Come suggerisce il nome, nella corsa a piedi il piede ha un ruolo centrale. È l’unica parte del corpo a entrare in contatto con il terreno e merita quindi tutta la nostra attenzione. Il mercato delle scarpe da running è una foresta tropicale rigogliosa e variegata, nella quale non è sempre facile orientarsi. Marathons.com ti offre alcuni consigli chiave per scegliere il modello più adatto a te.
C’era una volta la scarpa da running
Partiamo da un salto indietro nel tempo per dare un’occhiata alle scarpe da running dei nostri predecessori.
➜ Negli anni Sessanta e Settanta si correva con modelli piuttosto rudimentali: suola molto sottile, massima flessibilità e nessuna tecnologia incorporata.
➜ La rivoluzione arriva negli anni Ottanta e Novanta: sulla scia di Nike, che conquista il mercato mondiale con le sue suole waffle, tutti i produttori iniziano a sviluppare nuove tecnologie: cuscinetti d’aria, molle, gel, sistemi antipronazione… La ricerca e sviluppo prende piede tra i produttori di calzature sportive, con l’obiettivo di aumentare il comfort grazie a una maggiore ammortizzazione e di contrastare gli infortuni.
➜ Alla fine degli anni Novanta arriva un’altra rivoluzione, o meglio un ritorno alle origini: si riscoprono i benefici della corsa a piedi nudi. Compaiono così le scarpe con le dita e i modelli minimalisti, caratterizzati da una suola sottilissima, grande flessibilità, drop quasi nullo e una calzata che rispetta la forma del piede.
➜ Nel pieno della moda minimalista, nel 2009 HOKA irrompe sul mercato con le sue scarpe massimaliste, o oversize, caratterizzate da un’ammortizzazione esagerata.
➜ Una decina d’anni più tardi, nel 2018, Nike presenta la prima scarpa con piastra in carbonio, presto seguita da tutti gli altri marchi.
Oggi, entrando in un negozio specializzato, ci si trova davanti a ogni genere di scarpa: dalle oversize ai modelli più minimalisti, passando per le piastre in carbonio e le schiume ultraresilienti. Come orientarsi in questa giungla?
I criteri da valutare
Partiamo da un punto fondamentale: non esiste la scarpa ideale per tutti i runner. Ogni persona è fisiologicamente unica, dalla forma del piede al peso fino al tipo di appoggio, ha abitudini diverse, per frequenza degli allenamenti, terreni e distanze, e percepisce sensazioni differenti. Un modello che sembra perfetto per qualcuno può risultare scomodo per qualcun altro. Esistono però alcuni criteri utili per orientarsi nell’ampia offerta di scarpe da running.
✓ Il comfort
È senza dubbio il criterio più importante. Trascorrerai ore con le scarpe ai piedi, quindi devi sentirti perfettamente a tuo agio. Una zona soggetta a sfregamento, un punto di pressione, una calzata troppo stretta o troppo larga… ciò che in negozio sembra trascurabile può trasformarsi in un incubo dopo diversi chilometri. Scegli una calzata che lasci spazio al piede, invece di costringerlo e comprimerlo: potrà svolgere meglio il suo ruolo naturale e diminuiranno i rischi di fastidio.
✓ Il supporto
La scarpa deve diventare tutt’uno con il piede, offrendo una tenuta adeguata soprattutto nella zona del tallone. Il piede deve mantenere una certa libertà, ma non deve scivolare avanti e indietro né lateralmente. Un supporto insufficiente può portare rapidamente a una minore stabilità e fiducia. L’allacciatura, che è una vera e propria arte come dimostra il nostro articolo sull’argomento, permette comunque di regolare con precisione la tenuta. Tienilo presente prima di scartare definitivamente un modello.
✓ L’ammortizzazione
È probabilmente l’aspetto più delicato, perché il marketing ci spinge ad acquistare la scarpa più ricca di tecnologie possibile. È fondamentale, però, non lasciarsi guidare dalle mode e ascoltare soprattutto le proprie preferenze. Se ti piace sentire il terreno vicino, scegli un’ammortizzazione ridotta. Se invece ti senti più sicuro quando il piede è isolato dal suolo, orientati su un’ammortizzazione maggiore. Anche all’interno della stessa categoria di ammortizzazione ci sono differenze di rigidità, reattività e drop, cioè la differenza di altezza tra tallone e avampiede.
