Aude Clavier, verso nuovi orizzonti

SL
Da Sabine Loeb

Pubblicato il gio 10 settembre 2026

Aggiornato il gio 10 settembre 2026

Aude Clavier, verso nuovi orizzonti
© STADION-ACTU

Il 2 agosto a Talence, l’atleta Aude Clavier ha conquistato il titolo di campionessa francese Élite dei 5000 metri. Una vittoria arrivata al momento giusto, mentre la 26enne dal sorriso contagioso si prepara a intraprendere una nuova avventura nel nord della Francia.

« All’INSEP si chiude un capitolo, mentre un altro ha già cominciato a scriversi », racconta con entusiasmo Aude Clavier, campionessa di Francia Élite dei 5000 metri. A pochi giorni dalla ripresa degli allenamenti e dall’annuncio ufficiale dei risultati del suo master, le restano soltanto due appuntamenti prima di una pausa più che meritata. Campionessa il 2 agosto a Talence, l’atleta di Aix-en-Provence ha diviso per tutto l’anno il suo tempo tra la stesura della tesi in diritto commerciale alla Sorbona e la carriera da atleta di alto livello. Ora la aspetta una nuova vita. Dopo cinque anni all’INSEP, dove aveva già lasciato il sole del Sud per il grigiore parigino, si trasferirà nel Nord per dedicarsi completamente ai suoi obiettivi: preparare gli Europei del 2026 a Birmingham e, soprattutto, i Giochi olimpici di Los Angeles 2028.

Da rivelazione tardiva a crescita fulminante

Aude Clavier non si mette subito in luce. Alle elementari partecipa alle gare di corsa campestre e arriva tra le prime, senza però dominare la disciplina. Alle medie, pur senza entrare nella sezione di atletica, torna a correre nel fango per completare la squadra. Anche in quell’occasione, la giovane intravede la possibilità di conquistare una medaglia. Eppure continua a tenersi a distanza dalla corsa, che sembra invece chiamarla. Poi arriva ciò che doveva arrivare: iscritta alla sezione sportiva di sci alpino del liceo di Barcelonnette, rimette le chiodate da 9 millimetri per l’ennesima corsa campestre UNSS. Questa volta è quella buona. Il primo anno ottiene un ottimo risultato, il secondo vince. E non si ferma qui: la studentessa conquista anche il titolo accademico nella categoria cadette 1. È la svolta. L’anno seguente si tessera per il club di Gap e prova a qualificarsi individualmente ai campionati francesi UNSS. « Nella mia scuola erano forti nello sci, ma non tanto nella corsa, quindi per me era impossibile qualificarmi a squadre», racconta.

Per l’adolescente che scopre una passione per il mezzofondo comincia una nuova era. In un ambiente ideale per crescere, circondata da un gruppo di ragazze della sua età e guidata da un allenatore incoraggiante e rassicurante, la piccola Aude migliora rapidamente. « Mi piaceva quello che facevamo in allenamento ». Passo dopo passo, si arrampica fino ai vertici dell’atletica francese. Dalla prima partecipazione ai campionati francesi, quando passa quasi inosservata, diventa una protagonista, se non addirittura una minaccia per le avversarie. Così, nel 2021, alla vigilia dei 23 anni, realizza il minimo per gli Europei under 23 e in gara conquista il bronzo. Quasi non riesce a crederci: « Era davvero il mio sogno più grande entrare nella squadra francese. La prima convocazione me l’ero cercata a lungo. Da diversi anni ci giravo intorno. Nel giro di una settimana ho avuto la sensazione di passare da un estremo all’altro. È stato pazzesco. »

Sulle orme di Jimmy Gressier, all’epoca campione dei 5000 e dei 10.000 metri e suo compagno da otto anni, la mezzofondista del Sud si sente catapultata « su un altro pianeta. Il suo pianeta », non il proprio. « Non avrei mai immaginato di poter fare una cosa del genere, indossare i colori della squadra francese e farlo anche nel modo più bello», ricorda sorridendo. Conquistata da quella prima medaglia di bronzo, freme già per il seguito. « Quando raggiungo un obiettivo, voglio sempre andare oltre. Così volevo entrare nella nazionale maggiore». Le ali sembrano già spuntarle sulla schiena, ma non sono ancora abbastanza grandi: il sogno successivo richiede più tempo. « Ci ho messo dal 2021 al 2024. E finalmente ce l’ho fatta». Un traguardo superiore alle sue aspettative, costruito con anni di allenamento e con il sostegno del compagno, campione della finale dei 3000 metri della Diamond League lo scorso 28 agosto, nonostante l’evidente differenza di livello: « Coincidenza o no, l’anno in cui l’ho conosciuto lui ha vinto per la prima volta gli Europei under 23 di corsa campestre. Conoscere l’alto livello attraverso di lui mi ha sicuramente ispirata e spinta. E anche se i nostri obiettivi di carriera sono completamente diversi, io porto avanti la mia carriera alla mia scala, considerando da dove sono partita, e va bene così. Anzi, continua a stimolarmi. »

