Tatuaggi e running: quando un crono diventa un’opera d’arte

Tatuaggi e running: quando un crono diventa un’opera d’arte

Dorian Vuillet
Da Dorian Vuillet

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

E se il ricordo più bello di una gara non si portasse al collo, ma sulla pelle? Il crono inciso sul polpaccio, la data della prima maratona, un mantra segreto sull’interno del braccio… Sempre più runner entrano in uno studio di tatuaggi per immortalare un momento forte della loro vita sportiva. Un omaggio personale agli sforzi, alle sfide e, a volte, anche un incentivo a non mollare. Ma tra significato, scelta del soggetto e precauzioni da adottare, questi tatuaggi non sono mai un gesto banale, soprattutto per Agathe Cossement, tatuatrice che ha visto passare molti corridori nel suo studio. Un viaggio in un mondo in cui l’inchiostro prende il posto delle scarpe da running.

Perché non andare dal tatuatore subito dopo aver demolito il proprio personale alla Marathon d’Angoulême? Gara dopo gara, i ricordi chiedono di essere fissati e, a volte, foto e social non bastano più. È qui che spuntano i tattoo. Non per farsi vedere. Non per un like. Piuttosto per lasciare una traccia. Quella che scegliamo per noi, molto più intima di un post su Strava. Più che una moda, il tatuaggio si è diffuso a velocità sorprendente. « È una vera tendenza », assicura Agathe Cossement, tatuatrice da quattro anni. I runner, che siano in testa al gruppo o in difficoltà una domenica mattina, non potevano restare fuori dal fenomeno. “Avere il running sulla pelle” non è mai stato così letterale.

Berlino: LA città dell’inchiostro post-maratona

Nella capitale tedesca, il fenomeno ha assunto proporzioni particolari. Ogni anno, una folla di finisher si precipita, a volte già il giorno dopo la gara, negli studi di tatuaggi dei quartieri di Friedrichshain e Kreuzberg. Studi come No Pain No Gain, Black Ink Berlin o Skinlines accolgono corridori da tutto il mondo, con il pettorale ancora piegato nello zaino e le scarpe non del tutto asciutte. Nel quartiere di Mitte, allo studio Good Old Times, Swen Losinsky accoglie regolarmente sportivi venuti a immortalare il loro passaggio a Berlino, nei pressi della Porta di Brandeburgo. La sua idea del mestiere si sposa con quella dei corridori che tagliano il traguardo con le gambe in fiamme ma il cuore spalancato. Nel 2020 aveva raccontato la sua esperienza al media Jecky Beng Stories : « Una buona giornata è una giornata fuori dall’ordinario, spiega il tatuatore tedesco. E quando qualcuno viene da me dopo una maratona, è sempre una buona giornata. Sono stanchi, svuotati, ma sorridono. La loro richiesta è unica, ha un significato. Non tatuiamo soltanto un disegno, tatuiamo un momento della vita. » 

Il tatuaggio più richiesto? Il profilo minimalista del monumento, accompagnato dalla dicitura “42,195 km” e, per i più orgogliosi, dal proprio tempo finale. C’è chi aggiunge anche il ritmo medio o la data esatta, come strizzata d’occhio a quel tempo sospeso. E se la gara è andata bene, l’inchiostro scorre con orgoglio. Agathe Cossement ha tatuato molti sportivi e precisa che, anche se in Francia la pratica è meno comune, « a Berlino c’è una vera moda del tatuaggio post-gara, con studi a pochi metri dalla maratona. Da noi è più complicato, perché non possiamo tatuare fuori dal nostro studio. In teoria è vietato. » Se ci sono stati fatica, ritiro, crampi o il muro al 35° chilometro, allora il tatuaggio diventa un atto di rivalsa. Un modo per dire “ce l’ho fatta”, anche passando attraverso il dolore.

 Penso che durante la gara si sia detta: «Dai, voglio portarlo con me per tutta la vita e poter dire un giorno ai miei nipoti che la nonna ha corso la Marathon pour Tous di Parigi». 

