Dagli anni Settanta, il Kenya ha continuato a sviluppare strutture sportive di alto livello. Tutto è cominciato a Nyahururu, poi Iten e Kaptagat hanno raccolto il testimone. Oggi, più che mai Home of Champions, il Kenya attira corridori da tutto il mondo e continua a formare alcuni dei migliori atleti del Paese.
Nel primo articolo dedicato al Kenya, pubblicato il 19 agosto, Marathons.com ha raccontato la storia recente del Paese, quella che lo ha portato a diventare la superpotenza della corsa che conosciamo oggi. I successi di ieri e di oggi passano inevitabilmente dalle strutture sportive del Paese, concentrate nell’arco di cinquant’anni in tre città: Nyahururu, Iten e Kaptagat. A loro è dedicato questo secondo capitolo.
Nyahururu, dove tutto è cominciato
La storia dei training camp keniani comincia lontano dal fermento che oggi anima Iten. Negli anni Settanta e Ottanta, le prime comunità di atleti si sviluppano a Nyahururu, città dell’altopiano centrale del Paese, a circa 200 km da Nairobi. È qui che si forma il primo grande campione del Kenya, Kipchoge Keino, e all’epoca tutti i corridori del Paese si ritrovano in questa città d’alta quota, a 2.300 metri, più precisamente al Nyahururu Stadium. Allora erano pochi i luoghi del Kenya che potevano vantare uno stadio. È in questo impianto, oggi in condizioni precarie, che Kipchoge Keino e la nazionale keniana si preparano per i Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, quelli che rivelano al mondo intero gli atleti del Paese. Negli anni Ottanta e Novanta, il baricentro dello sport si sposta gradualmente verso ovest, nella Rift Valley. La professionalizzazione del settore attira allenatori e manager stranieri, mentre le strutture iniziano a fare un salto di qualità.
Iten e Kaptagat raccolgono il testimone
È a Iten, piccola città arroccata a 2.400 metri di quota, che alla fine degli anni Settanta il fenomeno della corsa in Kenya assume una nuova dimensione. L’arrivo nel 1976 del missionario irlandese Colm O’Connell alla St. Patrick’s High School segna una svolta: la scuola diventa una fabbrica di campioni. Più di venti suoi allievi hanno conquistato titoli mondiali o olimpici. Tra gli atleti allenati dal tecnico ci sono David Rudisha, Vivian Cheruiyot, Matthew Birir e Brimin Kipruto. Con il tempo cresce una vera cultura della corsa e si moltiplicano i camp, trasformando Iten nella capitale mondiale del mezzofondo e del fondo. Oggi le strade e i sentieri della città e dei dintorni sono presi d’assalto da numerosi gruppi di corridori, keniani e stranieri. Alcuni sono professionisti, altri amatori. Per rispondere a questa affluenza, le infrastrutture continuano a svilupparsi. Molte realtà private contribuiscono alla crescita della corsa in Kenya, fino a trasformarla in una vera industria.
Kaptagat, città più appartata a una trentina di chilometri da Iten, si è affermata come l’altro polo d’eccellenza del Paese. È qui che Eliud Kipchoge si allena da oltre vent’anni, in un camp dal funzionamento quasi monastico. L’altitudine, 2.400 metri, l’ambiente incontaminato e la disciplina collettiva creano le condizioni ideali per raggiungere la massima prestazione. Se Iten accoglie tanto campioni affermati quanto amatori stranieri, Kaptagat resta più chiusa e orientata verso l’élite keniana.
Una fitta rete di strutture private
A Iten, la densità di strutture private dedicate alla corsa è altissima. Impossibile citare qui tutti i nomi nati nella Mecca della corsa… Una delle realtà di riferimento del Paese è stata fondata dall’atleta olandese di origine keniana Lornah Kiplagat, vincitrice di maratone prestigiose durante la sua carriera, tra cui Los Angeles nel 1997 e nel 1998. Si tratta dell’High Altitude Training Centre (HATC). Alloggio, strutture sportive e servizi di recupero: qui è tutto integrato, per permettere ai corridori di concentrarsi sulla propria falcata. Il Kenya Camp fa un passo in più, con pacer e coach presenti sul posto. Il JC Iten Training Camp combina a sua volta alloggio, strutture sportive e coaching. Qui non ci sono selezioni: basta potersi permettere il soggiorno… Anche i brand hanno colto l’opportunità.
Il marchio di attrezzatura Kiprun, che punta in alto, ha inaugurato nel novembre 2023 il proprio centro, la 42 House. Una ventina di atleti, uomini e donne, alloggiano nella struttura e si allenano sotto la guida di un coach. Grazie a partnership con due scuole del Kenya sarà inoltre possibile formare ragazzi dai 13 ai 18 anni, sempre nell’ambito della 42 House. Tra i tecnici della struttura figura l’inossidabile Colm O’Connell, della St. Patrick High School, ormai una presenza imprescindibile in Kenya. C’è anche The Swiss Side a Iten, un centro di allenamento di alto livello pensato per corridori e atleti che cercano un ambiente ideale per il recupero e un supporto adeguato alla preparazione intensiva.
A Kaptagat, l’offerta privata è più limitata e la città è rivolta soprattutto all’élite professionistica del Paese. Il Great Rift Valley Sports Camp è il terreno di allenamento privilegiato di campioni come Eliud Kipchoge, Geoffrey Kamworor e Moses Tanui. Funziona in collaborazione con l’agenzia Global Sports Communication e offre un ambiente isolato, ideale per concentrarsi al massimo e meno affollato della vivace Iten. La NN Running Team, struttura professionistica internazionale fondata nel 2017 e che annovera anche Eliud Kipchoge, dispone di un centro di allenamento a Kaptagat.
Da oltre cinquant’anni il Kenya vanta una vera cultura della corsa, che ha portato benefici ai keniani ma anche a numerosi corridori stranieri. Oggi, nel pieno del boom della corsa, le strutture si moltiplicano a Iten e, in misura minore, a Kaptagat. Va però sottolineato che poche realtà private sono state avviate da keniani: un limite per il Paese e per i suoi abitanti, che avrebbero grande bisogno delle ricadute economiche generate dalla corsa.
Altri articoli
Corsa notturna: perché tutti vogliono correre mentre gli altri dormono?
Dalle Glow Run agli ekiden nella natura, le corse notturne conquistano chi cerca un’esperienza più libera, festosa e meno legata al cronometro.
gio 10 settembre 2026
Maratona di Boston, una gara dal patrimonio unico
La Maratona di Boston raccontata dietro le quinte da Mary Kate Shea e Jack Fleming.
gio 10 settembre 2026
Tatuaggi e running: quando un crono diventa un’opera d’arte
E se il ricordo più bello di una gara non si portasse al collo, ma sulla pelle? Sempre più runner scelgono di tatuare il proprio traguardo.
gio 10 settembre 2026