© STADION-ACTU

Dieci anni di duro lavoro per conquistare il titolo nazionale tra le big

Solo oggi, quasi un mese dopo aver raggiunto il traguardo più ambito, l’atleta dell’Amiens UC si rende davvero conto di ciò che ha fatto: « Sul momento ero semplicemente sollevata. Mi ero messa addosso parecchia pressione, perché era la prima volta che potevo davvero giocarmi il titolo, non soltanto puntare da outsider a un posto sul podio. Sapevo che era possibile, ma la parte più difficile doveva ancora arrivare ». Il copione per vincere era complesso: sulla carta, la principale avversaria era Alessia Zarbo, una grande amica. « Conoscevo alcuni dei miei punti di forza e sapevo che forse avrei dovuto puntare su quelli. Avevo lavorato bene sui 1500 e sui 3000 metri, mentre lei è più orientata verso le distanze lunghe ». Una vittoria tutt’altro che semplice, soprattutto quando Aude Clavier ripensa al passaggio sul traguardo: « Non l’ho realizzata subito, perché con le ragazze ci conosciamo così bene. Non me ne sono resa conto. Ora però è incredibilmente appagante pensare che l’unico titolo che ho vinto sia anche il più bello. »

Per arrivare fin lassù, al culmine del suo percorso, la specialista della pista, che ogni tanto si cimenta anche su strada quando ne ha voglia, ha attraversato momenti difficili prima di trovare un equilibrio in questa particolare stagione « di transizione». « L’anno scorso ho avuto diversi problemi fisici, tra cui due fratture da stress. Con meno pressione, questa è stata la mia stagione migliore. Da tantissimo tempo non riuscivo a mettere insieme settimane di allenamento consecutive. Spingendo meno il mio corpo, le cose hanno funzionato meglio ». Non ha mai considerato i Mondiali di Tokyo un obiettivo assoluto: i suoi « grandi obiettivi stagionali erano i campionati francesi Élite e realizzare buoni tempi nei meeting ». Rallentando rispetto agli anni precedenti, che richiedevano più rischi e un ritmo di allenamento intenso, soprattutto la stagione passata, quando aveva dovuto spingere il corpo al limite per provare a qualificarsi ai Giochi olimpici, la campionessa francese ha trovato la chiave. Le sono serviti dieci anni per arrivarci: « Sono il lavoro e la resilienza a pagare davvero. Anche se una persona non è particolarmente dotata all’inizio, il lavoro farà la differenza. »

Il concetto di lavoro non è certo estraneo ad Aude Clavier, che non si risparmia mai, tutt’altro. Si allena ogni giorno, dalle 10 alle 12 sessioni a settimana. Il suo programma è fitto: il lunedì comincia con una corsa facile e la palestra, poi il martedì affronta una seduta di qualità e un’altra corsa. A metà settimana basta una corsa lunga, prima di ripartire il giovedì con una giornata simile a quella del lunedì, talvolta completata da alcuni allunghi. Venerdì si ricomincia, senza che la fatica sia ancora finita: il fine settimana non concede tregua, tra la corsa del sabato e la corsa lunga della domenica, con una parte a ritmo soglia o comunque a ritmo sostenuto. In queste condizioni viene da chiedersi che cosa intendesse per « equilibrio ». La sua spiegazione è chiara e diretta: « Studiavo nei pomeriggi liberi, la sera o la mattina prima dell’allenamento. Ma durante i raduni mi limitavo a mangiare, dormire e correre. Questa era la mia vita, solo che non potevo perdere il ritmo ». Conciliare la vita da atleta e gli studi non è semplice: « Sono fortunata ad avere una certa facilità, ma devo ammettere che è un sollievo aver finito il master, perché ho fatto il minimo indispensabile per superarlo. Quando a maggio ho dovuto preparare tutti gli esami, per due settimane dopo la sessione ero completamente cotta. In allenamento non riuscivo più nemmeno a mettere un piede davanti all’altro. »