Agathe Cossement

Una cultura che va oltre la corsa

Il fenomeno non si limita a Berlino. A New York, lo skyline o la Statua della Libertà compaiono su molti polpacci. A Boston, è l’unicorno della maratona a fare da icona. E a Londra, il Tower Bridge è un soggetto ricorrente. Senza dimenticare Parigi. Perché sì, anche a Parigi la tendenza si sta affermando, lentamente ma inesorabilmente. Dopo aver tagliato il traguardo sull’avenue Foch, alcuni festeggiano in terrazza, altri vanno dal tatuatore. Nella capitale le idee non mancano: la Tour Eiffel in versione minimalista, l’Arco di Trionfo come punto d’arrivo o il profilo del percorso che traccia un anello artistico tra Bastille, Vincennes e Boulogne. La pelle diventa così una cartolina del corpo: ogni tatuaggio racconta un tratto di percorso, una città, un’emozione.

Agathe Cossement ricorda una cliente segnata, in senso letterale e figurato, dalla Marathon pour Tous dei Giochi di Parigi 2024. « Per lei era un onore partecipare. Si sentiva quasi un’atleta professionista », racconta Agathe. E quel sentimento voleva renderlo eterno. « Penso che durante la gara si sia detta: “Dai, voglio portarlo con me per tutta la vita e poter dire un giorno ai miei nipoti che la nonna ha corso la Marathon pour Tous di Parigi”. » Appena due settimane dopo la gara, varca la porta dello studio. « Sapeva di volere un tatuaggio, ma non aveva la minima idea di quale. Mi ha parlato della Tour Eiffel, del braciere olimpico che l’aveva colpita… così ho unito i momenti più significativi. » Un mese dopo torna: vuole aggiungere gli anelli olimpici. « Poi mi ha detto: “Dove potremmo scrivere Marathon pour Tous?” » Il risultato è un tatuaggio circolare con la scritta “Marathon pour tous Paris 2024” e la distanza di 42,195 km a incorniciare l’insieme, come un sigillo personale.

Dietro quel disegno c’è molto più di un ricordo di gara. C’è una vita intera. « Questa cliente è la mamma di un’amica che abita a dieci minuti da casa mia », racconta questa appassionata di sport, dalla corsa alla danza praticata in passato. « Fa parte di un gruppo di corsa locale, i Bipèdes à Bernay, in Normandia. Era abituata a correre e aveva una voglia matta di imprimere tutto questo sul proprio corpo. » Il tatuaggio diventa così una testimonianza. Un passaggio. Un orgoglio. L’inchiostro agisce come un segno nella vita, un punto di riferimento in un percorso intimo. Non si incide un crono per il semplice gusto dei numeri, ma per tutto ciò che rappresenta: i mesi di preparazione, le corse mattutine sotto la pioggia, i dolori, i dubbi, gli incoraggiamenti. E poi ci sono quelli che, invece di mostrare un monumento, preferiscono disegnare la propria traccia GPS. Una linea sinuosa sull’avambraccio, un anello sulla caviglia, una mappa stilizzata sul fianco. Tatuaggi che raccontano un percorso e danno forma a un’ossessione: quella di superarsi, ancora e ancora.

Obiettivo sotto le 3 ore sul braccio, Parigi con gli amici e tatuaggi premonitori

Ci sono i tatuaggi dopo la gara e poi quelli fatti prima. Quelli che ci imponiamo come un patto. Una promessa a noi stessi, agli amici o a entrambi. Nel mondo del running diventano a volte veri e propri talismani motivazionali. “Sub 3” inciso sull’avambraccio, il crono sognato sulla coscia, la data di una maratona mai ancora corsa tatuata sulla pelle come una profezia. Il messaggio è chiaro: vietato mollare. Alcuni gruppi di amici ne fanno addirittura delle scommesse. « Se uno di noi scende sotto le 3 ore, ci tatuamo tutti. » « Se batto il mio record, mi incido il crono esatto appena sopra il malleolo. » Sfide un po’ folli, lanciate tra due birre dopo una sessione a ritmo soglia, che a volte finiscono davvero in uno studio di tatuaggi. Ma ci sono dei limiti.