Quanto al carbonio, il segreto delle prestazioni moderne, sappi che offre un beneficio minimo, dall’1 al 2% per le piastre integrali, e solo a condizione di correre a più di 14 km/h. Per alcuni runner, ma non per tutti: dipende dalla tecnica di corsa e dalla biomeccanica, la piastra in carbonio riduce leggermente il costo energetico, dell’1,5% a 14 km/h, del 2,4% a 16 km/h e del 3,5% a 18 km/h. Alla luce di questi dati, emersi da studi scientifici, è legittimo chiedersi se valga la pena investire nelle super shoes quando non si è runner élite. La decisione spetta a ciascuno.
✓ Il drop
È uno dei temi preferiti dagli appassionati di minimalismo, che raccomandano un drop nullo per avvicinarsi a una rullata naturale. Le scarpe tradizionali hanno generalmente un drop compreso tra 4 e 8 mm. Oltre a modificare le sensazioni, con il piede più o meno parallelo al terreno, il drop influisce sul carico a cui sono sottoposti il tendine d’Achille e il polpaccio. In altre parole, se si tende a soffrire di tendinite achillea, è preferibile scegliere un drop elevato, che contribuisce ad alleggerire il lavoro del tendine. In ogni caso, che si sia infortunati o meno, qualsiasi variazione importante del drop deve essere introdotta molto gradualmente, perché ha conseguenze concrete sulla biomeccanica della corsa.
✓ Il peso
È uno dei principali terreni di confronto: grazie ai progressi tecnologici, soprattutto nel campo delle schiume, le scarpe sono sempre più leggere. Oggi anche un modello voluminoso può risultare un vero peso piuma sulla bilancia. Poiché le scarpe si trovano all’estremità delle gambe, l’effetto leva è notevole e influisce sul piacere di corsa, sul costo energetico e sulla prestazione. Il peso va quindi considerato con attenzione, senza però diventarne schiavi: va valutato insieme agli altri criteri e non deve necessariamente essere IL fattore decisivo.
✓ La flessibilità
Anche questo è uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori del minimalismo, secondo i quali una scarpa flessibile favorisce una rullata naturale, cioè una corsa in cui il piede può svolgere pienamente il suo ruolo di gestione dell’impatto. Un modello flessibile facilita la rullata e regala ottime sensazioni, a patto di avere piedi allenati: un piede forte, capace di stabilizzare, ammortizzare e spingere. Un aspetto da non trascurare: un piede forte è una risorsa, quindi è utile inserire con regolarità esercizi specifici, qualunque sia il proprio livello.
✓ Trazione e aderenza
Essenziali nelle discipline outdoor come il trail, la trazione, data dal grip della suola, e l’aderenza, cioè la capacità della suola di tenere su superfici bagnate, sono criteri meno importanti per il running su strada. Se corri sia su sterrato sia sull’asfalto, puoi scegliere scarpe pensate per un utilizzo ibrido. Alcuni marchi stanno inoltre proponendo modelli definiti “gravel”, destinati proprio a questo tipo di impiego.
Attenzione al periodo di adattamento
Se corri regolarmente, sei già abituato a un certo tipo di scarpa. Quando cambi modello, il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi, soprattutto se riduci drop o ammortizzazione. Nelle prime settimane alterna l’utilizzo delle scarpe vecchie e di quelle nuove. In questo modo permetterai al corpo di abituarsi gradualmente ad appoggi leggermente diversi e alle modifiche, anche minime, della rullata. La progressività è ancora più importante se decidi di avvicinarti al minimalismo.
La maggior parte dei runner di alto livello possiede più paia di scarpe e varia modello in base al tipo di allenamento. In genere, gli atleti preferiscono una scarpa leggera e reattiva per le sessioni brevi e veloci, mentre per le uscite lunghe scelgono volentieri un modello più protettivo. Se puoi, tieni nella scarpiera due o tre paia diverse, così da variare gli stimoli sul sistema muscolo-tendineo e articolare.
In definitiva, la scelta delle scarpe da running è una questione molto personale, non solo perché dipende dalla tua storia, per esempio da eventuali infortuni passati, ma anche perché è condizionata dalle tue preferenze e dalla tua fisiologia. Non lasciarti guidare dalle mode né dall’illusione che un prezzo elevato garantisca prestazioni migliori. Se non ti infortuni, non è detto che tu debba cambiare tipo di scarpa. Se invece ti fai male o vuoi migliorare le tue prestazioni, puoi valutare un passaggio graduale a un altro modello. Tieni però sempre a mente il principio fondamentale: ogni cambiamento deve essere progressivo.
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