© STADION-ACTU

Tra passione, amicizie e ricerca della prestazione

I primi piazzamenti d’onore hanno acceso nella giovane Aude l’amore per la corsa. « Quando sei brava, di solito ti piace quello che fai. Ho ottenuto presto risultati incoraggianti, migliori di quelli di una persona qualunque, e questo mi ha motivata a continuare.» Ma la sua vera motivazione è più profonda, radicata nella sua personalità: « Da sempre ciò che amo di più è superare me stessa. Adoro arrivare al limite della fatica e migliorarmi. L’atletica è davvero lo sport che permette di farlo ». È questa visione, questo legame fortissimo con la prestazione, a sostenerla nei momenti di dubbio o di calo motivazionale. « Voglio davvero riuscire. Quindi, anche se quella mattina non avevo molta voglia di andare a correre 16 chilometri alle 8:30, ci sono andata senza pensarci, perché voglio essere forte nella gara della settimana successiva. »

Da dove nasce questa volontà costante di superarsi? Si potrebbe pensare che venga dal padre, ex rugbista, o dalla madre, poco sportiva da giovane ma più attiva negli ultimi anni. « A 55 anni ha una condizione fisica piuttosto buona, quindi forse geneticamente è stata lei a trasmettermi i geni. Penso che avrebbe potuto cavarsela bene in questo campo ». Il desiderio di andare sempre oltre non è l’unico elemento che ha fatto di Aude un’atleta autentica, con uno stile di vita costruito attorno alla sua disciplina. « È una vita un po’ fuori dal comune, perché siamo sempre in viaggio… È certo che ci perdiamo tanti momenti della vita privata. Purtroppo non abbiamo lo stesso ritmo di tutti gli altri. Ma questo non mi impedisce di essere felicissima di ciò che faccio. Inoltre adoro viaggiare e scoprire posti nuovi. »

Questo investimento nell’atletica non nasce dal nulla, ma poggia su una base solida: gli amici. I rapporti costruiti cambiando club, attraverso le gare, le convocazioni in nazionale e i raduni organizzati dal suo sponsor tecnico adidas sono unici. A forza di stare con Anaïs Bourgoin e Bérénice Cleyet-Merle dalla mattina alla sera all’INSEP, il legame si è rafforzato naturalmente. Il gruppo è diventato compatto, unito. Ma cosa succede quando, per conquistare il titolo più importante, bisogna affrontare una delle proprie migliori amiche? L’individualità di questo sport emerge per i dodici giri e mezzo di pista, poi svanisce, spazzata via dall’affetto che le lega. « Facciamo uno sport leale. In camera d’appello siamo ancora amiche strettissime. Quando sono entrata in pista avevo solo voglia di abbracciare Alessia (Zarbo), perché emotivamente era difficile correre contro di lei. Durante la gara, però, dovevo mettere tutto questo da parte. Ci alleniamo duramente prima di tutto per noi, quindi ho dato tutto, anche se dall’altra parte c’era lei. Allo stesso tempo speravo soltanto che tagliasse il traguardo subito dopo di me. Volevo il meglio per lei, ma prima ancora volevo un risultato appena migliore per me ». Negli altri grandi campionati, il confronto con le compagne di allenamento o con le amiche è meno duro. Il successo di una non impedisce quello dell’altra, anzi, spinge entrambe ad allenarsi di più e a credere che sia possibile. « Sarah Madeleine ci trascina verso tempi che ci sembrano improbabili. »