 Non consiglio di farsi tatuare subito dopo la gara.

Agathe Cossement

Agathe Cossement racconta: « Marathon de Paris ed era venuto da me tre giorni dopo. Gli ho chiesto: perché venire se non hai ancora avuto il tempo di riposarti? Gli ho consigliato di tornare a casa e rientrare dopo una o due settimane, così il corpo avrebbe avuto il tempo di recuperare. » Agathe aggiunge anche un importante avvertimento sulla fase di recupero : « In generale, durante una maratona non si mangia molto. L’idratazione dipende da ogni persona. Non consiglio di farsi tatuare subito dopo la gara. Il corpo non ha il tempo di recuperare. Anche se il tatuaggio può venire perfetto, la stanchezza è ben presente. Dal punto di vista igienico e della salute, temo il rigetto dell’inchiostro e il sanguinamento. » Tuttavia, alcuni corridori stanno bene subito dopo lo sforzo, ma resta un’eccezione.

Questo tipo di tatuaggio agisce come un carburante. Una pressione lieve, ma reale. Ogni volta che le gambe bruciano e il ritiro sembra possibile, lo sguardo scivola su quei numeri tatuati e ricorda l’impegno preso. La mente si aggrappa all’inchiostro. E a volte, quando l’obiettivo viene finalmente raggiunto, il cerchio si chiude. Lo stesso motivo, questa volta con il tempo reale, va a coprire quello precedente. 2h59’42, in lettere nere, perfettamente allineato al sogno iniziale. In questa versione molto personale del tatuaggio da runner, la pelle diventa un diario dell’evoluzione. Una traiettoria sportiva costellata di obiettivi messi nero su bianco. Non per dimostrare qualcosa agli altri. Solo per non dimenticare ciò che ci eravamo promessi.

Gli effetti collaterali di un tatuaggio su un runner

Farsi tatuare dopo una maratona? Perché no. Ma per chi corre regolarmente, l’inchiostro non è sempre un gesto innocuo. Anche se le complicazioni restano rare, alcuni effetti collaterali meritano di essere conosciuti prima di sottoporsi agli aghi. « Preferisco, per esempio, che dopo una maratona o un Ironman si aspetti una o due settimane, così il corpo può recuperare le energie, ricorda la tatuatrice, che correrà la sua prima maratona nel fine settimana del 27-28 settembre a Bergues, per il Marathon Bière Flandre Festival. Per un tatuaggio serve un corpo riposato. » Un tattoo richiede molta energia, tra il dolore della seduta e la cicatrizzazione successiva. « In generale, quando ci si tatua, è consigliabile dormire bene la notte prima, mangiare bene, non bere alcolici ed essere davvero riposati. Il corpo ha bisogno di energia per guarire, la pelle può sanguinare: è un processo che consuma energie. »

Un esempio tra tanti: Agathe, @atattooaline su Instagram, cita il caso di un cliente tatuato da poco dopo un Ironman. « Lo aveva disputato tre settimane prima, ma il suo corpo stava iniziando a cedere e durante la seduta, durata quattro ore, ha avuto un piccolo malore. Facciamo questo tipo di lavoro in più sessioni. » L’idratazione, già fondamentale per un corridore, diventa ancora più importante: « Anche chi corre deve idratarsi più della media. E non bisogna esitare a mangiare prima della seduta: consuma davvero molta energia. » Il corpo del runner, provato dai chilometri, ha quindi bisogno di un minimo di riposo prima di sottoporsi all’ago. « Dopo lo sforzo il corpo è stanco e ci sono i dolori muscolari. Non si può tatuare, per esempio, su una scottatura solare. » La pelle è quindi più fragile e aumenta il rischio di una cicatrizzazione problematica.

