Etiopia, l’altra grande potenza della corsa
Nella seconda metà del XX secolo, al pari della vicina Kenya, l’Etiopia si è affermata come una delle grandi nazioni del fondo. Tamirat Tola e Tigist Assefa tengono viva una lunga storia nazionale, iniziata con l’impresa di Abebe Bikila nel 1960.
L’Etiopia è da sempre una terra di campioni. Se il Kenya viene spesso indicato come la prima potenza mondiale della maratona, l’Etiopia non ha nulla da invidiare al vicino. Lo dimostrano i risultati dei suoi atleti. Tamirat Tola, nato nel 1991 a Sebeta, ha vinto l’ultima maratona olimpica a Parigi, stabilendo il record della gara in 2h06’26. La sua connazionale Tigist Assefa è una delle protagoniste assolute al femminile. Al debutto olimpico sulla maratona, proprio a Parigi, l’atleta originaria di Addis Abeba ha conquistato l’argento dopo uno splendido duello per la vittoria con Sifan Hassan, superstar olandese nata… in Etiopia. Da New York a Berlino, passando per Londra, gli etiopi sono sempre lì. Ma da quanto tempo?
La storia della corsa etiope
La storia del running in Etiopia comincia davvero con Abebe Bikila, diventato una leggenda dopo i Giochi olimpici di Roma del 1960. Tornato dall’Europa con l’oro, fu il primo medagliato olimpico del Paese. Quattro anni dopo, ai Giochi di Tokyo, replicò l’impresa. Bikila è l’idolo di un popolo che ha sempre lottato per la propria libertà. Da secoli, infatti, la storia dell’Etiopia è un susseguirsi di conflitti contro le nazioni vicine e di rivolte interne. A lungo minacciata dall’Italia, l’Etiopia ha combattuto per la propria indipendenza e il proprio sviluppo, soprattutto durante il regno dell’imperatore Hailé Selassié, che nel 1973 partecipò anche ai funerali dell’eroe nazionale Abebe Bikila. Come il vicino Kenya, l’Etiopia dispone di altopiani, e Addis Abeba si trova a 2.355 metri di quota: condizioni che stimolano la produzione di globuli rossi. In questo Paese si è sviluppata naturalmente una vera cultura della resistenza, dove alcuni ragazzi devono correre per diversi chilometri per raggiungere la scuola. Può sembrare un po’ “cliché”, ma la leggenda Haile Gebrselassie raccontava che da bambino doveva correre ogni giorno per oltre 10 km per andare a scuola, con lo zaino sulle spalle: un’abitudine che ha forgiato la sua falcata e la sua capacità di tenere a lungo. Fu proprio durante il suo regno, tra il 1990 e il 2000, che l’Etiopia consolidò il proprio status mondiale. Quattro volte campione del mondo sui 10.000 metri, due volte campione olimpico ad Atlanta nel 1996 e Sydney nel 2000 e per un periodo detentore del record mondiale della maratona in 2h03’59, Haile Gebrselassie è entrato nella storia dell’atletica per il carisma, oltre che per prestazioni fuori dal comune.
Nello stesso periodo, anche le donne si sono ritagliate un posto nell’élite mondiale con Fatuma Roba, prima africana campionessa olimpica di maratona nel 1996, seguita da Elfenesh Alemu e Derartu Tulu, la prima donna africana campionessa olimpica, nel 1992 sui 10.000 metri. Tirunesh Dibaba e Meseret Defar hanno lasciato il segno anche negli anni Duemila, in pista ma pure su strada. Campionessa del mondo nel 2015 e vicecampionessa olimpica nel 2016 sui 1.500 metri, Tirunesh Dibaba ha vinto, tra le altre gare, la Maratona di Chicago nel 2017 in 2h18’31, con un personale di 2h17’56 ottenuto a Londra nello stesso anno.
I protagonisti etiopi della lunga distanza oggi
L’Etiopia non vive soltanto di un passato glorioso: ancora oggi occupa le prime posizioni nelle grandi maratone. Tra gli uomini, nonostante i 43 anni, Kenenisa Bekele resiste e resta una presenza imprescindibile nel gruppo di testa. Nel 2024 ha chiuso secondo alla Maratona di Londra in 2h04’15. E gli appassionati ricordano ancora il suo straordinario 2h01’41 a Berlino nel 2019. Alle sue spalle si sta affermando una nuova generazione, rappresentata da atleti come Tamirat Tola, campione del mondo di maratona nel 2022 e medaglia d’oro a Parigi nel 2024, e Sisay Lemma, vincitore della maratona di Londra nel 2021. Quest’ultimo ha conquistato la Maratona di Boston nel 2024.
Tra le donne, l’Etiopia è una vera superpotenza. Nel settembre 2023, a Berlino, Tigist Assefa ha scritto la storia battendo il record del mondo della maratona femminile in 2h11’53. Da allora il primato è stato migliorato, e oggi appartiene a Ruth Chepngetich con 2h09’56, ma Tigist resta in prima fila: nel 2025 ha conquistato, tra le altre gare, la Maratona di Londra. Al suo fianco, Letesenbet Gidey, primatista mondiale dei 5.000 e dei 10.000 metri, è una delle figure più dominanti del mezzofondo e della corsa su strada. E poi c’è Almaz Ayana, una delle atlete più talentuose di sempre nel fondo: campionessa olimpica a Rio, dove stabilì il record mondiale dei 10.000 metri in 29’17″45, e medaglia di bronzo sui 5.000. Il passaggio alla strada è stato brillante: 2h17’19 al debutto sulla maratona di Amsterdam nel 2022.
Tra donne e uomini, l’elenco degli etiopi capaci di brillare in pista o su strada è lunghissimo.
Le sfide di oggi
Nonostante i successi, l’Etiopia deve affrontare diverse sfide per mantenere il proprio posto nel mondo del running. Se si confronta la situazione del Paese con quella del Kenya, emerge una carenza di infrastrutture e di sostegno istituzionale. Lo storico rivale sembra avere un piccolo vantaggio sul piano dello sviluppo e il divario potrebbe aumentare nei prossimi anni, soprattutto se i marchi continueranno a investire a Iten, in Kenya, come ha fatto Kiprun nel 2023. L’Etiopia deve valorizzare i propri risultati eccezionali e l’eredità di Haile Gebrselassie. Nel 2009, l’ex icona della maratona ha aperto Yaya Village, un centro di allenamento vicino ad Addis Abeba pensato per gli atleti di alto livello. Nel 2013 è stato inaugurato un altro centro, a circa 25 minuti dalla capitale e a 2.700 metri di quota. Un’altra superstar del Paese, Kenenisa Bekele, ha fatto costruire una pista di atletica e aperto un hotel di 30 camere per rendere più confortevole il soggiorno dei corridori che scelgono il suo centro.
Al di là di queste due iniziative, il Paese appare meno strutturato sul piano federale e anche gli sponsor sono meno presenti rispetto allo sport keniano. L’accesso all’élite resta quindi più limitato. E ben oltre lo sport, la situazione politica in Etiopia è molto instabile: nel Paese sono in corso diversi conflitti e i rapporti con i vicini Eritrea, Somalia ed Egitto sono spesso complicati.
In questo contesto così precario, non si può che apprezzare la volontà di Haile Gebrselassie di continuare a puntare sull’istruzione per aiutare i giovani del suo Paese. Negli ultimi dieci anni, l’eroe nazionale ha aperto diverse scuole in tutto il Paese. Un grande campione, un grande uomo che prova a superare le divisioni in cui l’Etiopia è intrappolata da troppo tempo.
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