© STADION-ACTU

Nuove ambizioni all’orizzonte

Il titolo chiude un capitolo e segna una svolta in una carriera ancora agli inizi. Due settimane dopo il trionfo, in Belgio, migliora finalmente il suo personale sui 5000 metri. Partita da 15’46”, si avvicina moltissimo alla simbolica barriera dei 15 minuti, correndo in 15’05”19 a Oordegem il 9 agosto. « È un salto enorme. Anche se sapevamo che negli anni precedenti valevo più di 15’46”, non ci ero ancora riuscita. Ora è fatta ». L’avventura internazionale di Aude è appena iniziata. Lei è già « proiettata verso altri obiettivi», europei ma anche di portata più ampia. All’inizio della stagione 2025 l’idea era guardare più lontano: non soltanto alla stagione successiva o a quella dopo ancora, ma a diversi appuntamenti fino ai Giochi olimpici di Los Angeles 2028. « Voglio migliorare e raggiungere il vero alto livello europeo il prossimo anno, perché gli Europei saranno l’obiettivo principale, una delle prime tappe prima di arrivare al livello mondiale nel 2027-2028 ». Nulla sarebbe possibile senza il prezioso sostegno del marchio delle tre strisce, del Crédit Mutuel e di un fondo d’investimento di Amiens, che le permettono di concentrare tutte le energie sulle proprie ambizioni.

Liberata dal peso degli studi, davanti a lei si aprono tre anni da dedicare completamente all’atletica. « Voglio scommettere su me stessa e impegnarmi davvero per tre anni. Con il mio compagno ci trasferiamo a Boulogne-sur-Mer, da dove lui proviene. Mi allenerò soprattutto lì e molto anche a Font-Romeu ». Non ha ancora scelto il futuro allenatore, ma Aude Clavier è fiduciosa: « Sicuramente avrò allenatori a distanza e potrò farmi aiutare dall’allenatore che seguiva Jimmy da bambino, anche se vogliamo separare un po’ i nostri progetti sportivi e quindi non avere gli stessi tecnici ». Addio all’INSEP e alle sedute in solitaria dietro al suo allenatore Adrien Taouji, in bicicletta. « In linea di principio potrò allenarmi con i ragazzi del club. Penso che sarà un vantaggio rispetto all’INSEP. »

Prima di lasciare la pista per qualche settimana di recupero, per Aude Clavier non è ancora arrivato il momento di tirare il fiato: le restano due meeting per abbassare i propri record personali. La prossima settimana correrà i 1500 metri al Meeting di Trier, in Germania, e chiuderà la stagione con un ultimo 3000, tutt’altro che banale, al Meeting Gold di Pechino il 7 settembre. Cosa augurarle? Oltre a tanti successi per il futuro, e in particolare un posto nella finale olimpica conquistato dalla porta principale, senza infortuni, l’augurio è che continui a superare nuovi traguardi, come ha saputo fare così bene quest’anno.


Il 2 agosto a Talence, l’atleta Aude Clavier ha conquistato il titolo di campionessa francese Élite dei 5000 metri. Una vittoria arrivata al momento giusto, mentre la 26enne dal sorriso contagioso si prepara a intraprendere una nuova avventura nel nord della Francia.


« All’INSEP si chiude un capitolo, mentre un altro ha già cominciato a scriversi », racconta con entusiasmo Aude Clavier, campionessa di Francia Élite dei 5000 metri. A pochi giorni dalla ripresa degli allenamenti e dall’annuncio ufficiale dei risultati del suo master, le restano soltanto due appuntamenti prima di una pausa più che meritata. Campionessa il 2 agosto a Talence, l’atleta di Aix-en-Provence ha diviso per tutto l’anno il suo tempo tra la stesura della tesi in diritto commerciale alla Sorbona e la carriera da atleta di alto livello. Ora la aspetta una nuova vita. Dopo cinque anni all’INSEP, dove aveva già lasciato il sole del Sud per il grigiore parigino, si trasferirà nel Nord per dedicarsi completamente ai suoi obiettivi: preparare gli Europei del 2026 a Birmingham e, soprattutto, i Giochi olimpici di Los Angeles 2028.

Da rivelazione tardiva a crescita fulminante

Aude Clavier non si mette subito in luce. Alle elementari partecipa alle gare di corsa campestre e arriva tra le prime, senza però dominare la disciplina. Alle medie, pur senza entrare nella sezione di atletica, torna a correre nel fango per completare la squadra. Anche in quell’occasione, la giovane intravede la possibilità di conquistare una medaglia. Eppure continua a tenersi a distanza dalla corsa, che sembra invece chiamarla. Poi arriva ciò che doveva arrivare: iscritta alla sezione sportiva di sci alpino del liceo di Barcelonnette, rimette le chiodate da 9 millimetri per l’ennesima corsa campestre UNSS. Questa volta è quella buona. Il primo anno ottiene un ottimo risultato, il secondo vince. E non si ferma qui: la studentessa conquista anche il titolo accademico nella categoria cadette 1. È la svolta. L’anno seguente si tessera per il club di Gap e prova a qualificarsi individualmente ai campionati francesi UNSS. « Nella mia scuola erano forti nello sci, ma non tanto nella corsa, quindi per me era impossibile qualificarmi a squadre», racconta.