La tatuatrice 27enne insiste inoltre sull’importanza di non riprendere troppo presto gli allenamenti dopo un tatuaggio. « Prima di tutto c’è la fase di cicatrizzazione. Un polpaccio tatuato il lunedì non può fare ripetute il mercoledì. La pelle resta sensibile, soggetta a irritazioni, e lo sfregamento dei vestiti o il sudore complicano la guarigione. » Una breve pausa è quindi indispensabile: spesso diversi giorni, a volte due settimane. La buona notizia è che gli sportivi in salute spesso cicatrizzano più rapidamente. « Quando si mangia bene, si dorme bene e si fa sport, si guarisce molto più rapidamente rispetto a chi fa festa e dorme male. E so che i corridori, dopo il tatuaggio, in genere hanno una soglia del dolore più bassa. »

Alcune zone del corpo pongono più problemi. Nelle aree soggette a sfregamenti frequenti, come fascia cardio, fascia GPS o cinghie dello zaino, il tatuaggio può rovinarsi, perdere definizione o ostacolare l’utilizzo dell’attrezzatura. « Ai miei clienti dico che il tatuaggio va pensato in base alla forma del corpo e ai muscoli. Polpacci e braccia vanno bene, mentre l’interno delle braccia o le costole sfregano di più. » Il sole resta il peggior nemico dell’inchiostro fresco, capace di alterare i colori e irritare la pelle. Agathe consiglia quindi, a seconda della zona, di proteggere il tatuaggio, per esempio con una pellicola specifica, una manicotto sul braccio oppure con « una crema solare SPF 50, obbligatoria. » In questo modo si riduce anche lo sfregamento durante gli allenamenti.

Tatuaggi e sudore non vanno d’accordo

Infine, per gli appassionati di pettorali, meglio evitare di tatuarsi subito prima di una gara. Stanchezza, disidratazione e stress indeboliscono il sistema immunitario e un’infiammazione potrebbe rovinare la gara. Farsi tatuare subito dopo la corsa, quando il corpo è ancora sotto l’effetto dell’adrenalina, può inoltre rendere la seduta più dolorosa. « Non bisogna riprendere troppo presto: servono dai tre ai quattro giorni perché il corpo inizi a cicatrizzare, spiega Agathe per esperienza diretta. Realizzo tatuaggi piuttosto sottili, che cicatrizzano rapidamente: dopo dieci giorni è tutto a posto. Ma nei primi tre o quattro giorni bisogna idratare bene, per esempio con olio di cocco, così il sudore e l’irritazione non seccano la pelle. »

Per smorzare i toni, Agathe ci racconta anche un aneddoto di famiglia sul padre, il cui tattoo è stato uno dei primi realizzati da lei: « Si è fatto tatuare, è andato a correre due giorni dopo e, onestamente, non è successo nulla. » La Diagonale des Fous impressa per sempre. Ma la tatuatrice, trasferitasi in Normandia dopo aver studiato in Belgio e a Lille, insiste sulla necessità di evitare la corsa il giorno stesso, per limitare la sudorazione: « Un tatuaggio è una ferita aperta. Se ci tagliassimo, la ferita si richiuderebbe e cicatrizzerebbe, ma qui l’inchiostro è sotto la pelle: il sudore può entrare nei pori ancora aperti e irritarli. »

Una volta cicatrizzato, non ci sono più problemi. « Il sudore non farà colare né ispessire un tatuaggio. Ma bisogna aspettare dai dieci ai quindici giorni perché sia completamente cicatrizzato. » Per favorire la cicatrizzazione esistono protezioni come il Tegaderm, una pellicola adesiva che protegge il tatuaggio. La nostra esperta di tatuaggi consiglia quindi di scegliere un periodo tranquillo, tra due blocchi di allenamento, così che l’esperienza non comporti troppi vincoli. Nulla di allarmante, dunque, ma alcune precauzioni da tenere a mente. Un tatuaggio studiato bene, posizionato con criterio e soprattutto completamente cicatrizzato è anche un modo per prendersi cura della pelle, proprio come ci prendiamo cura del corpo prima di una maratona. 

A quanto pare, ci sono medaglie che finiscono in un cassetto. E poi ci sono quelle che si portano per tutta la vita, da qualche parte tra la scapola, il polpaccio e l’interno del polso. Prendiamocene cura.

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