Jason Pointeau, Florian Caro, Yohan Durand: il loro Marathon de Paris visto dall’interno

CL
Da Clément Laborieux

Pubblicato il mer 9 settembre 2026

Aggiornato il mer 9 settembre 2026

Jason Pointeau, Florian Caro, Yohan Durand: il loro Marathon de Paris visto dall’interno
© ASO / Marathon de Paris

Il terzetto degli élite francesi. Rispettivamente 15°, 16° e 17° al Marathon de Paris 2025, Jason Pointeau, Florian Caro e Yohan Durand hanno affrontato con coraggio l’impegnativo percorso parigino, tanto mitico quanto esigente. A pochi minuti dal traguardo ci hanno raccontato a caldo le loro sensazioni.

Un’immersione nella loro gara, tra dolore, strategia e orgoglio.


Jason Pointeau: insegnante di scienze motorie il lunedì, primo francese al Marathon de Paris 2025 la domenica

© STADION-ACTU

Nonostante un’agenda fitta, divisa tra famiglia e il lavoro di insegnante di scienze motorie in un liceo, il 36enne di Gujan-Mestras riesce a inanellare settimane da 200 km. A dicembre, a Valencia, aveva portato il personale a 2h10’35. Semplicemente fuori categoria. Domenica ha firmato una prestazione di grande livello al Marathon de Paris, chiudendo primo francese in 2h13’36. Ma non è stata una passeggiata.

« Sinceramente, è stata durissima. Ho avuto brutte sensazioni dall’inizio fino al 30° chilometro. Mi sono detto che avrei vissuto una maratona interminabile… ma ci ho sempre creduto, non ho mai mollato.»

Jason Pointeau

Jason ha tenuto duro. La grande preparazione ha dato i suoi frutti: chilometro dopo chilometro sente che le gambe reggono e che la testa tiene. Negli ultimi chilometri è proprio la mente a prendere il comando. Spinto dalla folla, dà tutto e chiude fortissimo negli ultimi due chilometri, a 2’57/km. « È quasi negli ultimi dieci che ho mollato gli ormeggi. Essere il primo francese alle spalle di Hassan era un piccolo sogno personale per oggi. Gli ultimi due chilometri me li sono proprio goduti.» Gli comunicano allora che è effettivamente il primo francese, dopo il ritiro di Hassan Chahdi. « Per me è un piccolo motivo d’orgoglio. Fa piacere. È fantastico ». Questo titolo ufficioso di primo francese pesa molto nel cuore di questo appassionato amatore, che confessa di stare pensando… a una 100 km in un futuro non troppo lontano. « Credo di avere voglia di qualcosa di più lungo. Provare una 100 km su strada, per vedere cosa riesco a fare. Massacrarmi con le ripetute veloci mi piace sempre meno. Quindi tra qualche settimana correrò di nuovo una maratona, per mettere ancora alla prova il mio corpo.»


Florian Caro, il bretone che sognava la maratona davanti alla TV

© STADION-ACTU

È cresciuto con le immagini del Marathon de Paris in testa, gli occhi puntati sulle falcate dei grandi campioni mentre pedalava sulla sua bici da adolescente. Domenica Florian Caro ha chiuso il cerchio proprio nelle strade che gli hanno fatto amare la distanza regina.

« Il Marathon de Paris è una gara magnifica. È stata lei a farmi lasciare la bici per dedicarmi alla corsa. Si attraversano tutte le emozioni: all’inizio ci si annoia quasi, poi diventa dura e bisogna stringere i denti… Per fortuna il pubblico è lì lungo tutto il percorso a spingerti.»

Florian Caro

L’atleta dello Stade Brestois ha condiviso gran parte della gara con Jason Pointeau e anche con l’amico Yohan Durand, per lui un modello di longevità sportiva.

« È davvero un esempio per tanti. È stato un piacere correre 34 chilometri con lui. Per tutta la gara si sentivano solo “Forza maestro Yodu!”.» Il bretone chiude con un solido 16° posto assoluto in 2h13’50, a pochi secondi dal personale, su un tracciato che giudica particolarmente impegnativo: « Il percorso di Parigi vale almeno uno o due minuti in più rispetto a una maratona più scorrevole». Gli resta un pizzico di rammarico: « Mi dispiace non aver spinto un po’ di più nel finale… ma sinceramente ho avuto buone sensazioni. È incoraggiante per il prosieguo. » L’obiettivo è già nel mirino: una maratona autunnale, più veloce, per provare a strappare un grande tempo.


Yohan Durand, spinto dagli incitamenti fino alla fine

© STADION-ACTU

Era uno dei volti più attesi della maratona. Il pubblico parigino non si è fatto pregare e lui lo ha sentito a ogni falcata.

« Il pubblico mi ha dato una spinta enorme. Viste le sensazioni che avevo… se non fosse stata Parigi, forse avrei abbandonato. Ma qui non potevo farlo.»

Yohan Durand

Yohan Durand, alias « Maître Yodu», chiude il Marathon de Paris 2025 in 2h14’44, 17° assoluto e terzo francese, dopo una gara in cui ha attinto a fondo alle proprie riserve: « A livello cardiovascolare stavo benissimo. Ma a livello muscolare, ero davvero al limite. E con il vento, soprattutto lungo i quais, era come correre contro un muro.». Già al 25° chilometro i segnali sono chiari: sarà lunga. Un allarme al bicipite femorale, cambi sempre più difficili da sostenere… ma resta aggrappato ai suoi due compagni di giornata, Jason e Florian, fino a Boulogne. « Ho tirato il freno a mano per arrivare in fondo. Ero a un passo dai crampi». Era venuto per fare meglio, ma non ha mai pensato di ritirarsi. Era Parigi, ed era venuto per mettersi alla prova: « Volevo correre una maratona difficile. Volevo sfidarmi e arrivare fino in fondo. Ora punto a un percorso più scorrevole in autunno, forse Berlino o Valencia, per cercare un grande tempo.»


Tre storie, la stessa passione e un profondo rispetto tra questi tre atleti, che hanno dato tutto sui sampietrini parigini. Dal sogno d’infanzia di Florian Caro, alla resilienza di Jason Pointeau, passando per i crampi di Yohan Durand, ognuno ha combattuto la propria battaglia. Tutti concordano nel sottolineare l’atmosfera incredibile del Marathon de Paris, alimentata da un pubblico scatenato. Perché il running è anche questo: fatica, brividi ed emozioni da condividere. E domenica i tifosi hanno vibrato insieme a loro, fino alla fine.