Per l’adolescente che scopre una passione per il mezzofondo comincia una nuova era. In un ambiente ideale per crescere, circondata da un gruppo di ragazze della sua età e guidata da un allenatore incoraggiante e rassicurante, la piccola Aude migliora rapidamente. « Mi piaceva quello che facevamo in allenamento ». Passo dopo passo, si arrampica fino ai vertici dell’atletica francese. Dalla prima partecipazione ai campionati francesi, quando passa quasi inosservata, diventa una protagonista, se non addirittura una minaccia per le avversarie. Così, nel 2021, alla vigilia dei 23 anni, realizza il minimo per gli Europei under 23 e in gara conquista il bronzo. Quasi non riesce a crederci: « Era davvero il mio sogno più grande entrare nella squadra francese. La prima convocazione me l’ero cercata a lungo. Da diversi anni ci giravo intorno. Nel giro di una settimana ho avuto la sensazione di passare da un estremo all’altro. È stato pazzesco. »

Sulle orme di Jimmy Gressier, all’epoca campione dei 5000 e dei 10.000 metri e suo compagno da otto anni, la mezzofondista del Sud si sente catapultata « su un altro pianeta. Il suo pianeta », non il proprio. « Non avrei mai immaginato di poter fare una cosa del genere, indossare i colori della squadra francese e farlo anche nel modo più bello», ricorda sorridendo. Conquistata da quella prima medaglia di bronzo, freme già per il seguito. « Quando raggiungo un obiettivo, voglio sempre andare oltre. Così volevo entrare nella nazionale maggiore». Le ali sembrano già spuntarle sulla schiena, ma non sono ancora abbastanza grandi: il sogno successivo richiede più tempo. « Ci ho messo dal 2021 al 2024. E finalmente ce l’ho fatta». Un traguardo superiore alle sue aspettative, costruito con anni di allenamento e con il sostegno del compagno, campione della finale dei 3000 metri della Diamond League lo scorso 28 agosto, nonostante l’evidente differenza di livello: « Coincidenza o no, l’anno in cui l’ho conosciuto lui ha vinto per la prima volta gli Europei under 23 di corsa campestre. Conoscere l’alto livello attraverso di lui mi ha sicuramente ispirata e spinta. E anche se i nostri obiettivi di carriera sono completamente diversi, io porto avanti la mia carriera alla mia scala, considerando da dove sono partita, e va bene così. Anzi, continua a stimolarmi. »

© STADION-ACTU

Dieci anni di duro lavoro per conquistare il titolo nazionale tra le big

Solo oggi, quasi un mese dopo aver raggiunto il traguardo più ambito, l’atleta dell’Amiens UC si rende davvero conto di ciò che ha fatto: « Sul momento ero semplicemente sollevata. Mi ero messa addosso parecchia pressione, perché era la prima volta che potevo davvero giocarmi il titolo, non soltanto puntare da outsider a un posto sul podio. Sapevo che era possibile, ma la parte più difficile doveva ancora arrivare ». Il copione per vincere era complesso: sulla carta, la principale avversaria era Alessia Zarbo, una grande amica. « Conoscevo alcuni dei miei punti di forza e sapevo che forse avrei dovuto puntare su quelli. Avevo lavorato bene sui 1500 e sui 3000 metri, mentre lei è più orientata verso le distanze lunghe ». Una vittoria tutt’altro che semplice, soprattutto quando Aude Clavier ripensa al passaggio sul traguardo: « Non l’ho realizzata subito, perché con le ragazze ci conosciamo così bene. Non me ne sono resa conto. Ora però è incredibilmente appagante pensare che l’unico titolo che ho vinto sia anche il più bello. »

