avrete capito che queste città hanno trasformato la corsa in uno show totale, dove ogni runner, a modo suo, diventa una star.
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