Per arrivare fin lassù, al culmine del suo percorso, la specialista della pista, che ogni tanto si cimenta anche su strada quando ne ha voglia, ha attraversato momenti difficili prima di trovare un equilibrio in questa particolare stagione « di transizione». « L’anno scorso ho avuto diversi problemi fisici, tra cui due fratture da stress. Con meno pressione, questa è stata la mia stagione migliore. Da tantissimo tempo non riuscivo a mettere insieme settimane di allenamento consecutive. Spingendo meno il mio corpo, le cose hanno funzionato meglio ». Non ha mai considerato i Mondiali di Tokyo un obiettivo assoluto: i suoi « grandi obiettivi stagionali erano i campionati francesi Élite e realizzare buoni tempi nei meeting ». Rallentando rispetto agli anni precedenti, che richiedevano più rischi e un ritmo di allenamento intenso, soprattutto la stagione passata, quando aveva dovuto spingere il corpo al limite per provare a qualificarsi ai Giochi olimpici, la campionessa francese ha trovato la chiave. Le sono serviti dieci anni per arrivarci: « Sono il lavoro e la resilienza a pagare davvero. Anche se una persona non è particolarmente dotata all’inizio, il lavoro farà la differenza. »

Il concetto di lavoro non è certo estraneo ad Aude Clavier, che non si risparmia mai, tutt’altro. Si allena ogni giorno, dalle 10 alle 12 sessioni a settimana. Il suo programma è fitto: il lunedì comincia con una corsa facile e la palestra, poi il martedì affronta una seduta di qualità e un’altra corsa. A metà settimana basta una corsa lunga, prima di ripartire il giovedì con una giornata simile a quella del lunedì, talvolta completata da alcuni allunghi. Venerdì si ricomincia, senza che la fatica sia ancora finita: il fine settimana non concede tregua, tra la corsa del sabato e la corsa lunga della domenica, con una parte a ritmo soglia o comunque a ritmo sostenuto. In queste condizioni viene da chiedersi che cosa intendesse per « equilibrio ». La sua spiegazione è chiara e diretta: « Studiavo nei pomeriggi liberi, la sera o la mattina prima dell’allenamento. Ma durante i raduni mi limitavo a mangiare, dormire e correre. Questa era la mia vita, solo che non potevo perdere il ritmo ». Conciliare la vita da atleta e gli studi non è semplice: « Sono fortunata ad avere una certa facilità, ma devo ammettere che è un sollievo aver finito il master, perché ho fatto il minimo indispensabile per superarlo. Quando a maggio ho dovuto preparare tutti gli esami, per due settimane dopo la sessione ero completamente cotta. In allenamento non riuscivo più nemmeno a mettere un piede davanti all’altro. »

© STADION-ACTU

Tra passione, amicizie e ricerca della prestazione

I primi piazzamenti d’onore hanno acceso nella giovane Aude l’amore per la corsa. « Quando sei brava, di solito ti piace quello che fai. Ho ottenuto presto risultati incoraggianti, migliori di quelli di una persona qualunque, e questo mi ha motivata a continuare.» Ma la sua vera motivazione è più profonda, radicata nella sua personalità: « Da sempre ciò che amo di più è superare me stessa. Adoro arrivare al limite della fatica e migliorarmi. L’atletica è davvero lo sport che permette di farlo ». È questa visione, questo legame fortissimo con la prestazione, a sostenerla nei momenti di dubbio o di calo motivazionale. « Voglio davvero riuscire. Quindi, anche se quella mattina non avevo molta voglia di andare a correre 16 chilometri alle 8:30, ci sono andata senza pensarci, perché voglio essere forte nella gara della settimana successiva. »

Da dove nasce questa volontà costante di superarsi? Si potrebbe pensare che venga dal padre, ex rugbista, o dalla madre, poco sportiva da giovane ma più attiva negli ultimi anni. « A 55 anni ha una condizione fisica piuttosto buona, quindi forse geneticamente è stata lei a trasmettermi i geni. Penso che avrebbe potuto cavarsela bene in questo campo ». Il desiderio di andare sempre oltre non è l’unico elemento che ha fatto di Aude un’atleta autentica, con uno stile di vita costruito attorno alla sua disciplina. « È una vita un po’ fuori dal comune, perché siamo sempre in viaggio… È certo che ci perdiamo tanti momenti della vita privata. Purtroppo non abbiamo lo stesso ritmo di tutti gli altri. Ma questo non mi impedisce di essere felicissima di ciò che faccio. Inoltre adoro viaggiare e scoprire posti nuovi. »

Questo investimento nell’atletica non nasce dal nulla, ma poggia su una base solida: gli amici. I rapporti costruiti cambiando club, attraverso le gare, le convocazioni in nazionale e i raduni organizzati dal suo sponsor tecnico adidas sono unici. A forza di stare con Anaïs Bourgoin e Bérénice Cleyet-Merle dalla mattina alla sera all’INSEP, il legame si è rafforzato naturalmente. Il gruppo è diventato compatto, unito. Ma cosa succede quando, per conquistare il titolo più importante, bisogna affrontare una delle proprie migliori amiche? L’individualità di questo sport emerge per i dodici giri e mezzo di pista, poi svanisce, spazzata via dall’affetto che le lega. « Facciamo uno sport leale. In camera d’appello siamo ancora amiche strettissime. Quando sono entrata in pista avevo solo voglia di abbracciare Alessia (Zarbo), perché emotivamente era difficile correre contro di lei. Durante la gara, però, dovevo mettere tutto questo da parte. Ci alleniamo duramente prima di tutto per noi, quindi ho dato tutto, anche se dall’altra parte c’era lei. Allo stesso tempo speravo soltanto che tagliasse il traguardo subito dopo di me. Volevo il meglio per lei, ma prima ancora volevo un risultato appena migliore per me ». Negli altri grandi campionati, il confronto con le compagne di allenamento o con le amiche è meno duro. Il successo di una non impedisce quello dell’altra, anzi, spinge entrambe ad allenarsi di più e a credere che sia possibile. « Sarah Madeleine ci trascina verso tempi che ci sembrano improbabili. »

© STADION-ACTU

Nuove ambizioni all’orizzonte

Il titolo chiude un capitolo e segna una svolta in una carriera ancora agli inizi. Due settimane dopo il trionfo, in Belgio, migliora finalmente il suo personale sui 5000 metri. Partita da 15’46”, si avvicina moltissimo alla simbolica barriera dei 15 minuti, correndo in 15’05”19 a Oordegem il 9 agosto. « È un salto enorme. Anche se sapevamo che negli anni precedenti valevo più di 15’46”, non ci ero ancora riuscita. Ora è fatta ». L’avventura internazionale di Aude è appena iniziata. Lei è già « proiettata verso altri obiettivi», europei ma anche di portata più ampia. All’inizio della stagione 2025 l’idea era guardare più lontano: non soltanto alla stagione successiva o a quella dopo ancora, ma a diversi appuntamenti fino ai Giochi olimpici di Los Angeles 2028. « Voglio migliorare e raggiungere il vero alto livello europeo il prossimo anno, perché gli Europei saranno l’obiettivo principale, una delle prime tappe prima di arrivare al livello mondiale nel 2027-2028 ». Nulla sarebbe possibile senza il prezioso sostegno del marchio delle tre strisce, del Crédit Mutuel e di un fondo d’investimento di Amiens, che le permettono di concentrare tutte le energie sulle proprie ambizioni.

Liberata dal peso degli studi, davanti a lei si aprono tre anni da dedicare completamente all’atletica. « Voglio scommettere su me stessa e impegnarmi davvero per tre anni. Con il mio compagno ci trasferiamo a Boulogne-sur-Mer, da dove lui proviene. Mi allenerò soprattutto lì e molto anche a Font-Romeu ». Non ha ancora scelto il futuro allenatore, ma Aude Clavier è fiduciosa: « Sicuramente avrò allenatori a distanza e potrò farmi aiutare dall’allenatore che seguiva Jimmy da bambino, anche se vogliamo separare un po’ i nostri progetti sportivi e quindi non avere gli stessi tecnici ». Addio all’INSEP e alle sedute in solitaria dietro al suo allenatore Adrien Taouji, in bicicletta. « In linea di principio potrò allenarmi con i ragazzi del club. Penso che sarà un vantaggio rispetto all’INSEP. »

Prima di lasciare la pista per qualche settimana di recupero, per Aude Clavier non è ancora arrivato il momento di tirare il fiato: le restano due meeting per abbassare i propri record personali. La prossima settimana correrà i 1500 metri al Meeting di Trier, in Germania, e chiuderà la stagione con un ultimo 3000, tutt’altro che banale, al Meeting Gold di Pechino il 7 settembre. Cosa augurarle? Oltre a tanti successi per il futuro, e in particolare un posto nella finale olimpica conquistato dalla porta principale, senza infortuni, l’augurio è che continui a superare nuovi traguardi, come ha saputo fare così bene quest’anno.